di Antea Raucci 29 Maggio 2013
McPasta barilla

Barilla e Mc Donald’s. “Questa non te l’aspettavi”. Lo slogan scelto per tappezzare i locali all’ombra della emme gialla più famosa al mondo, suona come un effetto sorpresa sperato.

A pochi giorni dal fatidico sì tra “diavolo e acquasanta”, come ha scritto il Corriere, fare pronostici è oltremodo azzardato. Però abbiamo deciso di farci coraggio, varcare la soglia del McDonald’s più vicino e partecipare alla pagina di storia che ha visto Belen Rodrigez nei panni di Brave Heart della forchetta.

Insomma McPasta by Barilla, l’insalata di pasta che dice il Guardian, per vocazione local potrebbe rappresentare il futuro del fast-food, l’abbiamo assaggiata.

McPasta by Barilla

ESTETICA.
L’occhio pretende la sua parte, soprattutto in un locale dove tutto è in pendant cromatico e le gigantografie di cibi in perfetta forma servono a distrarre dalla realtà ammaccata e decisamente meno succulenta. Dunque, parliamo del packaging: nero, spigoloso, in Pet 100% riciclabile. Più gastrochic di così, si muore.

McPasta by Barilla

ANALISI VISIVO-OLFATTIVA.
Solleviamo il coperchio trasparente e passiamo allo step intermedio visivo-olfattivo: una sferzata prepotente d’odore tipico di latta alimentare, dal contenuto non identificato, precede l’accertamento degli ingredienti.

Siamo certosini e chirurgici: penne rigate Barilla, numero 73, tonno decisamente in scatola, pomodorini, olive nere, capperi, origano e peperone. Un unico cubetto giallo, a occhio.

Non resta che affondare la forchetta. Consistenza gommosa, temperatura frigo, aderenza tra pennetta e pennetta, perfetta. Ma non lo prenderei come un complimento. E’ pur sempre un’insalata di pasta e niente più, dovremmo essere più clementi?

McPasta by Barilla

ANALISI GUSTATIVA.
Dopo l’umami, ai mcdonaldiani toccherà l’arduo compito di coniare un termine che sintetizzi un gusto a metà tra un condiriso purchessia e una scatoletta di tonno qualunquista. Il concetto di “preparata al momento” va un attimo rivisto.

La funzione dei pomodorini è sicuramente quella di aggiungere un tono di rosso al pallidume generalizzato. Quella dei capperi di far sentire meno sole le olive. Sui peperoni ci siamo già pronunciati. Ah, vero, non si è ancora parlato del sale. Perché non ne hanno messo.

Giudizio generale: spregiudicatamente triste.

Dunque, qual è il senso di questa operazione? Potevamo stupirvi con mirabolanti stroncature o al contrario, potevamo convincervi che davvero non può esserci niente di male in un’insalata di pasta da 60 grammi a 4,90 euro, ma qualunque senso abbia questa operazione, certo non risiede nel sapore.

Tuttavia qui siamo notoriamente suocere incallite. Non so se voi avete provato o pensate di farlo.

[Crediti | Link: Dissapore, Scatti di Gusto, Guardian, immagini: Antea Ranucci]