di Rossella Neri 21 Maggio 2014
Menu, pesce fresco

Se vi piace girare per ristoranti sapete già di cosa parlo: dei menu sòla all’ordine del giorno in una marea di locali velleitari.

Tempo fa un amico mi ha detto: “Per capire come sarà un ristorante devi controllare due cose: il menu e il bagno; e se il bagno fa schifo ma il menu è scritto a mano mangiaci lo stesso”. Ecco, io da quel momento mi affido a questa massima, che è più fededegna di TripAdvisor (non a caso finito nel mirino dell’Antitrust).

Con l’esperienza ho anche aggiornato il mio elenco dei rifiutati, ad esempio, se nel menu vedo scritte anche una sola di queste sciocchezze me la do a gambe levate.

Iniziamo:

1. PESCE “FRESCO”.

pesce fresco

Una dicitura simile sottende evidentemente che ci siano dei luoghi o dei piatti in cui viene servito pesce morto da più di tre giorni. In quel caso comunque ce ne accorgeremmo da soli, perché è notorio che, come l’ospite, il pesce dopo tre giorni puzza.

2. VERDURE FRESCHE DELL’ORTO.

verdure dell'orto
Anche qui intendiamoci: perché mai dovresti servirci foglie di insalata in avanzato grado di decomposizione? Forse più che l’indicazione sulla freschezza ci interesserebbe quella sulla provenienza: caro ristoratore che eserciti in centro, ma l’orto, precisamente, di chi è?

3. PESCE DEI NOSTRI MARI.

mare nostrum

Dicitura alquanto ironica specie quando la si ritrova nei menu di ristoranti in cui tra cucina, gestione e sala ci sono almeno cinque nazionalità differenti. Precisamente “nostri” di chi? E, a costo di sembrare una vetero collettivista, non eravamo d’accordo sul concetto di acqua bene comune?

4. LE VERDURE DEL CONTADINO.

contadino

Specificazione utile per un mondo parallelo in cui le verdure appartengono anche al pescatore e al pastore, ma fino a prova contraria, nel nostro prevedibile pianeta, le verdure, anche quelle geneticamente modificate, sono coltivate da un contadino. Ecco, ci piacerebbe di più sapere dove abita il contadino, e se è uno che si comporta bene.

5. CUCINA TRADIZIONALE RIVISITATA (più o meno “creativamente”).

cucina tradizionale

Per chi sa leggere tra le righe questa definizione significa: “Non ho la minima idea di come definire la mia cucina”, o anche: “Faccio i piatti di mia nonna, ma mi vengono meno bene che a lei”. E l’aggiunta dell’avverbio creativamente peggiora le cose.

6. CUCINATO “ALLA NOSTRA MANIERA”.

alla nostra maniera

L’alternativa chic alla dicitura “della casa”, “cucinato alla nostra maniera” non genera la benché minima ipotesi sulla tecnica di cottura usata. Diciamocelo chiaramente: la fiducia cieca è affare di cui può avvalersi il prete, o più raramente il medico, non il ristoratore.

7. “A FANTASIA DELLO CHEF”.

fantasia dello chef

Premesso che esistono in giro molti chef che pur non essendo blasonati dalla critica di settore si esercitano nella professione con un alto grado di fantasia, non è lecito discenderne il sillogismo che tutti gli chef hanno fantasia. Allora, caro ristoratore, confessa: la fantasia (scarsa) è la tua, che hai trovato un eufemismo per rifilarmi gli avanzi di ieri nel piatto del giorno.

8. LE PERIFRASI.

pasta al pomodoro

“Millefoglie di melanzana con salsa di pomodoro cremoso, emulsione di olio EVO e tranci di fiordilatte” è francamente troppo per una parmigiana di melanzane senza nessun particolare fregio di golosità certificate (uno straccio di d.o.p. o .i.g.p. non lo si nega quasi a nessuno).

Lo stesso dicasi per “Penne di grano duro trafilate al bronzo con salsa di pomodori rossi e basilico dell’orto”, molto meglio un semplice: “Oggi non ho voglia di cucinare, va bene una pasta al pomo?”

[foto crediti: paciulina, non specare, virginia fiume, pspaonline, sfiziosarte, mamma merendina, round the twist, pianetadonna]