di Giorgia Cannarella 23 Luglio 2013
guglie duomo milano

Eccolo il tormentone dell’estate. È arrivato tardi, come il caldo. E come il caldo sta esplodendo prepotentemente. A coniarlo non sono stati i Daft Punk di Get Lucky e neanche le ragazze in short, manifesto (secondo alcuni maleducato) di libertà.

Il tormentone dell’estate è il noleggio dei beni artistici italiani dietro compenso. Dopo Ponte Vecchio affittato dal sindaco di Firenze alla Ferrari e il Tempio di Segesta concesso in saldo all’appetito dei turisti americani, scoppia il caso del bar tra le guglie del duomo di Milano.

La Veneranda Fabbrica, pensando di fare cosa gradita al milione di turisti che ogni anno sale sino a lì, ma pure alle sue casse impegnate a finanziare i restauri della cattedrale, ha ricavato 9 metri quadri di tetto per un baretto, ha scelto il gestore (Chiosco Ambrosiano, che presenta “Le Terrazze del Duomo”, questo il nome del bar, come “una sorprendente location per eventi davvero speciali), progettato il punto ristoro e consegnato il plico alla Sovrintendenza.

Si tratta di un piccolo gazebo a settanta metri di altezza, sistemato su un piedistallo distante un metro e mezzo dalle falconature, che aiuti una delle istituzioni più antiche di Milano, quella che ha costruito la cattedrale, a conservarla meglio.

Peccato che la Sovrintendenza abbia rigettato la domanda, il chiringuito banalizza la storia e intacca il profilo delle architetture gotiche: “È inopportuno e incompatibile con la funzione del luogo”.

Il problema non è tanto il chiosco in sé, quanto le attrezzature necessarie a far funzionare un bar in cima a una cattedrale: frigoriferi, binari per trasportare le merci, bidoni per la spazzatura, e così via.

Per il sindaco Pisapia, impegnato a placare le paturnie degli stilisti indignati Dolce & Gabbana, una questione più seria del coprifuoco al gelato di mezzanotte, ordinato e ritirato in 48 ore.

Ipotesi A) Giusto concedere alla Veneranda Fabbrica un incasso stimato in mezzo milione di euro l’anno da impiegare nel restauro della cattedrale? Tanto più che in Duomo già si vendono cartoline e souvenir, si organizzano mostre, si adottano guglie, si è persino piazzato il marchio di uno sponsor sulla facciata?

Peraltro un bar c’era già negli anni 60 e 70 e comunque dopo il boom di visitatori per l’Expo 2015 verrebbe smontato.

Ipotesi B) O è giusto l’inflessibile rifiuto arrivato dall’ufficio dei Beni culturali, il Duomo è chiesa, tempio, meta di pellegrinaggi, massima espressione della cristianità, vade retro panini e cappuccini anche se con vista mozzafiato?

Se voi foste il Tar.

[Crediti | Link: Dissapore, Corriere Milano, Chiosco Ambrosiano]