di Olga Mascolo 21 Marzo 2014
Brian & barry, Milano

Come funghi. A Milano ormai apre un Eataly al giorno. L’ultimo è da Brian & Barry, in via Durini:  12 piani inaugurati ieri 20 marzo. La proprietà è dei fratelli Zaccardi del marchio Boggi. L’aspetto è similnewiorchese: 12 piani di design, moda, cosmetica chic. Sex&thecitizzazione di Milano in vista dell’Expo. E Eataly, naturalmente.

All’interno c’è Meataly, hamburgeria raffinata di Eataly, pizza Rossopomodoro e piadineria Maioli. Il tutto svolto per piani: nel piano interrato c’è il market di Eataly. Al piano terra c’è la caffetteria di Eataly, la gelateria Lait (la stessa di Eataly Smeraldo), la pasticceria di Luca Montersino. All’ultimo piano lo chef Matteo Torretta con il ristorante “Asola Cucina Sartoriale”, propone un light lunch a pranzo e una cena sensoriale gourmet.

Terzo e quarto piano Hamburgeria di Eataly e Meataly di Granda (carne ottima eh, ma sempre Eataly). Poi ci sono i prodotti Eataly e Vini Liberi. Insomma Eataly rientra in tutti i grandi progetti di lusso, sbaragliando la concorrenza. Aspetta: non c’è concorrenza.

meatburger, brian & barryMatteo Torretta - AsolaBryan e Barry, terzo piano

Ma c’è una considerazione. Dai 3 piani di Eataly Smeraldo, ai 12 piani di Brian & Berry, il modello de Les galeries Lafayette, Harrods, Wholefood sembra funzionare alla grande anche in Italia. Le piccole eccellenze italiane diventano pop, si vestono di un’etichetta cool ed entrano in un edificio di 12 piani. E questo sembra l’unico modo per non affondare.

Ma c’è un grosso rischio: e se perdessimo la bellezza delle piccole osterie, delle piccole realtà, delle piccole piccolezze italiche? Non si può fare in modo di riqualificare l’eccezionalità della provincia, invece di spingere enormi progetti per i quali molto spesso bisogna piacere a Farinetti?

Funzionerebbe questo?

[Immagini: Caterina Zanzi, The Brian&Barry, Corriere Milano]