Chinatown, Milano

Anche nel mangiare, gli abitanti di Milano hanno un rapporto ambivalente con la zona Chinatown della loro città. C’è chi ne è perdutamente innamorato, come me, e ci vive e chi se ne allontana o continua ad abitarci lamentoso, rimpiangendo i bei tempi che furono, quando ancora i cinesi erano pochi, si limitavano ad occuparsi di seta e cravatte e il quartiere si chiamava Borgo degli ortolani.

La maggior parte degli esercizi commerciali del quartiere Sarpi è gestita da cinesi, questo è innegabile, eppure ci sono alcuni luoghi che rincuorano, rassicurano e fanno la felicità dei malati di food in cerca di buoni indirizzi.

Cose buone davvero da comprare.

Mercato della terra a Milano

Walter Sirtori, Macellaio in Milano – Via Paolo Sarpi 27
Il macellaio del cuore. Da lui si trovano carni di ogni genere, le compra da piccoli produttori selezionati che allevano con metodo tradizionale e da aziende agricole che hanno scelto il metodo di coltivazione biodinamica o biologico. Potete portarvi a casa anche ottimo pane e burro chiarificato.

Frutta e verdura d’Ambrosio, via Messina 1 ang. Paolo Sarpi
Una bottega storica che ha ridato un senso al mio consumo di frutta e verdura: qualità assoluta. Ogni mattina alle 5 potete trovare Lino e Patrizia ai Mercati Generali di Milano, tornano con i prodotti migliori da almeno 40 anni.

Baita del Formaggio, via Paolo Sarpi 31
Una varietà che vi farà andare fuori di testa: Cusié, Castelmagno, Bagoss, caprini a pasta cruda, Bitto, Robiola di Roccaverano, i vari Zola, il Rochford. Andate via, se ci riuscite, senza aver comprato qualche fetta di prosciutto dei Nebrodi, Patanegra o di salame mantovano al profumo di aglio.

Hodeidah, via Piero della Francesca 8
Appena dentro si viene travolti dal profumo intenso di caffè, buono da rimetterti al mondo.
Dopo aver degustato fermatevi e scegliete quale portarvi a casa. Miscelano una grande varietà di caffè crudi qualità arabica e robusta, provenienti da tutto il mondo, e tostano con la macchina a carbone.

Il Mercato della Terra alla Fabbrica del Vapore, Via Giulio Procaccini 4
Ogni primo e terzo sabato del mese, dalle ore 9 alle 14, qui si trova tutto il meglio dalle aree agricole limitrofe, in un raggio di 40 km da Milano. Pane con lievito-madre, salumi di cascina, conserve, birre e gelati artigianali, frutta e ortaggi di stagione, presìdi Slow Food ed eccellenze dalla Lombardia.

Kathay Uno, via Rosmini 10
Ci sono entrata una volta alla ricerca di lemon grass e mi sono persa nei lunghi corridoi di questo bel supermercato, dove si trova tutto quello che serve per cimentarsi nelle cucine etniche, cinese, thai e giapponese in particolare. Freschi e surgelati, bevande tradizionali, sakè, snack, oli, salse condimenti, utensili specifici, ma anche belle ciotole, piatti, teiere in ghisa o porcellana.

Blanche Bistrot, via Paolo Sarpi 64
Un piccolo bianco bistrot, ben arredato, filo francese che mi distrae dagli occhi a mandorla cui mi sono perfettamente abituata. È pericolosamente vicino casa, così per un paio di mattine ho fatto la prova del croissant. Perfettamente superata. Il brunch della domenica è bello, lento, denso di chiacchiere e gentilezza.

Cantine Isola, Via Paolo Sarpi 30
L’abbraccio dei ritorni a casa stanchi dal lavoro. Informale, quotidiana, calda. È la bottiglieria storica per eccellenza. In fondo alla sala i frequentatori oltre i settanta, fuori, intorno e in veranda il mondo. Scaffali carichi di etichette italiane e non solo, che i proprietari sono pronti a stappare anche solo per un bicchiere. Una bella selezione di bollicine e champagne.

La Chiesetta, via Paolo Lomazzo 12
Non è tanto la qualità la caratteristica di questo posto, quanto l’atmosfera. Una birra da bere seduti tranquilli nei tavoli poco fuori la facciata di questa chiesa del ‘700 sconsacrata, è capace di farti dimenticare dove ti trovi. Se siete over 35 da evitare la serata universitaria del mercoledì.

Dove mangiare

Aromando Bistrot

Ostarìe Vecjo Friul, via Rosmini 5
A Milano è un’istituzione. Il nome è l’eredità di una vecchia gestione, ma da Giuliano il vecjo, si mangia milanese vero. Ci vado più di tutto per formaggi, salumi e vino selezionati ad arte e per le chiacchiere che raccontano la vecchia Milano gastronomica. Poi c’è la musica, importante quasi quanto le parole. Quando non ci sono concerti jazz, in sottofondo ci sono sempre BB King, Wilson Pickett, Van Morrison, David Bowie o blues che non riconosco, ma che mi fa stare bene.

Al vecchio porco, via Messina 8
Un posto storico che non perde mai un colpo, fatto come devono essere le trattorie serie. Matrice sarda contaminata da un poco di Lombardia e passione per il maiale, dal galletto alla piastra con ottime chips croccanti, alla tartare di carne, fino alla vasta scelta di piatti di pesce, tutti i piatti mantengono la promessa di un’ottima qualità.

A’ Riccione bistrot, via Procaccini 28
Ha da poco cambiato veste e aggiunto la parolina “bistrot” per dare un’impronta moderna ad un ristorante che era rimasto inalterato dagli anni ’60. In parte il mio spirito vintage me la faceva preferire com’era prima, senza pretese. Quello che non è cambiato è il buonissimo pesce che si mangia: ostriche in primis, crudi e crostacei, alaskan king crab grigliato, granseola, cicala di mare al vapore e tanto pesce fresco quanto ne desiderate.

Aromando Bistrot, Via Pietro Moscati 13
Sarà perché Cristina Aromando, chef del locale, ha origini toscane e sa il fatto suo o perché la scelta della materia prima è davvero eccelsa, soprattutto nelle carni o perché il sommelier Savio Bina, tira fuori dal cilindro sempre begli assaggi, Aromando Bistrot continua a essere uno di quei posti in cui torno e ritorno. Un menù leggero e veloce a pranzo, piatti ricercati e riusciti di sera. Da assaggiare l’anatra arrosto con finferli, pollo e porcini, o il baccalà cotto a bassa temperatura con dadolata di melanzane. Pane, da farine biologiche, a lievitazione naturale cotto a legna, carne biologica da allevamenti allo stato brado, formaggi a latte crudo.

Corey’s Soul Chicken, via Paolo Sarpi 53
Provate ad assaggiate il pollo fritto di Corey. Diventerà il pensiero fisso della notte, quando in preda alla fame chimica vi ricorderete solo la panatura croccante del suo fritto. Corey, modello, cantante soul, amante dell’opera, fitness trainer e esperto di pollo tutto in un’unica persona, rubata la ricetta della nonna, ovviamente del Kentucky, ha aperto questo angolo dei golosi. Accompagnate il pollo con la coleslaw, tipica insalata di cavolo cappuccio diffusa negli Stati Uniti.

Jubin, via Paolo Sarpi angolo via Bramante.
Storico ristorante multiforme (cinese, thailandese, giapponese), superata l’ansia iniziale del lungo menù, è sempre una certezza anche per i meno avvezzi alla sperimentazione. Buoni ingredienti e atmosfera rilassata. Buoni la zuppa di wanton, i noodles, il manzo con porri cinesi, l’anatra arrosto, il pollo fritto e i ravioli alla pistra.

Hua Cheng, via Giordano Bruno 13
Potreste aprire la porta d’ingresso e decidere che è troppo anche per voi, che non vi fate ingannare dalle apparenze. Respirate, sedetevi, non curatevi dei gomiti dei vostri vicini di panca, ordinate tagliatelle o udon in brodo, toufu gan e ci tornerete più volte.

Wang Jiao, via Paolo Lomazzo 16
Piace a cinesi e italiani allo stesso modo, è sempre affollato, per cui vale la pena prenotare. Imperdibile, nelle sere in cui la temperatura comincia a scendere, la scodella di fuoco con carne o pesce e germogli di soia, porri, peperoncini. Buoni i grandi classici: spaghetti di soia, manzo cipollotti e zenzero, maiale in agrodolce, tofu stufato, ravioli al vapore o alla piastra.

pizza di Ciripizza

Sulla pizza non ho ancora trovato il luogo del cuore, impresa ardua a Milano. I miei vicini di casa amano la Pizzeria da Giuliano, via Paolo Sarpi 60, Fofò Mattozzi sempre in via Sarpi al 53 e Ciripizza in via Canonica 81.

Dopo un anno di Chinatown milanese vi ho detto tutto quello che so. Vi basterà per decidere di passarci una giornata di buon cibo.

[Crediti | Immagine di copertina: Travelthon, altre immagini: Survive Milano]

commenti (18)

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  1. Avatar Cate ha detto:

    Mi è piaciuto un sacco questo post, ne voglio uno per ogni quartiere! ;-*

    1. Avatar claudio ha detto:

      Anch’io fatene uno da bande nere a de angeli.
      Non voglio pero’ sentire Spontini, Buonarrotti, Gelateria Marghera li sanno anche i sassi.
      Diamoci dei consigli sui negozi.
      Io cito Miracolo a Milano per la mozzarella e il pane al sabato(via Stendhal che non e’ troppo lontano) e il formaggiaio del mercato di pzza wagner.
      Ho bisogno di aiuto per la carne.
      Grazie

  2. Avatar Gillo ha detto:

    Io non lo snobberei, a me piacciono i “quartieri POPOLARI” pieni di vita.
    Lo hai saputo raccontare con il “cuore” di chi vive bene nel suo quartiere.
    Mi piacciono anche quando sono un po’ degradati(ma è un fascino particolare).
    Dopo certi restauri non sento più le stesse emozioni.
    PS
    La pizza è decente: è una napoletana: ma ne ho visto di peggiori.
    Di chi è?
    Cristina, stai benissimo a Chinatown !

  3. Lavorando a 100 metri da China Town da 40anni,ho vissuto la metamorfosi. Dichiaro che e’ ancora un buon quartiere,come la Milano degli anni 50 solo che il 70% degli abitanti sono acquisiti” alcuni della terza generazione hanno dimestichezza con il “dialetto”.Avrei desiderato che alcune botteghe storiche continuassero la loro attivita’ dando una caratterizzazione multietnica ma le leggi del commercio hanno favorito i nuovi capitali generalmente italo.cinesi. Senza fare analisi approfondite e’ piacevole girare a zonzo per le vie laterali di P.Sarpi dove c’e’ l’anima commerciale dagli occhi a Mandorla.Si puo far riparare un telefonino a poco prezzo e chiedere alla Pizzeria Giuliano di portarti con il trancio di pizza le croste di formaggio rimaste sulle teglie,cosi’ si e’ trattati come un cliente di rispetto. Sono uniche nel genere.

  4. Avatar Alcool duro ha detto:

    C’è ancora “la veneta”?

    Ci andavo una decina d’anni fa, locale un poco fanè ma valido.

    1. Avatar Gillo ha detto:

      “un poco fanè ma valido”
      E’ la prima volta che leggo la parola FANÉ ed è una scoperta linguistica interessante: nel mio primo commento avevo accennato(se ho compreso bene) al fascino fanè di una via, magari del Centro Storico o di un quartiere popolare.

      In questo pezzo viene ripreso(fanè) e viene collegato alle MODE GASTRONOMICHE che coinvolgono
      1 sia l’aspetto gastronomico(in questo caso l’hamburger) e
      2 sia il locale “alla moda” in cui si “consuma” l”esperienza sensoriale”:

      “Fino a qualche anno fa non l’avrebbe mai ordinato, ma ora che gli hamburger sono sulla cresta dell’onda, non può fare a meno di chiederli in tutti in bar. Hipster irredimibile, non capirà mai il FASCINO un po’FANÉ di certi bar di periferia e continuerà imperterrito a ordinare l’hamburger di fassone con cipolla di Tropea”(dal web)

      SNOBBARE
      è la parola(una delle parole) d’interpretazione dell’articolo e, non a caso, è contenuta nel titolo.
      Chi segue le Mode(a cui accennavo) “tende” a snobbare i quartieri alla Sarpi ed i locali delle sue vie.
      Il senso “PROFONDO” dell’articolo di CRISTINA SCATENI è che anche un quartiere polare come Sarpi, abitato da tantissimi stranieri, può contenere qualcosa di bello, di buono.Una buona qualità della vita.
      Altri dissaporiani che vivono o conoscono da anni Sarp confermano:
      “e’ piacevole girare a zonzo per le vie laterali di P.Sarpi dove c’e’ l’anima commerciale dagli occhi a Mandorla.Si può far riparare un telefonino a poco prezzo e chiedere alla Pizzeria Giuliano di portarti con il trancio di pizza le croste di formaggio rimaste sulle teglie,cosi’ si e’ trattati come un cliente di rispetto.Sono uniche nel genere”

      MILANO: Capitale della Moda e delle Mode Gastronomiche che hanno cambiato profondamentevil volto della città meneghina.
      MILANO:…quartiere…Sarpi…

    2. Avatar Cate ha detto:

      Io mi ricordo benissimo di un racconto di viaggio fatto da Sara Porro, in cui descriveva come fanè un locale di Bruxelles, mi pare La mort subit 😉

  5. Avatar Andrea ha detto:

    Ciao,
    Essendomi insediato nel quartiere da 2 anni e poco più voglo rilanciare con delle referenze complementari a quelle di Cristina ( e magari utili a Lei stessa – perlomeno per ciò che riguarda la pizza) :

    1 – PIZZERIA DA MIMMO via albertini 2 ( fofò mattozzi 20 metri avanti)
    “Pizza di spessore” tipo Giuliano ambiente più rustico ma a parer mio pizza piu digeribile…oltre al fatto che se vi piacciono i viaggi …la pizza passerà in secondo piano se vi perderete nelle foto dei viaggi effettuati da Mimmo…

    2- Sciuscià antichi sapori partenopei – via procaccini, 73
    Pizza napoletana strpitosa – il resto dei piatti eccellenti…..ma la pizzaaa!

    3- alì Babà – via canonica 23
    Pizza da asporto SUPER ( se per tutti la domenica è il giorno del signore, per me è quello della pizza) dopo aver girato tutte le pizzerie della zona convengo che da asporto questa pizzeria è quella giusta. Se si ritira in loco la bibita è omaggio !

    4 – TRATTORIA HONG NI -Via Rosmini 1/b
    Altro che PECHINO EXPRESS….sembra il posto dove non vorresti mai trovarti ….. ed invece buonissimo, ne sono venuto a conoscenza tramite un ristoratore cinese al quale ho posto la domanda ” ma tu quando vuoi sentirti a casa….dove vai a mangiare ? ”

    5 – TRATTORIA LONG CHANG Via Sarpi ang. Via aleardi
    Ottima cucina italo cinese ( intendo i soliti spaghetti di soia, maiale funghi e bambù etc etc) ho cercato di avvicinarmi alla vera cucina cinese….ma forse è ancora troppo presto, mi ci vuole ancora un pò di rodaggio !

    6 – X single o per sfaticati – via sarpi in prossimità del nº36
    ROSTICCERIA “OTELLO” anche in questo caso l’Otello è diventato Cinese 😀
    Ottimo per take away.

    7 – INTERNATIONAL STORE via sarpi fronte nº41
    Per far fronte alle voglie improvvise di ravioli di carne alla griglia questo è il posto giusto….li surgeli e vivi sereno con il ravillo pronto nel Freezer…….in questo posto ho visto funghi sconosciuti ai libri di micologia.

    Per il momento questo è tutto.
    A.

  6. Avatar Nikinsky ha detto:

    Spot pubblicitario in piena regola, stile ZonaTortona, ZonaBrera, ZonaLambrate .. ecco ora abbiamo anche ZonaSarpi.

    1. Lo spot pubblicitario è stato pagato dal famoso presidente di Zona Sarpi. Le voci dicono che possa trattarsi di:
      – un cameraman cinese. il signor Mozumo.
      – un sarto, il signor Suminsura.
      – un cuoco cinese, tale signor Sughishapi.
      – il ministro dei trasporti cinese di Zona Sarpi, il signor Furgoncin.

      Carissimo/a Nikinsky, può svelarci di chi si tratta? Chi ha pagato questo lungo post pubblicitario?

    2. Avatar Nikinsky ha detto:

      Lei è molto divertente signora, ma io credo che abbia colto l’ironia, per quanto lieve, insita nel mio commento, anche se finge che così non sia. Tanto da ostentare un contegno tra la stizza di chi si sente e la condiscendenza di chi è costretto a dialogare con una mente inferiore.
      La mia espressione non va intesa alla lettera, e non sempre chi magnifica un prodotto (o una zona geografica come in questo caso) è prezzolato da qualcuno.
      Io sono del tutto convinto che il suo peana su Zona Sarpi sia totalmente libero e gratuito. La mia ironia verte sul proliferare incontrollato su blog e siti web (ma anche pubblicazioni cartacee) di classifiche, elenchi, guide, segnalazioni che danno un’immagine un po’ oleografica e idealizzata dell’oggetto.
      Nello specifico gran parte delle segnalazioni riguardano esercizi, negozi e locali del tutto “average”, senza particolari picchi di eccellenza e originalità.
      Ho cognizione di causa perché lavoro in zona da anni e ho setacciato più volte il quartiere.
      Da ZonaTortona in poi tutti cercano di brandizzare quartieri, zone, distretti, isolati, vie persino.
      Tutto legittimo, ma vedo oramai una prevalenza del format sulla sostanza, come in certe guide turistiche in cui tutto viene rubricato alla categoria “imperdibile”.
      Vivo a Lambrate, dove sotto il punto di vista gastronomico non c’è sostanzialmente nulla, e in un blog di un paio di anni fa il quartiere ne usciva più ricco di locali da urlo del Village di New York.
      Detto questo , si tratta ovviamente di una mia opinione personale, magari minoritaria o persino isolata. Non se la prenda troppo.

    3. Avatar Nikinsky ha detto:

      … di chi si sente offeso …

  7. Avatar razmataz ha detto:

    cristina, sono d’accordo con cate. anche a me piacerebbe un post così quartiere per quartiere 🙂

    io posso confermare la bontà del blanche, dove abbiamo fatto un ottimo ed economico brunche e dove certamente torneremo anche per un pranzo o cena in altro momento.

  8. Avatar gumbo chicken ha detto:

    La prossima volta che mi capita di passare a Milano, il pollo fritto del Soul Chicken su ricetta della nonna di Corey è imperdibile! 😀