di Cristina Scateni 17 Ottobre 2014
Chinatown, Milano

Anche nel mangiare, gli abitanti di Milano hanno un rapporto ambivalente con la zona Chinatown della loro città. C’è chi ne è perdutamente innamorato, come me, e ci vive e chi se ne allontana o continua ad abitarci lamentoso, rimpiangendo i bei tempi che furono, quando ancora i cinesi erano pochi, si limitavano ad occuparsi di seta e cravatte e il quartiere si chiamava Borgo degli ortolani.

La maggior parte degli esercizi commerciali del quartiere Sarpi è gestita da cinesi, questo è innegabile, eppure ci sono alcuni luoghi che rincuorano, rassicurano e fanno la felicità dei malati di food in cerca di buoni indirizzi.

Cose buone davvero da comprare.

Mercato della terra a Milano

Walter Sirtori, Macellaio in Milano – Via Paolo Sarpi 27
Il macellaio del cuore. Da lui si trovano carni di ogni genere, le compra da piccoli produttori selezionati che allevano con metodo tradizionale e da aziende agricole che hanno scelto il metodo di coltivazione biodinamica o biologico. Potete portarvi a casa anche ottimo pane e burro chiarificato.

Frutta e verdura d’Ambrosio, via Messina 1 ang. Paolo Sarpi
Una bottega storica che ha ridato un senso al mio consumo di frutta e verdura: qualità assoluta. Ogni mattina alle 5 potete trovare Lino e Patrizia ai Mercati Generali di Milano, tornano con i prodotti migliori da almeno 40 anni.

Baita del Formaggio, via Paolo Sarpi 31
Una varietà che vi farà andare fuori di testa: Cusié, Castelmagno, Bagoss, caprini a pasta cruda, Bitto, Robiola di Roccaverano, i vari Zola, il Rochford. Andate via, se ci riuscite, senza aver comprato qualche fetta di prosciutto dei Nebrodi, Patanegra o di salame mantovano al profumo di aglio.

Hodeidah, via Piero della Francesca 8
Appena dentro si viene travolti dal profumo intenso di caffè, buono da rimetterti al mondo.
Dopo aver degustato fermatevi e scegliete quale portarvi a casa. Miscelano una grande varietà di caffè crudi qualità arabica e robusta, provenienti da tutto il mondo, e tostano con la macchina a carbone.

Il Mercato della Terra alla Fabbrica del Vapore, Via Giulio Procaccini 4
Ogni primo e terzo sabato del mese, dalle ore 9 alle 14, qui si trova tutto il meglio dalle aree agricole limitrofe, in un raggio di 40 km da Milano. Pane con lievito-madre, salumi di cascina, conserve, birre e gelati artigianali, frutta e ortaggi di stagione, presìdi Slow Food ed eccellenze dalla Lombardia.

Kathay Uno, via Rosmini 10
Ci sono entrata una volta alla ricerca di lemon grass e mi sono persa nei lunghi corridoi di questo bel supermercato, dove si trova tutto quello che serve per cimentarsi nelle cucine etniche, cinese, thai e giapponese in particolare. Freschi e surgelati, bevande tradizionali, sakè, snack, oli, salse condimenti, utensili specifici, ma anche belle ciotole, piatti, teiere in ghisa o porcellana.

Blanche Bistrot, via Paolo Sarpi 64
Un piccolo bianco bistrot, ben arredato, filo francese che mi distrae dagli occhi a mandorla cui mi sono perfettamente abituata. È pericolosamente vicino casa, così per un paio di mattine ho fatto la prova del croissant. Perfettamente superata. Il brunch della domenica è bello, lento, denso di chiacchiere e gentilezza.

Cantine Isola, Via Paolo Sarpi 30
L’abbraccio dei ritorni a casa stanchi dal lavoro. Informale, quotidiana, calda. È la bottiglieria storica per eccellenza. In fondo alla sala i frequentatori oltre i settanta, fuori, intorno e in veranda il mondo. Scaffali carichi di etichette italiane e non solo, che i proprietari sono pronti a stappare anche solo per un bicchiere. Una bella selezione di bollicine e champagne.

La Chiesetta, via Paolo Lomazzo 12
Non è tanto la qualità la caratteristica di questo posto, quanto l’atmosfera. Una birra da bere seduti tranquilli nei tavoli poco fuori la facciata di questa chiesa del ‘700 sconsacrata, è capace di farti dimenticare dove ti trovi. Se siete over 35 da evitare la serata universitaria del mercoledì.

Dove mangiare

Aromando Bistrot

Ostarìe Vecjo Friul, via Rosmini 5
A Milano è un’istituzione. Il nome è l’eredità di una vecchia gestione, ma da Giuliano il vecjo, si mangia milanese vero. Ci vado più di tutto per formaggi, salumi e vino selezionati ad arte e per le chiacchiere che raccontano la vecchia Milano gastronomica. Poi c’è la musica, importante quasi quanto le parole. Quando non ci sono concerti jazz, in sottofondo ci sono sempre BB King, Wilson Pickett, Van Morrison, David Bowie o blues che non riconosco, ma che mi fa stare bene.

Al vecchio porco, via Messina 8
Un posto storico che non perde mai un colpo, fatto come devono essere le trattorie serie. Matrice sarda contaminata da un poco di Lombardia e passione per il maiale, dal galletto alla piastra con ottime chips croccanti, alla tartare di carne, fino alla vasta scelta di piatti di pesce, tutti i piatti mantengono la promessa di un’ottima qualità.

A’ Riccione bistrot, via Procaccini 28
Ha da poco cambiato veste e aggiunto la parolina “bistrot” per dare un’impronta moderna ad un ristorante che era rimasto inalterato dagli anni ’60. In parte il mio spirito vintage me la faceva preferire com’era prima, senza pretese. Quello che non è cambiato è il buonissimo pesce che si mangia: ostriche in primis, crudi e crostacei, alaskan king crab grigliato, granseola, cicala di mare al vapore e tanto pesce fresco quanto ne desiderate.

Aromando Bistrot, Via Pietro Moscati 13
Sarà perché Cristina Aromando, chef del locale, ha origini toscane e sa il fatto suo o perché la scelta della materia prima è davvero eccelsa, soprattutto nelle carni o perché il sommelier Savio Bina, tira fuori dal cilindro sempre begli assaggi, Aromando Bistrot continua a essere uno di quei posti in cui torno e ritorno. Un menù leggero e veloce a pranzo, piatti ricercati e riusciti di sera. Da assaggiare l’anatra arrosto con finferli, pollo e porcini, o il baccalà cotto a bassa temperatura con dadolata di melanzane. Pane, da farine biologiche, a lievitazione naturale cotto a legna, carne biologica da allevamenti allo stato brado, formaggi a latte crudo.

Corey’s Soul Chicken, via Paolo Sarpi 53
Provate ad assaggiate il pollo fritto di Corey. Diventerà il pensiero fisso della notte, quando in preda alla fame chimica vi ricorderete solo la panatura croccante del suo fritto. Corey, modello, cantante soul, amante dell’opera, fitness trainer e esperto di pollo tutto in un’unica persona, rubata la ricetta della nonna, ovviamente del Kentucky, ha aperto questo angolo dei golosi. Accompagnate il pollo con la coleslaw, tipica insalata di cavolo cappuccio diffusa negli Stati Uniti.

Jubin, via Paolo Sarpi angolo via Bramante.
Storico ristorante multiforme (cinese, thailandese, giapponese), superata l’ansia iniziale del lungo menù, è sempre una certezza anche per i meno avvezzi alla sperimentazione. Buoni ingredienti e atmosfera rilassata. Buoni la zuppa di wanton, i noodles, il manzo con porri cinesi, l’anatra arrosto, il pollo fritto e i ravioli alla pistra.

Hua Cheng, via Giordano Bruno 13
Potreste aprire la porta d’ingresso e decidere che è troppo anche per voi, che non vi fate ingannare dalle apparenze. Respirate, sedetevi, non curatevi dei gomiti dei vostri vicini di panca, ordinate tagliatelle o udon in brodo, toufu gan e ci tornerete più volte.

Wang Jiao, via Paolo Lomazzo 16
Piace a cinesi e italiani allo stesso modo, è sempre affollato, per cui vale la pena prenotare. Imperdibile, nelle sere in cui la temperatura comincia a scendere, la scodella di fuoco con carne o pesce e germogli di soia, porri, peperoncini. Buoni i grandi classici: spaghetti di soia, manzo cipollotti e zenzero, maiale in agrodolce, tofu stufato, ravioli al vapore o alla piastra.

pizza di Ciripizza

Sulla pizza non ho ancora trovato il luogo del cuore, impresa ardua a Milano. I miei vicini di casa amano la Pizzeria da Giuliano, via Paolo Sarpi 60, Fofò Mattozzi sempre in via Sarpi al 53 e Ciripizza in via Canonica 81.

Dopo un anno di Chinatown milanese vi ho detto tutto quello che so. Vi basterà per decidere di passarci una giornata di buon cibo.

[Crediti | Immagine di copertina: Travelthon, altre immagini: Survive Milano]