di Camilla Micheletti 7 Giugno 2014
Tifosi guardano la partita

I brasiliani sono i brasiliani. Nei ristoranti attrezzati trovano anche 400 etichette di cachaca ordinatamente divise per regione, e nelle loro case manca di rado una bottiglia. La cachaca, l’acquavite brasiliana ottenuta distillando il succo di canna da zucchero, è la base della caipirinha, il più noto cocktail carioca (cachaca, zucchero e ghiaccio).

Chi freme in attesa del fischio d’inizio prenda nota, manca meno di una settimana ai mondiali di calcio, l’idea di una caipirinha tra un tempo e l’altro per stemperare la tensione della partita, complice l’arrivo del gran caldo, è tutt’altro che disprezzabile.

Okay è apprezzabile, ma la caipirinha non esaurisce il discorso sul cibo da mondiali, sullo snack-food che ingurgitiamo davanti alla tv durante i grandi appuntamenti sportivi. E che, com’è normale, con il passare degli anni cambia.

Per capire come, mi sono ricordata del cibo mangiato davanti alla tv durante tre edizioni dei mondiali, una per decennio: Spagna 82, Italia 90 e Germania 2006. E per portarmi avanti col lavoro ho pensato anche a Brasile 2014. 

Premessa: nel 1982 non ero ancora nei pensieri dei miei genitori, all’epoca speranzosi ventenni, mente nel 90 avevo pochi mesi. Ma il contributo degli editor di Dissapore è stato di grande aiuto.

Italia a Spagna 82

SPAGNA 82

In quei giorni ero in montagna e le partite si guardavano mangiando panini con la salsiccia, patatine fritte e bevendo Coca Cola (avevo tipo 15 anni). La sera della vittoria girai il paese sul tetto di una Land Rover bevendo vin brulé (sai com’è, a Bormio) magicamente spuntato dentro grandi pentoloni in ogni angolo del paese. Francesca Romana Mezzadri

Sotto casa aveva aperto una gelateria formidabile. O almeno, così credevo allora, l’epopea del gelato artigianale doveva ancora iniziare. Partita dopo partita presi l’abitudine di comprare 3 vaschette di gelato –gusti cremosi, gusti alla frutta, gusti che piacevano a me– da condividere con gli amici. Sono scaramantico, e siccome i mondiali di quell’anno durarono sino alla (vittoria) finale, il menu per le partite dell’Italia e degli avversari principali non cambiò più. Massimo Bernardi

Nel 1982 avevo sei anni, uno dei ricordi più belli è legato proprio alla notte del trionfo. A casa di mio nonno abbiamo fatto la grigliata e messo la tv fuori, sotto il portico. E’ stato lì che ho assaggiato per la prima volta il vino bianco”. Carlotta Girola

Italia 90

ITALIA 90

“Ricordo le notti magiche di Italia 90 per quella fottuta canzone e l’invasione di opinioni calcistiche. Non rammento se manifestavo già forme di borioso anticonformismo, tipo tifare Nigeria e simili, ma ricordo l’annoso dibattito “Vialli o Schillaci”? Però si mangiava bene: il Mondiale era ancora un evento conviviale e si andava spesso a casa di Moro (Domenico) e Emi.

L’unione tra le loro discendenze – Avellino + Offida – generava sempre gloria ed esuberanza calorica ben poco attinente con i mesi estivi: sopressata, formaggi, salsicce sott’olio, gigantesche olive ascolani e vincisgrassi. A fine serata, poi, scattava sempre il pantorrone di Dentecane che superava agilmente gli abusi natalizi.

E il vino fatto in casa dal padre di Moro, specie quel bianco con cospicuo residuo zuccherino, era un godimento per le mie bevute da 14enne”. Adriano Aiello

germania 2006

GERMANIA 2006

Questo me lo ricordo perché avevo 16 anni e vivevo appieno l’inevitabile ribellione adolescenziale. Che tradotto significa cibo spazzatura e grande scialo di birra industriale (quella artigianale italiana era di là da venire).

Guardavamo le partite nel maxischermo di “un lurido bar” (cit.), il massimo era sedersi in prima fila grazie all’opera preventiva degli amici che posizionavano teli da mare sulle sedie. In una mano patatine fritte affogate di ketchup e maionese, nell’altra uno Jäger-Bomb, infimo cocktail fatto di Jägermeister e Red Bull. Avevo 16 anni.

Brasile 2012, Italia

BRASILE 2014

La cucina in tivù è all’apice della fortuna, il cibo sta contaminando gli ambiti più impensabili, ma i cosiddetti “masterchef” che oltre a suggerire il menu per Brasile 2014 pretendono l’abbinamento tra i colori dei piatti e quelli delle maglie, esagerano un po’.

In un consesso come questo certe scelte sembrano banali, ma nell’estate torinese del 2014 che, come d’abitudine, si preannuncia torrida, mi sto attrezzando con una fornitura extra di grissini, formaggi light e qualche salume ma senza esagerare. Grande sarà lo sciupio di risorse dedicato alla birra, stavolta italiana, artigianale e di un paio di birrifici in particolare.

Facilmente prevedibile il mega hamburger post-partita per festeggiare o consolarsi sperando che il destino non sia cinico e baro.

PS. Ricordate che l’Italia gioca a mezzanotte di sabato 14 giugno contro l’Inghilterra, alle 18 di venerdì 20 giugno contro il Costa Rica e alle 18 di martedì 24 giugno contro l’Uruguay, tutti orari italiani.