Da Nadia Santini a Marissa Meyer: il posto di una donna è dove vuole essere

Sto per esibirmi in un intricato pensiero femminista (che mi rispedirete addosso come un boomerang, già lo so) a proposito di donne, successo ed emancipazione. Mettevi comodi. E’ l’attualità di questi giorni che mi ha stimolato la ricerca di un fil rouge tra Nadia Santini (chef del ristorante Dal Pescatore che sarà premiata come migliore chef donna del mondo in occasione della notte dei World’s 50 Best Restaurants del 29 aprile prossimo a Londra), Marissa Meyer (in pochi mesi passata dall’essere un’icona di genere per la nomina ad AD di Yahoo a soli 37 anni e con una gravidanza in corso, al diventare una specie di mostro sorellicida per aver vietato il telelavoro in azienda), Sheryl Sandberg (Lady Facebook, numero due dell’azienda, per Forbes è la quinta donna più potente del mondo e autrice del libro manifesto femminista “Facciamoci Avanti”), ma anche Margaret Thatcher, per dire.

Sono le donne più chiacchierate del momento e leggendo le loro biografie l’ho trovato quel fil rouge che cercavo:

il posto di una donna è dove vuole essere.

Sottotitolo per i duri d’orecchie: si può essere una donna di successo in tanti modi, l’ultima frontiera della parità di genere è l’individualismo, fatevene una ragione, quindi conviene uscire dagli stereotipi e dai pregiudizi più incancreniti (di cui siamo vittime come lettori e come narratori) secondo i quali le donne devono passare le loro giornate contorcendosi in un impossibile equilibrio tra mammismo e carrierismo, uscendone sempre sconfitte o nel migliore dei casi stanchissime.

Ricordate il post su Cristina Bowerman? Andatevi a rileggere certi commenti. Sono abbastanza convinta che le lotte femministe condotte dalle nostre mamme fossero per avere posti di potere nelle aziende o per sviluppare la propria iniziativa imprenditoriale, non certo per fare a pezzi ogni donna di successo che è riuscita nella sua impresa ricordandole i doveri materni, o augurandole un posto all’inferno. Succede ogni volta: il posto delle donne è sempre quello sbagliato, semplicemente perchè non si vuole ammettere che certe volte, sempre di più, le donne ce la fanno ad avere esattamente ciò che desiderano.

Ma voglio tornare a Nadia Santini e alla sua storia, perché mi auguro che il suo esempio possa rinnovare il dibattito sulle donne nelle cucine. E sulle donne in generale.

Uno dei profili più belli della Santini lo ha scritto Eleonora Cozzella su Espresso.it “Ha sensibilità e tecnica, gusto, passione e rigore, attenzione a tutto ciò che la circonda, vicino o lontano. Il suo aspetto e la voce delicati sono in realtà la pacatezza di chi è sicura di sé e celano la forza e la grinta di pochi altri colleghi, uomini inclusi. Ne risulta uno stile di carattere e fascino, una cucina cortese e pacifica, un viaggio alla scoperta di nuove sensazioni gastronomiche”.

Io non conosco la signora Nadia personalmente, ma di donne chef ne ho conosciute parecchie, e se tutte hanno una storia diversa è anche vero che in loro ritrovo la stessa grinta e determinazione. Quello della cucina, come quello di guidare un’azienda, è un mestiere che a certi livelli lo fai se lo sei, se non puoi farne a meno, se non vorresti essere da nessun altra parte tranne che dietro a quei fornelli o a quella scrivania.

Mi piace pensare che Nadia Santini abbia una storia di questo tipo, che si incastra perfettamente a quella della sua famiglia, al suo matrimonio, ai figli che ora lavorano con lei e che con lei (forse anche grazie a lei) condividono la passione per la cucina: una storia nuova e fuori dagli stereotipi delle donne lavoratrici costrette a scegliere tra famiglia e carriera. La penso così, come una donna di successo che abbia fatto esattamente quel che voleva fare, non senza sacrifici, proprio come un uomo di successo, forse maggiori, ma se penso a lei non penso alle sue rinunce, penso ai suoi traguardi e l’ultimo di cui è stata insignita credo che sia un grande orgoglio personale e per tutte noi donne.

Che si lavori in una cucina, a Yahoo, o Facebook, ogni donna ha il suo modo di essere di successo che generalmente non prevede scorciatoie ma solo spirito di abnegazione. Marissa Meyer ha detto “non sono femminista, è solo che lavoro sodo”, la Thatcher disse “Non si ottiene nulla senza problemi, mai”, Nadia Santini quando ha saputo del premio lo ha spartito con la famiglia “Sono molto felice e onorata per questo importante riconoscimento. Lo sono per me, per tutto il Dal Pescatore, per la mia famiglia che lavora con me, Antonio mio marito, i miei straordinari figli Giovanni, che dirige la cucina con me, ed Alberto, che dirige la sala e si occupa dei vini, per la mamma di Antonio, che mi ha trasmesso molti segreti e per Valentina, moglie di Giovanni, attiva nel ristorante”.

Insegnandoci forse un’ennesima personale via di essere mamma, moglie e donna di successo.

[Crediti | Link: Dissapore, Repubblica, L’Espresso Food&Wine, immagine: Massimo Sestini]

Avatar Martina Liverani

9 Aprile 2013

commenti (48)

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  1. Avatar PAOLO ha detto:

    brava, gentile, grande, anzi grandissima professionista, incarna l’umiltà che solo i “grandi” possiedono.

  2. Anche le mamme casalinghe possono essere donne di successo. Anzi è molto più difficile fare la mamma a tempo pieno che la cuoca.
    Una brava madre secondo me è già una donna di successo.

    1. Avatar G ha detto:

      …così come un bravo padre, giusto?

    2. beh’ sì, ma in quel caso il padre “casalingo” e la madre che lavora è uno scenario piuttosto raro (anche se comunque assolutamente legittimo)

  3. Penso che le donne siano diverse fra di loro come gli uomini.Ed anche le donne di successo sono diverse fra di loro.Gli aspetti che uniscono pure ci sono ma Nadia Santini ha qualcosa di molto diverso dalla classica donna in cerca di successo e che raggiunge il successo o da altre donne che raggiungono il successo.E’ scritto nella motivazione,è uno dei meriti,insieme alla professionalità, per cui le hanno assegnato il riconoscimento:accoglienza,disponibilità, umiltà.
    Umiltà ,confermata da tutti quelli che l’hanno conosciuta ed hanno scritto su D news.Umiltà ,rara in questo mondo.Averla paragonata a tipi di donna completamente diversa da lei, è stato un azzardo.
    PS.Condivido il senso delle parole di Gianluca.

  4. Avatar Anna ha detto:

    Grande articolo che condivido in pieno. I commenti di Gianluca e di Vincenz difatti non fanno altro che sottolineare che qualunque cosa si faccia è sempre sbagliata. Meno male che questa mentalità va sempre più svanendo! Tutte le donne o uomini di successo hanno delle caratteristiche che li rendono unici. Ma se un uomo è un professionista rigido, con le idee ben chiare, aggressivo si ha un’opinione. Se le stesse caratteristiche le ha una donna, le cose cambiano. Perchè?

    1. E’ evidente che non mi sono spiegato bene ed ho espresso 2 opinioni diverse su piani diversi.Cmq, il dibattito è bello quando vi sono opinioni diverse.Ciao

    2. perchè uomini e donne hanno caratteristiche diverse (e per fortuna), siamo complementari non uguali (e menomale, io adoro le donne)

    3. Avatar mafi ha detto:

      Perchè? Perchè vuoi mettere il “gusto” di puntare il dito contro una certa realtà senza conoscerla e fermandosi alla superficie, applicando quello che è un personale metro di giudizio e soprattutto facendo leva sugli inevitabili sensi di colpa che noi donne ci portiamo dietro da sempre?
      E invece, leggendo questo bel pezzo di Liverani e il precedente su Bowerman, si ha solo la conferma che ci sono -e ce ne sono- donne con gli attributi, che hanno ottenuto esattamente ciò che volevano, che sono arrivate dove volevano facendosi il mazzo e fregandosene allegramente di eventuali, scontatissimi e stantii (pre)giudizi. E forse anche dei sensi di colpa (ma colpa de che?).

    4. non volevo mettere in discussione il talento di queste donne che hanno, diciamo, “sfondato”. su quello non ci piove.
      solo che non mi pare nemmeno corretto relegare il ruolo di madre e di casalinga a quello di una povera repressa sfxxata che non potrà mai essere nessuno. nella vita non esistono solo soddisfazioni professionali, una madre può essere una donna di successo anche se fa la casalinga.
      questo ripeto non toglie nulla al talento delle donne citate in questo post, ma non sono solo loro le “donne di successo”.

    5. Avatar Martina Liverani ha detto:

      Ciao Gianluca, nessuno ha scritto che se una donna preferisce starsene a casa non sia di successo. Anzi, il senso del post e’ quello del titolo IL POSTO DELLE DONNE E’ DOVE SCELGONO DI STARE. Però, vedi, il tuo primo commento e’ l’ennesima conferma che ogni volta che si parla di una donna di successo che primeggia nel suo settore lavorativo c’è sempre qualcuno che fa notare che il posto delle donne e’ anche, soprattutto, da un’altra parte: a casa a fare la mamma. Questo non succede mai quando ad essere celebrato per i suoi successi e’ un uomo…. CHE NOIA! 🙂

    6. no, non è proprio così.
      una donna è liberissima di scegliere cosa fare, se dedicarsi alla carriera oppure ai figli, sono scelte.
      ho i miei dubbi invece che si possa essere mamme presenti e allo stesso tempo lavorare 12 ore al giorno, anzi è impossibile.
      detto questo, non c’è nulla di male ad essere mamme e dedicarsi alla carriera, bisogna solo essere in grado di accettare il fatto che i figli vengano allevati da altre persone, che possono essere nonni baby sitter ecc…….
      nella vita non si può fare tutto, da qualsiasi parte giri la frittata la giornata è sempre fatta di 24 ore per tutti.

    7. Avatar Martina Liverani ha detto:

      Mi sbaglierò, ma son convinta che per un figlio la cosa migliore sarebbe avere una mamma felice. E questo vale sempre.

    8. certo, Martina, ma la felicità è il risultato degli equilibrismi che ognuno di noi deve fare ogni giorno.
      forse voi sarete fortunati, fate il lavoro che vi piace, non avete problemi economici e quindi siete genitori felici.
      ma la realtà è anche fatta di famiglie che si fanno un mazzo tanto da mattina a sera e per le quali la felicità, a volte, sembra un po’ lontana.

    9. mi sembra una frase ovvia e qualunquista.
      nessuno ha messo in discussione il livello di felicità della madre (che probabilmente, nonostante qualche senso di colpa, sarà elevato visto che si sta dedicando a una passione) ma al contrario il fatto che i figli possano trovare piacevole il fatto di non vederla praticamente mai.
      (prima che qualcuno fraintenda, non sto parlando di nessuna delle donne citate, è un discorso assolutamente generale)

    10. Avatar Rosi ha detto:

      mh. gianluca, non si può nemmeno essere padri presenti, se si lavora 12h al giorno – però al padre poco presente si riserva un’occhiata comprensiva, perché non è tenuto [moralmente?geneticamente?affettivamente?] ad immolarsi per la prole, mai, al massimo a dedicare qualche ora il we, bontà sua.
      Una persona, solitamente, forma le proprie aspettative di vita professionale e familiare prima dell’arrivo/della ricerca di un figlio; sogna, aspira, studia, si specializza, cerca/trova un lavoro e un partner, una casa, fa progetti, il tutto PRIMA che arrivi quello basso.
      Che dovrebbe arrivare a sconvolgere, cambiare, estasiare, martoriare la vita di DUE genitori parigrado, non di una principale responsabile e un (con o senza apostrofo) aiutante, si spera, volenteroso.
      E’ qui il gap centrale, in parte anche colpa delle madri: i genitori hanno diritto e dovere identico, nei confronti di figli e famiglia, e questo sono le madri a doverlo capire, pretendere e attuare.

    11. Avatar Rosi ha detto:

      ps: anni fa una giornalista chiese, garrula, alla prima donna arrivata alla carica di non ricordo cosa “ma come fa a fare tutto, casa, figli, famiglia, carriera!?” e lei, occhi negli occhi, rispose “mi dica, avrebbe chiesto la stessa cosa ad uomo?No. Faccio come fanno i miei colleghi uomini che hanno figli e famiglia”
      Standig ovation.

    12. Avatar mafi ha detto:

      Strano che non le abbia anche chiesto se si sentiva un po’ in colpa. Così, tanto per cambiare, una cosa nuova, una domanda diversa 😉
      Concordo su tutto Rosi.

    13. Rosi……capirai che standing ovation.
      “Faccio come fanno i miei colleghi uomini che hanno figli e famiglia” = non sto quasi mai con i miei figli.
      non è che sia bisogno di un genio per capirlo eh.
      non esiste una persona al mondo che possa lavorare 14h al giorno e trascorrere MOLTO tempo con i figli, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna.

    14. Avatar mafi ha detto:

      “una madre può essere una donna di successo anche se fa la casalinga”

      Certamente, ci mancherebbe.
      E una donna di successo può essere una brava madre anche se ha scelto, legittimamente, di non rinunciare alla carriera.
      Se poi la prima diventa una repressa sfi.ata e la seconda una grande egoista, è semplicemente perchè la gente, certa gente, ha bisogno di parlare, straparlare e giudicare a capocchia 😉

    15. Chiedo scusa mafi, lo chiedo a te che mi sembri la più adatta a rispondere a questa mia domanda: che cosa significa essere donne, in questo caso, di successo?

    16. Avatar mafi ha detto:

      Oddio riccardone, perchè proprio io? Che poi m’incarto, già lo so!
      Dipende da cosa s’intende per successo, nella carriera o in un ambito più strettamente personale o in entrambi, “di successo” credo sia chi -uomo o donna, è uguale- si ritiene appagato, realizzato, soddisfatto da e in quello che fa perchè è esattamente ciò che voleva fare, né più né meno.
      Credo anche sia il senso del post, a meno che non c’abbia visto quel che volevo.
      Ecco, lo sapevo che m’incartavo.

    17. La stessa cosa che penso io, condivido in toto. Riguardo poi alla tua domanda, “perchè proprio io?”, rispondo perchè sei una delle commentatrici che preferisco.

    18. io invece vado in controtendenza.
      basta con l’ipocrisia che la donna può arrivare ovunque.
      dipende: per arrivare ovunque ed essere anche una madre, serve comunque un aiuto. dal compagno, dalla famiglia, dai genitori.
      chi può fare carriera in ambienti impegnativi, in cui devi stare al lavoro 10, 12 ore e al tempo stesso ha dei figli, deve poter contare su una base logistica ed economica molto solida.
      tante di noi un figlio non lo possono neanche fare, a causa di lavori precari che non ti tutelano e di situazioni economiche poco felici.
      figli e carriera sono un lusso.
      onore al talento delle donne (che non è “più speciale” di quello degli uomini, sarebbe degradante no?). ma niente accade per magia.

    19. Avatar Anna ha detto:

      Elisa, non vai in controtendenza:affermi l’ovvio. Ciò che hai scritto per le donne vale ugualmente per l’uomo. Perchè un uomo che lavora 10/12 ore al giorno può permettersi di avere un figlio a meno che non abbia “una base solida ed economica (ndr questa verrebbe proprio dal lavoro di 10/12 ore al giorno) molto solida”? Pensi che non ci siano in giro tanti uomini che vorrebbero avere un figlio ma non possono causa precariato etc? io ne conosco e anche tanti. Ma proprio il fatto che tu faccia questa differenza, che la sottolinei e ne fai un caso, proprio questo rende il lavoro della donna più difficile perché oltre alle 10/12 ore al giorno deve anche rispondere a domande insensate, offensive, primitive sulla capacità di accudire un figlio. Controtendenza, Elisa, sarebbe quello di dire che le differenze non ci sono e che una donna non è destinata a fare da madre, se non vuole, e che ha le stesse capacitá di un uomo e smettere di chiedere come fa una donna a conciliare i due ruoli. La risposta è semplice: esattamente come fa un uomo.

    20. Avevo scritto un commento prima della migrazione abbastanza differente da quello che voglio dire ora e infatti non lo ricopio.

      Una domanda: non capisco dove questo intervento voglia andare a parare. E’ logico che la vita è fatta di rinunce ed è altrettanto normale che se vuoi fare un figlio e la manager qualcun altro se ne dovrà necessariamente occupare per te. Non è assolutamente vero che per fare successo devi avere soldi, questa è la vecchia solita storia di chi (per mille motivi anche legittimi) non ce la fa e incolpa il sistema. E’ vero in parte -a mio modesto parere- che per avere figli e fare carriera devi avere una montagna di soldi: grandi sacrifici e qualche piccolo aiuto in famiglia lo rendono possibile. Quindi concordo pienamente con la Liverani: il posto delle donne è esattamente dove vogliono essere.

    21. nessuno ha parlato di “montagne di soldi”. ma se sei fuori casa per la maggior parte della giornata, i figli da qualche parte li devi mettere.
      intendevo solo dire che nessun talento basta di per sé, se non è supportato da molta organizzazione. tutto qua.

    22. sicuramente una madre che lavora 14 ore al giorno è egoista verso i suoi figli, mi pare ovvio. almeno che non lo faccia per necessità, ossia per sopravvivenza, tipo i casi sfortunati di mogli abbondonate con i figli da mantenere costrette a lavorare come donne delle pulizie precarie sottopagate per 3 aziende diverse.
      ecco a queste donne io farei un monumento, non a quelle che aprono tre ristoranti per avere più stelle michelin.

    23. @gianluca, quanti assoluti: magari lo fa per lasciare qualcosa ai figli, no?

      @elisa, mi sfugge qualcosa: esistono nonni e nonne, almeno quattro se nessuno dei due è stato sfortunato. Poi ci sono gli asili, e (extrema ratio) le tate. Non concilia, sarà enormemente difficile, ma non è impossibile.

    24. @Cristian: avere 4 nonni è una gran fortuna, posto che io credo nel nido e nell’asilo, che comunque sono costi (a Roma un comunale lo paghi circa 360 euro al mese), non dico affatto che è impossibile, i figli se fatti con cervello sono una gioia pazzesca, ma l’idea che basti volerlo col cuore per riuscire a farlo mi sembra un filino esagerata

    25. concordo, ma anche senza essere madri abbandonate, sfido qualunque coppia con figli a campare bene con uno stipendio solo. parlo di stipendi normali, ovvio.

    26. Se posso dire la mia, la coppia con uno stipendio solo e un figlio (per scelta) ha commesso qualche errorino di valutazione, mio modestissimo parere. E dubito anche che la carriera sia la loro massima aspirazione, posto il fatto che si deve fare la tara su tutto e ogni caso è a sé (lavoro perso, età che avanza, eccetera).

      Il problema è che in molti casi, sarà cinico dirlo, non ci si rende conto che fare figli è anche un impegno a vita e che ci andrebbe un minimo di solidità dietro. Non è obbligatorio -arrivati ad una certa età- farli, si può pure vivere senza ed essere felici.

      Fine OT

    27. Avatar Anna ha detto:

      Io spero solo che tu sia un troll perchè se sei vero e pensi davvero cosí siamo ripiombati nel medioevo. Poi, giusto per giocare, immagina se i genitori fossero due donne e che lavorano entrambe. Seguendo il tuo filo il-logico quel bimbo è praticamente fregato! Un’infanzia devastante! @Elisa i figli li lasci al tuo partner o al nido o ai nonni. Sacrifici, vero, ma si può fare. Organizzazione, vero, ma si può fare.

    28. Avatar Anna ha detto:

      Il mio intervento è subito dopo quello di Cristian e sembrerebbe che stia rispondendo a lui. Invece il mio intervento era diretto a Gianluca. concordo in pieno con Cristian, anche, e specialmente, l’ultimo.

    29. Avatar mafi ha detto:

      Mi sfugge la tua logica secondo la quale una mamma casalinga non possa -e giustamente, aggiungo- esser considerata una repressa ma una madre che lavora 14 ore al giorno possa essere tranquillamente definita egoista. Le parole pesano, a volte come macigni.
      Ogni storia è un caso a sé, sempre troppo facile giudicare. Ma a quanto pare non passa mai di moda.

      @ riccardone, grazie. Ricambio:)

    30. beh se non lo fa per necessità è oggettivamente egoismo verso la sua famiglia. 14h ore al giorno sul lavoro hai idea di cosa significhi? non stiamo parlando di un lavoro normale da 8h.
      io lavoro 9/10h al giorno ma passo 2 giorni a sett. (l’intero weekend) sempre con mia figlia. e già a volte mi sento un pò in colpa così. se lavorassi 14h al giorno magari 7giorni su 7 mi sentirei sicuramente MOLTO in colpa……e pensa te non sono una donna.
      quindi non si capisce perché una donna non si debba sentire allo stesso modo almeno in parte in colpa.
      in fin dei conti fare dei figli o una famiglia mica è un obbligo, ma attenzione perché poi implica dei doveri (ma anche per l’uomo, ovviamente). conosco donne fantastiche super-affermate che hanno deciso di rinunciare ai figli per dedicarsi alla carriera, sono contente così e io le stimo molto.

    31. Avatar Rosi ha detto:

      Gianluca, fingi di non capire, sicché io sono a posto così.
      Sono di natura e prassi molto chiara: la questione è che QUALSIASI osservazione su carenze/assenze/mancanze/traguardi/sacrifici sollevata sulla vita e l’operato di una madre andrebbe copiaincollata al padre, pari identica.
      E questo varrebbe anche, in generale, per donne e uomini, fuori dal ruolo madre e padre; il duepesiduemisurismo ha sfracellato lo sfracellabile.

      Il DOVERE di doversi barcamenare per far quadrare/piazzare quello basso e farlo crescere decentemente non è materno, è genitoriale, non ci vuole tanto a capirlo.
      Ci sono uomini splendidi che lo capiscono, altri che no – amen, problemi di chi se li è presi, tenuti e ci ha fatto un figlio.

    32. D’accordo con te, purtroppo devo registrare per esperienza personale indiretta che per comprendere quello che dici bisogna essere educati al dovere. Conosco uomini convinti che la crescita e parte dell’educazione dei figli sia competenza della madre e guarda caso hanno il genitore che a sua volta si è comportato così. Sono gli stessi che alle tavolate fanno uomini di qua e donne di la, cosa che io odio profondamente. Quindi gli uomini, che tu definisci splendidi, che lo capiscono o sono educati a fare il genitore o lo fanno spinti dalla necessità. Giusto distribuire le responsabilità quando ci sono mancanze nel percorso di crescita del bambino o ragazzo che sia.

    33. ma infatti, ma chi dice il contrario. fotocopiala pari pari al padre, mi sta bene, ma non puoi fingere che questa “assenza” non ci sia. è questo il tuo/vostro sbaglio.
      io sto dicendo proprio che il senso di colpa esiste (e probabilmente anche per fortuna) e che riguarda appunto sia padri che madri. se provi a rileggere mi sono anche preso come esempio……..perchè cerchi il conflitto per poi ridire con altre parole quello che ho appena detto io?

  5. mumble … ‘sta roba che prima si e’ uomini o donne e poi si e’ (per fare un esempio sciocco e estremo) teste di min_ia non la condivido

    prima si e’ quel che si e’ (di successo, teste di m. o altro) e poi, praticamente per caso, anche uomini e donne

    io ragiono cosi’

  6. dimenticato su Marissa Meyer: che i problemi di yahoo (azienda che ha chiaramente perso il “manico” del mondo web anni fa) si possano risolvere portando gente a lavorare come in catena di montaggio e’ un chiaro problema “mentale”, che poi arrivi da una donna e da un uomo non cambia un fico

  7. Ho seguito con interesse il dibattito,ma l’articolo di M.Liverani contiene altro.
    Come quando dice “Sottotitolo per i duri d’orecchie: si può essere una donna di successo in tanti modi, l’ultima frontiera della parità di genere è l’individualismo”
    Il femminismo individualista è davvero l’ ultima frontiera ,ma inquietante:basta andare in rete e cercare .Io non difendo l’altra posizione ideologica ,anch’essa con forti limiti.Penso che l’individualismo si esprima in modi diversi,molto diversi nelle
    donne dell’articolo e che Nadia Santini andava celebrata in un altro modo.

  8. Avatar Anna ha detto:

    Vincenz, il tuo punto di vista é interessante ma non riesco a seguirti quando parli del fatto che “Nadia Santini andava celebrata in un altro modo.” In quale modo? Mi sembra che questo sia un bel modo per celebrarla.

    1. Anna, ti ringrazio.L ‘ accostamento con la Margaret Thatcher non lo vedo.
      In Nadia Santini ho visto ,al di là della bravura ,dei tratti umani molto difficili da riscontrare nelle donne e negli uomini del nostro tempo.E inesistenti o quasi i quelli che perseguono il successo come molla principale del loro agire.Che distinguo da quelli/e che arrivano al successo per altre vie.(Guardiamo per esempio alcune donne che siedono in parlamento,per esempio.Ma potrei fare esempi in tutti i campi dalla televisione al giornalismo ecc…)Nadia Santini resta un esempio di donna non perchè è una donna di successo ,ma per le sue qualità, è una donna . . . rara.
      E,comunque ,l’articolo si può leggere in altri modi e sicuramente vuole omaggiare Nadia Santini.
      Ti saluto cordialmente.

    2. Pardon per l’intrusione, trovo fastidioso il termine “celebrare” riferito a una persona che svolge il proprio lavoro con passione e soddisfazione. A mio avviso non dovrebbero essere le persone ad essere celebrate bensì gli eventi di cui sono artefici o attori. Torniamo a chiamare le cose con il loro nome e a usare i termini giusti.

    3. Riccardo(ne) ,celebrare lo avevo usato io (e solo riportato da Anna) ,poi sostituito da omaggiare.Ma condivido lo spirito . Mickey è stato ,per me, il primo maestro dissaporiano di ortografia e punteggiatura(Lo saluto con simpatia) . Ma “scrivere bene” va oltre ed il tuo invito a scegliere con più accuratezza e precisione le parole con cui esprimiamo i contenuti lo condivido.Riccardo, ti seguo sempre con piacere e stima.Ciao

    4. La stima, manco a dirlo, è reciproca come anche il piacere nel leggere i tuoi commenti.