Nella giungla di un invito a cena: tic, stranezze e manie dei nuovi mangiatori

Se è vero che negli ultimi anni siamo diventati grandi esperti di cibo, è vero anche che siamo strani o abbiamo almeno un amico strano. Parlo di quando, imbarazzati, scopriamo le abitudini eccentriche dell’amico conosciuto da poco o del collega d’ufficio che pensavamo “sano di mente”. Vietato offendersi, mi scuso con chi si riconoscerà nelle […]

paura, cucina

Se è vero che negli ultimi anni siamo diventati grandi esperti di cibo, è vero anche che siamo strani o abbiamo almeno un amico strano. Parlo di quando, imbarazzati, scopriamo le abitudini eccentriche dell’amico conosciuto da poco o del collega d’ufficio che pensavamo “sano di mente”. Vietato offendersi, mi scuso con chi si riconoscerà nelle descrizioni e tipo serio studio sociologico, molto tipo, siete invitati a farvi avanti e dire perché.

Ecco le stranezze alimentari che mi sono capitate finora. Non escludo di poter arricchire l’elenco.

Turbati.
Sono inorriditi da forme e consistenze, non mangiano il pesce a forma di pesce, ma i crostacei sì, anche un tortino d’alici va bene. L’orata tutta intera, in tutto il suo splendore, no. Non mangiano il formaggio, ma yogurt, latte e Philadelphia sì. Quando chiederai perché risponderanno: è la consistenza. Tu cercherai di spiegare che il mondo del formaggio è tanto vasto, così come la consistenza. Loro no, non ti crederanno e a pranzo mangeranno davanti ai tuoi occhi sbigottiti tonno in scatola e fiocchi di latte.

Etici o ipocondriaci.
Hanno letto “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” (Guanda) di Jonathan Safran Foer e hanno trovato una buona motivazione per smettere di mangiare carne. Li vedi a volte con splendidi giacchetti di pelle e se provi a fare domande specifiche, non sanno, ma lo stesso rifiutano la carne. Le altre proteine animali vanno bene. All’ipocondriaco invece, un giorno, un amico medico ha detto che la carne fa male alla salute e lui ha smesso di consumarla. Non sente ragioni, non è vegetariano manco un po’, è solo dominato dalla paura.

Occasionalmente confusi.
Fanno parte di questa categoria i vegetariani dichiarati che ogni tanto mangiano la bresaola e i polli. Segue esempio di vita vissuta. Dichiarazione “io non mangio carne”. Risposta di un altro commensale: “ah, quindi sei vegetariano”, “no, non mangio carne rossa, solo bianca”. Povera bistrattata carne bianca, pur sempre di ciccia si tratta. Poi chiedi distrattamente un giorno: “quindi il coniglio o la gallina li mangi?”. Risposta: “no, che schifo”. Vorresti allora invitarli a pranzo e con nonchalance servire un piatto di carni arrostite: pollo, faraona e gallina. E scoprire così dove il pregiudizio taglia la strada alla verità.

Flexitariani.
Nuovissima categoria in voga negli Stati Uniti, sono vegetariani deboli d’animo. Dentro lo sarebbero anche, ma non possono rinunciare al prosciutto crudo o al branzino, ovvero sono quelli che consumano proteine animali solo sporadicamente.

Bambini grandi.
Inorridiscono di fronte a qualsiasi tipologia di verdura. Se di colore verde, meglio la morte. Conservano il retaggio culturale dell’età della pubertà e lottano ancora con la foglia di lattuga, gli spinaci neanche quelli di Braccio di Ferro, il radicchio perché e troppo amaro come lo sciroppo per la tosse. Riservano un trattamento speciale ai piselli – che tendono a chiamare pisellini – perché sono piccoli, dolci e teneri. O forse perché ricordano il riso della mamma.

Duri senza zucchero.
Non mangiano il dolce alla fine. Loro non esprimono solo una preferenza, sono rigidi nel declinare con forza qualsiasi tipologia di dessert gli si presenti a fine pasto, al limite del cattivo gusto o del cattivo comportamento. Non pensano sia necessario. Non comprendono quasi mai le scene di follia di fronte a un montblanc o a uno scacco di cioccolato fondente.

Convinti.
Li ammiro molto. Perché loro no, non sono strani, hanno solo deciso in base a motivazioni etico-morali, igieniste, economiche, salutistiche, ecologiche, di gusto, di esperienza, il loro stile alimentare: vegetariani, vegani, crudisti, fruttariani, macrobiotici e via così all’infinito.

Con buona pace di mia nonna, nei cui pranzi c’era un solo menù e nessuna possibilità che fosse diverso. Adesso, se non si conosce bene l’avventore che abbiamo deciso di invitare da noi, è bene chiamare e informarsi. Perché potremmo imbatterci in stili o scelte alimentari, intolleranze, allergie, addirittura in strane perversioni che diventeranno il focus delle nostre cene, passate inesorabilmente a chiedersi, il perché di tanto turbamento.

Fate outing adesso. Le vostre perversioni immotivate, adolescenziali, ipocondriache? Quelle dei vostri amici strani?

[Crediti | Link: Guanda]

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