di Andrea Soban 23 Ottobre 2012
Neve di latte, gelato, roma

Non c’è gelateria al mondo che ami più di Neve di Latte. Non importa dove si trovano le altre, come sono fatte: purchè sia Neve di Latte, il posto dove si fa quel gelato, io sto bene. Sul conto del suo ideologo, padre spirituale e capo carismatico, Ermanno Di Pomponio, se ne raccontano molte. Innanzitutto su Il mio gelato naturale di via Pereira, la gelateria precedente, oggi avvolta nel mito. Distinguere il confine tra realtà e leggenda è difficile: ingredienti pazzeschi, prezzi da salasso, gusti in edizione limitata aquistabili solo in coppe monogusto, e poi primadonnismo sfrenato, scontrosità da celebrity hollywoodiana eppure pubblico adorante, come si conviene al creatore del gelato più buono del mondo.

Ma oggi c’è Neve di Latte, che per inciso è in via Luigi Poletti 6, sempre a Roma.

Ambiente minimal alle spalle del Museo Maxxi dove chi ama i ninnoli o gli eccessi di decoro potrebbe andare in iperventilazione, missione di Neve di Latte è rendere più accessibili i gusti hi-end che Il mio gelato naturale vendeva a 90€ al kilo, senza, contestualmente, rinunciare a un atomo di qualità.

Non ci sono più il fondente Chuao per il cioccolato o il super esclusivo Jamaica Blue Mountain per il caffe, le bacche di vaniglia ora provengono dal Madagascar e non da Tahiti e Bora Bora, in compenso il gelato costa solo 25€/kg e il prezzo delle coppette parte da 2,50€.

Panna montata in omaggio, of course.

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Il mio incontro con la leggenda Di Pomponio è spiazzante: “Sei qui per un articolo? Non scriverai anche tu che sono antipatico e scostante, lo fanno tutti ma guarda che non è assolutamente vero.”

Di Pomponio non è una persona comune, avrebbe potuto fare qualunque mestiere, l’ingegnere o il ciabattino non importa, ma sarebbe sempre stato un perfezionista insuperabile, disposto a tutto (tutto non in senso figurato, tutto, incluso perdere soldi e lavorare per altri pur essendo il guru del gelato, Neve di Latte non è sua), pur di inseguire il sogno del gelato perfetto.

“Dissapore? Anvedi… tu hai scritto che il mio è il secondo gelato più buono d’Italia (in verità non ero io)” — poi aggiunge sornione — “Ti sei sbagliato, il mio è sicuramente il migliore”.

Non che venga preso da forti attacchi di nausea quando sente la parola: colleghi, però non ne ama moltissimi. Ricambiato: bene che vada nell’ambiente pensano sia pazzo. Ma una cosa gliela dobbiamo: insieme a pochi altri, tra questi Alberto Marchetti a Torino, Carapina a Firenze, Gelato Giusto a Milano, Claudio Torcé a Roma e, evidentemente, anche se a modo suo Grom, ha cambiato per sempre la percezione delle gelaterie italiane, che oggi sono anche luoghi per raffinati gourmet.

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Figlio di gelatai, Di Pomponio ha deciso di mettersi in proprio trent’anni fa aprendo un locale a Civitavecchia, dove è nato, prima di sconvolgere la geografia delle gelaterie romane con Il mio gelato naturale, un culto assoluto. Col tempo gli angoli si sono smussati senza rinunciare all’indole battagliera.

“Non sono modesto, ma se ti dico che faccio il miglior gelato d’Italia è perchè so quali ingredienti uso. Non li troverai in altri posti”. Sono testimone di un livello qualitativo mai visto in altre gelaterie, e del relativo costo. Pochi gusti, una ventina in tutto: cioccolato monorigine black toscano di Amedei, caffe Haiti Komet della Torrefazione Jamaica di Gianni Frasi, le “famigerate” uova di Parisi per la crema, un gusto con il prestigioso Bas Armagnac Hine del 1959, un altro con l’aceto balsamico tradizionale di Modena invecchiato 25 anni, latte biodinamico Bavarese (Alpenmich Bergbauernmilch) così come la panna, yogurt bio, zucchero di canna biologico Mascobado, Dulcita, Demerara e Rapadura. Caramello fatto in casa come la salsa per variegare i gusti lampone e mirtillo, con un pizzico di zenzero fresco e lime.

Un credo, non per forza condivisibile, che prevede inoltre l’uso di frutta bio e rifiuta zucchero bianco, cacao in polvere, farina di carruba (addensante usato da Grom), e qualsivoglia semilavorato già pronto.

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Si arriva così al gelato assoluto, il più buono del mondo. E all’ultima massima del dizionario Di Pomponio, che fedele al personaggio, non vuole essere fotografato:

“L’equilibrio degli ingredienti è matematica, l’armonia dell’insieme è Neve di latte”.