di Sara Porro 6 Novembre 2012
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La notizia che il Carrefour di Piazza Principessa Clotilde a Milano dalla fine di settembre rimane aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ha esercitato su di me un fascino irresistibile. Mi ha riportato alla memoria una fantasia che avevo da bambina: il sogno di entrare in un supermercato dopo l’orario di chiusura, trovandolo completamente deserto. Un’avventura che, seppur scevra di Umpa Lumpa, immaginavo all’altezza della gita alla Fabbrica di Cioccolato (il libro, non il film. Ero una bambina snob).

L’occasione perfetta è arrivata una sera che ho fatto tardi con un amico: a cena, poi a bere qualcosa, e adesso? Ce l’ho io un’idea, ho detto con gli occhi che mi brillavano. Andiamo al Carrefour di Piazza Principessa Clotilde che è aperto tutta la notte!

Arriviamo poco prima di mezzanotte. Quando alle 22 le cassiere staccano, nel supermercato restano solo 2 commessi e 2 responsabili della sicurezza: la spesa si paga alle casse automatiche.

Entrando incrociamo un ragazzo sui 30 con baffi alla Freddie Mercury, impegnato nella cernita dell’insalata in busta. “Dici che è qui per rimorchiare?” chiedo al mio amico con insopprimibile vena pettegola  con spirito di inchiesta giornalistico. “Non saprei. Per quanto ne so, il supermercato deputato gli incontri gay è l’Esselunga di viale Piave” dice il beninformato.”Ah. Io ci compro le caramelle”.

Al reparto merendine incrociamo un uomo sui 40 che ha l’aria di aver appena finito di lavorare. Il vestito spiegazzato e l’aria rassegnata, acquista generi di conforto per la colazione (o per lo spuntino di mezzanotte): nel cestino ci sono plumcake, Gocciole Pavesi, latte intero. Una donna asiatica in impermeabile sembra alla ricerca di souvenir: in una mano un sacchetto della Rinascente, nell’altra un cestino con i Kinder Sorpresa, le passo accanto e percepisco la sua difficoltà nel dover scegliere tra svariate tipologie di mini-salamini.

Qualche minuto dopo, entra una coppia che fa una tradizionalissima spesa, sembrano dimentichi dell’ora tarda. Perché no, in fondo: il supermercato non è affollato, traffico in città non ce n’è, e piuttosto che venirci di sabato anche io punterei la sveglia alle 3:15.

Anche se il supermercato è semivuoto, nella mezz’ora che ci passiamo non rimaniamo mai gli unici clienti. Gli unici indizi dell’ora tarda sono i reparti del pesce, chiuso e spoglio, e quello della gastronomia, dove i vassoi che contengono il cibo sono stati coperti con fogli di carta per alimenti, creando un effetto un po’ straniante: sembra davvero di essere entrati nel supermercato di nascosto.

Come era piuttosto prevedibile, il supermercato notturno attira inevitabilmente le persone che vivono ai margini. Nel mio gironzolare, noto un uomo dallo sguardo vacuo che ha aperto una confezione di 24 uova e le sta osservando. Mi auguro mutamente che non tenti il taccheggio infilandosele in tasca. Dopo qualche minuto ci ritroviamo insieme alle casse automatiche.

Anche se io sono quasi sobria mentre lui non sembra presente a se stesso, entrambi affrontiamo le casse automatiche con sfiducia nei nostri mezzi. Passo il codice a barre di uno yogurt (dall’altro lato lui fa lo stesso con una Peroni), poi un altro (altra Peroni): finora tutto bene. Ma quando provo a passare una confezione di 6 bottiglie d’acqua la luce sopra la cassa diventa rossa e il computer intima: attendere l’intervento di un addetto. Mi volto: anche il mio ebbro compagno di battitura alla cassa ha mandato la sua in tilt.

L’addetto arriva alla mia postazione e rapidamente risolve l’inghippo. Passa quindi all’altra cassa dove l’uomo, che oscilla percettibilmente, sta cercando di passare allo scan il codice a barre di una rivista. Dopo alcuni tentativi a vuoto, l’addetto lo guarda e dice:

“Ma questa rivista, l’ha comprata qui?”

“No” dice l’uomo, serafico.

Esco nell’aria fredda della notte autunnale. Il supermercato notturno è già diventato il mio posto preferito.