di Olga Mascolo 7 Marzo 2014
Osteria senza Oste

In una casa colonica dell’Ottocento, a Santo Stefano di Valdobbiadene, c’è un’osteria senza oste. Si beve prosecco Cartizze, si affetta qualche salume, e tutte le mattine il proprietario porta il pane fresco e qualche uova sodo, in pieno accordo con le usanze delle osterie venete.

Funziona a offerta. Il proprietario della casa indica e consiglia un prezzo per le consumazioni: il cliente consuma, deposita l’obolo in cassetta, e se ne va.

Equitalia la considera un’attività commerciale e la multa con 62.000 euro.

Cesare De Stefani, proprietario dell’osteria, si difende. Non può trattarsi di un’attività imprenditoriale: i clienti non sono obbligati a pagare. Ma l’attività è molto ben avviata, e gli avventori onesti.

Non è segnalata da nessuna parte, ma gode di un passaparola tale che anche stranieri e turisti vanno, incuriositi da questa strana modalità di consumo. E quindi, se Equitalia ha messo la multa, significa che deve aver rilevato che il proprietario qualcosa ci guadagnava da questa attività, ed è giusto che paghi le tasse.

Osteria senza osteOsteria senza oste - ovi lessiOsteria senza oste - internoOsteria senza oste - esterno

Lo stesso luogo era stato a rischio di chiusura  nel 2011 perché somministrava cibo e bevande senza permesso. Si sono salvati perché l’amministrazione ha ritenuto che  l’osteria non fosse da considerarsi un’attività dedita alla somministrazione.

Quanto accaduto denuncia sicuramente questo: non tutte le attività riescono a essere classificate adeguatamente. E molto spesso questo succede perché si ha la necessità di classificare tutto, alla luce del fisco, alla luce dell’amministrazione, alla luce di mille regolamenti.

Osteria senza oste - finestraOsteria senza oste - esterno

Si vedano altri casi, come il calcetto balilla al ristorante Il palco, in provincia di Venezia: multato perché in assenza di licenza da gioco, quasi si trattasse di una slot machine (in più il proprietario metteva a disposizione gratuitamente il biliardino). Oppure la piadineria di Asti multata perché metteva a disposizione dei clienti l’iPad per leggere il giornale, perché i tablet:

“Erano sprovvisti dell’autorizzazione necessaria per essere ‘installati’ in un locale pubblico e non avevano la prevista targhetta identificativa”

(autorizzazione per un iPad? targhetta identificativa?)

[Crediti| Link: Il gazzettino, La Stampa, Dissapore. Immagini: Porzioni Cremona, Il Gazzettino]