di Adriano Aiello 3 Marzo 2014
partito vegan

I tempi sono maturi come i cocomeri d’estate (questa ce l’ha suggerita l’ufficio stampa). I vegani sono finalmente pronti per il grande passo: da movimento di elevazione della coscienza individuale a fenomeno collettivo d’indottrinamento di massa; ora riuniti sotto un partito politico. Per il bene dell’apparato digestivo, dell’Italia, dell’Europa e del mondo. E dell’ecosistema ovviamente.

Scelto il simbolo, che vedete sopra, si è affermata la vocazione. Internazionale e socialista in economia, negazionista dei diritti civili (dei carnivori), steineriana nella pedagogia, politeista nell’orientamento religioso – a seconda della stagione e del raccolto.

Il movimento è stato presentato nel corso della notte, durante la cerimonia degli Oscar, e introdotto da un nuovo singolo di Paul McCartney, intitolato “Seitan is not Satan”.

Una strategia legata alla diffusione capillare del veganismo a Hollywood. James Cameron, Brad Pitt e Anne Hathaway (che ha indossato anche quest’anno le sue scarpe griffate di eco-pelle) infatti hanno anche annunciato che non parteciperanno più a film dove qualunque personaggio mangi carne o pesce. Aperta la questione su formaggio e uova.

Il programma in punti:

Rilancio dell’agricoltura manuale e a piedi scalzi.
Chiusura delle mense scolastiche dove non è previsto l’orto sul retro.
Abolizione del lievito di birra (contentino alla nuova ala pastamadrista).
Incentivo economico a chi denuncia gli addentatori di stinchi di maiale, simbolo dell’opulenza antivegana.
Introduzione della patrimoniale divisa in classi di consumo di carne e pesce.
Proibizionismo carnivoro entro il 2020.

Negata ogni ideologia politica extra-alimentare, il partito omaggia però la cultura delle correnti tanto care al centro-sinistra (?) con questa suddivisione:

Caglisti: gli uomini del compromesso, pronti ad aperture esterne. Uomini di nome e di fatto: la corrente è totalmente maschile ed è dedita all’abuso di formaggi.

Vegetariani: la loro funzione storica non è messa in dubbio ma ora sono considerati noiosi, anacronisti e sostanzialmente non fanno tendenza. Rappresentano il 35% del partito ma gli è negata l’apparizione in televisione.

Ortodossi: vegani doc, orientano il partito sulle linee guida e curano i rapporti con i mecenati di Hollywood.

Crudisti: polemici e intransigenti, lottano perché nella mensa della Camera sia servito solo finocchio e sedano in pinzimonio. Centrale la richiesta di giuramento di purificazione per i candidati (almeno cinque anni precedenti senza carne e tre senza pesce).

Fruttariani: superato il durissimo dissidio interno sulla questione dell’apertura alle melanzane, non tollerano scambi economici con l’estero e predicano l’autoderminazione regionale e l’abolizione dell’economia di mercato.

Fruttariani a km 0: l’ala radicale e darwinista del movimento. Cercano di adattare la loro dieta a contesti estremi come l’Antardite e il deserto magrebino, ma per ora il tasso di morte è al 99%, quindi sono politicamente marginali.

Prospettive: nell’eventualità l’Italia esistesse ancora come Stato nazionale nel 2018, seguendo i primi sondaggi, il Partito Vegano potrebbero essere, con il 20%, la seconda forza italiana dopo Miracoli Inauditi, il partito composto da Renzi, Berlusconi e Balotelli.

Dietro di loro, il Movimento 2 stelle, composto da Casaleggio e Grillo (rimasti soli dopo una scissione universale decisa su Skype) e Movimento 3 stelle, primo esempio di democrazia liquida su Whatsapp.

Un eventuale abbassamento improvviso dell’età media nazionale – incentivato da un uso segreto e strumentale di carne in scatola – e il crollo definitivo del Pd (dal 4% alla sparizione) potrebbe issarli al primo posto e garantire la rivoluzione.