di Giorgia Cannarella 25 Ottobre 2013
rucola

Tutto scorre, tutto passa. Passano le creste di quindici centimetri, le spalline imbottite, le Superga colorate. Oddio sono tutte cose che stanno tornando… Però le penne alla vodka no, quelle sembrano morte e sepolte. Per fortuna.

Ieri Repubblica ha riassunto le mode gastronomiche del passato, presente e futuro: tutte – o quasi – le meteore della cucina italiana (non online). Scheletri e nuovi mostri, infatuazioni passeggere e passioni durature. Idee vincenti o tutta forma e niente sostanza.

In principio fu la panna: tortellini panna e prosciutto, filetto con panna e pepe verde e come dolce, ovviamente, panna cotta. Simbolo di una cucina caloricamente opulenta, che ci smarcava da un altro cibo – semplice, economico, consumato lungo le strade – che decenni dopo sarebbe tornato sotto forma di street food. In mezzo, tante mode si sono alternate sui tavoli dei ristoranti. Alcune non del tutto scomparse.

La rucola, per dire, imbelletta ancora molti carpacci con scaglie di grana. Il tris di primi si incontra tuttora in molti pranzi di nozze – e il menù degustazione 25-euro-con-caffè-ammazzacaffè-sorbetto sulle analisi del sangue. Quanto al tortino caldo con cuore fondente di cioccolato, vabbè, quando non lo vedrò più sulla carta dei dolci sarò felice. Buono eh, ma un po’ di fantasia non guasterebbe.

Senza per forza essere esterofili, come da tendenze iper-glicemiche degli ultimi anni: macaron e cupcake in testa Piccoli, colorati e vezzosi, appagano gli occhi più del palato ma vuoi mettere la soddisfazione di una bella fetta di ciambella? Senza gli omini fatti con la pasta di zucchero, i cuoricini di crema al burro e altri misfatti del cake design. Con o senza pasta madre, esempio di come nel mondo 3.0 anche un lievito possa essere trendy.

Non ci stupisce più di nulla. Chi si aspettava che la cottura sottovuoto diventasse moda tra i ristoratori? O che il gelato salato, in varianti come tonno e cipolla o peperoni rossi, prendesse il posto di fragola e cioccolato? E in un paese a forte tradizione vinicola ci sarebbe l’inaspettata new wave della birra artigianale. Apre un birrificio al giorno, si riproducono i festival a tema, pullulano le guide. E aumentano i fanatismi.

Non che l’aggettivo artigianale sia sinonimo di qualità. Così come definire un hamburger gourmet non lo rende per forza appagante o ne giustifica il prezzo. Perché quando si sdogana un cibo l’effetto collaterale evidente è sempre lo stesso: diventa meno buono ma il prezzo aumenta, come aumenta il numero dei tag su Instagram.

Il finale è inevitabile.

1) S’impone una selezione tra le mode del passato: ne ricordate qualcuna con particolare nostalgia? Ce ne sono altre che, al contrario, vi svegliano ancora di notte?

2) E le tendenze più attuali, facciamo promossi e bocciati, dài.

3) Infine, da certi sintomi avete già intuito la prossima moda mangerreccia, quale sarà?