di Camilla Micheletti 2 Settembre 2014
Pasta scotta

Se non siete ancora certi che il confine tra gastrofanatismo e follia sia molto sottile sentite questa storia che parla di cottura della pasta, carabinieri e del reato di parmigiano sul ragù di cinghiale. Sembra una barzelletta invece è la dimostrazione di come la realtà superi abbondantemente le ambizioni creative di qualsiasi sceneggiatore.

In estrema sintesi: in provincia di Siena una coppia manda indietro un piatto di pasta troppo cotta; i proprietari del ristorante non la prendono bene ma rifanno le tagliatelle al cinghiale; gli avventori ci mettono il formaggio; i gestori trovano la cosa così inaccettabile da inveirgli contro con una veemenza che li costringe a chiamare le forze dell’ordine. (Identificare il ristorante, dite? Tutto ciò che abbiamo trovato, poco per la verità, è questo).

In forma di dialogo tra carabiniere e reporter:

– Questa è bella: stasera abbiamo fatto una visitina a quel ristorante dove fanno il cinghiale.
– Evasione?
Macché: il ristoratore ha dato di matto quando due clienti hanno rimandato indietro la pasta scotta.
– E non poteva rifargliela?
– L’ha fatto, poi i due hanno avuto la malaugurata idea di mettere il parmigiano sul ragù di cinghiale.
– Dramma!

Non immaginavano, il giornalista e il carabiniere, quanto la cottura della pasta sia importante.

A suo tempo, aiutati da Arcangelo Dandini, noto ristoratore romano, scrivevamo che quando si parla di cottura della pasta il minimo è mettere in conto una violenta lite con chi non la pensa esattamente come te. E non sto parlando di coinquilini universitari amanti della pasta scolata e servita con il tonno in scatola. Le sfumature sono infinite. Così come i dubbi, tanto dilanianti da diventare amletici.

Cose del tipo:

Il grano della pasta si avverte di più se cuociamo la pasta “al chiodo”, ma facendo così, c’è il rischio che la mantecatura sia poco equilibrata?

Ora, la vicenda fa un po’ ridere, soprattutto per la virulenza con cui i ristoratori si sono gettati sui poveri clienti, ma proviamo ad analizzare le loro ragioni.

Forse a mandarli su tutte le furie non è stata solo la richiesta di rifare la pasta che era scotta, rilevata – secondo quel che dicono i clienti – a bassa voce per non mettere in cattiva luce i ristoratori, ma anche l’affronto per esser stati giudicati da tipi che mettono il formaggio sul cinghiale.  Ed è noto come a Siena il cinghiale sia preso molto sul serio.

Nel caso vi siate ripresi dall’assurdità della situazione seguiteci fino in fondo: chi ha ragione? I clienti che hanno davvero mangiato male,  il ristoratore che ha dovuto rifare la pasta per persone incapaci di comprendere le caratteristiche del piatto, o gli analisti che prenderanno in cura i proprietari del ristorante?

[Crediti | La Nazione, Dissapore, TripAdvisor]