di Sara Porro 10 Ottobre 2012
pasti, domicilio, lavoro

A Milano la generica domanda “Come stai?” prevede la risposta unica “Bene, un po’ stanchino”. Dichiararsi in buona forma fisica complessiva, con punte di gioia di vivere, viene considerato chiaro sintomo di fiacchezza morale e di scarsa dedizione al lavoro. Ed è per questo che il milanese, sistematicamente sopraffatto dagli impegni, è il cliente ideale dei servizi che consegnano cibo a domicilio: a pranzo in ufficio, così la riunione prosegue  senza che la produttività ne risenta, la sera a casa, quando si rientra troppo esausti anche per i Quattro Salti in padella.

E se delivery milanese deve essere, ecco qualche punto di riferimento.

È bene distinguere tra i servizi che “raggruppano” le ordinazioni di più ristoranti – dove il valore aggiunto offerto sono uno scooter e un sito Web – e le strutture che fanno delivery in proprio. Alla prima categoria appartengono siti come Just Eat, in cui Roma e Milano fanno la parte del leone ma c’è anche la Pizzeria il Sorriso a Caronno Pertusella; Clicca e Mangia che promette “Niente più incomprensioni! Se chiedi una pizza SENZA cipolla non ti sarà consegnata CON!!!” e Bacchette e Forchette, a Milano e hinterland.

Ho provato Clicca e Mangia in alcune avvilenti circostanze: [comincia divagazione su pizza a domicilio come allegoria della solitudine dell’autore, il lettore può passare al paragrafo successivo, N.d.R] dato che considero la pizza l’alimento gregario per eccellenza, non riesco a prenderne una in pizzeria. Mi vergogno più che ad acquistare lo shampoo per i pidocchi in farmacia. Mi sento giudicata dall’ignaro pizzaiolo e proietto su di lui i pensieri di mia madre: “Quando si farà finalmente una famiglia, avventrice qualunque della mia pizzeria, e smetterà di prendere pizze da asporto?” Quindi ordino la pizza a domicilio, cosa che è – sempre! – un errore, perché arriva inevitabilmente gommosetta e freddina. [fine divagazione]

In realtà la consegna a domicilio, che sembra un innocuo tassello del puzzle, può brutalizzare il cibo in modo irreparabile. Non tutto si può consegnare, e meglio sarebbe progettare il cibo intorno alla delivery.

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Ma eccoci ai miei preferiti:

ZeroBriciole: l’idea di creare pasti “amici della tecnologia”, e quindi senza briciole, mi è parsa subito ottima, memore della volta in cui la mia merenda a base di biscotti mi aveva reso impossibile utilizzare la lettera “z” sulla tastiera. Così Polenta e baccalà (4€) stanno sullo stecco come un gelato, gli spaghetti di farro Felicetti con verdure (7€) si mangiano con bacchette monouso da assemblare come pinzette, la torta Sacher (3,5€) è una sferetta in cima allo stecchino di un lollipop. La qualità di materie prime e cucina è alta, tutto è minuto e carino secondo un’estetica un po’ giapponese.

Tramezzino.it: il tramezzino è una creatura infida. Difficilissimo da fare buono, ha inoltre una vita media molto breve: il pane si secca sopra e si imbeve di maionese sotto nel giro di minuti. Tramezzino.it fa tramezzini soavi, belli e strapieni di farcitura, ma comunque ingegnerizzati in modo tale da non ridurvi in condizioni deplorevoli prima della riunione delle 14: 3,50€ l’uno, per sfamarsi ne servono 2, ma il terzo non dispiace. (Immagino) per colpa delle femmine, che rovinano sempre tutto, hanno integrato l’offerta con farro e insalate salutistiche, ma voi non deviate dalla retta via del tramezzino.

This is not a sushi bar: Non avendo i problemi di temperatura della pizza, si potrebbe pensare che il sushi sia il candidato ideale alla consegna a domicilio. Ma non è proprio così, perché decade rapidamente una volta confezionato: per questo mi piace This is not a sushi bar, con il suo nome dagli echi magrittiani. Il sushi è preparato solo al momento dell’ordine, o come dice il sito”on demand“. A pranzo si sta tra i 10 e i 15€, circa il doppio la sera.

[Crediti | Immagini ZeroBriciole/Facebook]