di Massimo Bernardi 9 Dicembre 2013
piadina a zona

Tu e io viviamo nello stesso pianeta?

Perché sulla terra, noi usiamo la parola “piadina” per descrivere una crescia piena di cose che si mangiano. Roba abbastanza semplice, e sono sorpreso che almeno questo tu l’abbia capito. La mia piadina era, in effetti, piena di cibo. Ma da qui in poi inizia il mio eterno disprezzo per te e per il tuo cervello, evidentemente strofinato con un potente antisettico mescolato a detersivo per pavimenti. Che però, invece di eliminarti come avrebbe dovuto, ti ha lasciato in giro il tempo necessario per combinare ciò che ieri hai fatto a me. Mi spiego meglio:

Sei un cretino.

Mi spiego ulteriormente meglio
[sono indeciso se lasciare la sgrammaticatura, la trovo congeniale al testo, surreale, ma datemi una mano scrivendo nei commenti un’idea migliore, se l’avete]

La piadina, un disco di sfoglia grande quanto un piatto piano ripiegato su se stesso, si mangia da un capo all’altro. Questo significa che se la farcisci dividendola in fottutissime zone di ingredienti, esponi l’utilizzatore finale a una misera esperienza.
[utilizzatore finale per gli italiani significa Berlusconi che qui non c’entra nulla, se volete suggerirmi un’espressione diversa scrivetelo nei commenti].

Quando ne farcisci una dovresti disporre il ripieno in modo da creare degli strati longitudinali. Così io, il tuo cliente, avrei UNA STRAMALEDETTA PROSPETTIVA: assaporare almeno DUE ingredienti alla volta. Mentre la probabilità di infilare un maledetto, interminabile tunnel di rucola calerebbe drammaticamente.

Scusa eh, l’hai mai assaggiata una piadina di quelle che fai ogni sciagurato giorno? Dovresti. Sarebbero passabili se per raggiungere la landa dello squaquerone non fossi costretto a percorrere tutta la dannata megalopoli della rucola.

Non puoi affondare le mascelle in una piadina saltando da un punto all’altro, agli esseri umani non è concesso, e io non sono un cazzo di pellicano. Ma tu pensi di sì, dal momento che essere un pellicano sarebbe il solo accidenti di modo per beccare un pezzo della tua incompetenza e dargli il sapore della piadina.

E sai che altro c’è mio bel soprammobile riproduttivo. Con ogni probabilità tu non immagini nulla, perché sono certo che sei soltanto un indegno creatore di opere che lo sovrastano, un manico di scopa con un cappello in testa che cade e versa rucola marcita sopra a una piadina. Ma nel caso ti fossi accorto di qualcosa, ecco cos’altro c’è:

c’è che gli umani non mangiano la piadina come fosse una dannatissima pannocchia. Come in una cavolo di macchina da scrivere, da un capo all’altro un po’ alla volta e poi TIN, la riga successiva. Ma ieri avrei voluto provare. Perché almeno avrei imparato come saltare dallo squaquerone al prosciutto per poi dire allegramente HEY SQUAQUERONE DELLA PIADINA tornerò dopo essere andato DUE MINUTI dalla rucola.

No, nemmeno.

La mia esperienza è stata più del tipo: HEY SQUAQUERONE TU E IO STAREMO INSIEME PER 2 MINUTI POI DOVRO’ TOGLIERTI DI TORNO TUTTA LA RUCOLA, COSI’ LA TUA CREMOSITA’ DIVENTERA’ UN LONTANO RICORDO. NO ASPETTA, HO SBAGLIATO, SONO NELL’IMPERO DEL MALEDETTO PROSCIUTTO CRUDO ADESSO, LA RUCOLA ARRIVERA’ SOLTANTO DOPO.
[non so se ho espresso in modo abbastanza chiaro quanto la disposizione degli ingredienti impedisca al formaggio di entrare in contatto con qualcosa di caldo che lo aiuti a sciogliersi].

Non pensare nemmeno per un attimo che io apra questo sfacelo di piadina per riprogrammare il tuo nonsense. Non mi metterò a fare dei fottuti origami per sistemare le cose mangiando una piadina che sanguina la tua inettitudine.

Cosa dovrei fare? Dovrei chiederti di dare una bella mescolata la prossima volta? Che cos’è una piadina o un succo di frutta Santal 5 colori? Non voglio bere la mia piadina attraverso un accidenti di cannuccia. Ho chiesto solo una piadina.

Ancora una cosa poi basta.

Sei la cosa peggiore mai capitata all’universo, devi delle scuse a tutti per questo piadabominio, spero, a tutela dei miei residui scampoli di fegato, che i tuoi bambini somiglino a dei babbuini.

[Crediti | Testo e immagine: Medium]