di Vincenzo Pagano 3 Settembre 2013
Oscar Farinetti e Amelia Mazzola

Dove va in vacanza Oscar Farinetti? La domanda è oziosa: milionario com’è il fondatore di Eataly potrebbe andare ovunque. Consapevoli che esistono domande più urgenti, e peraltro sforniti del suo fotoalbum, ci limitiamo a dire che è un habitué della Costiera Sorrentina.

Lo incontriamo alla Torre One Fire della famiglia Mazzola, all’Annunziata di Massa Lubrense. In visibilio per la cucina tradizionale di Marina Aprea e le performance canterine di Tonino, un fedele alunno di Peppino di Capri.

Argomento della chiacchierata: l’inaspettato cambiamento di rotta per cui non si trova più qualcuno disposto a parlare bene di Eataly nei blog gastronomici (tendenza alla quale, per la verità, Dissapore non è estraneo).

D: Tutti contro Eataly di questi tempi?
OF: Succede, sei sotto i riflettori e tutti vogliono il massimo. È giusto e noi li accontentiamo.

D: Quale aplomb! Niente invidia, voglia di protagonismi, paura di monopolio?
OF: Eataly fattura in Italia 100 milioni di €. Prevediamo di arrivare a 200 milioni nel 2014. Il settore del cibo per l’Italia vale 180 miliardi, 120 sul mercato nostrano, 60 all’estero. In pratica rappresenteremo lo 0,11%.

D: Altri motivi che spingono a scrivere – male – di Farinetti / Eataly?
OF: Siamo interessanti. Ci sono tanti che ci blandiscono e altri che sono fortemente critici. Dissapore è uno dei miei preferiti, lo leggo e mi piace lo stile. Anzi, un saluto a tutti! Si creano anche situazioni, rapporti di lavoro o personali che si modificano nel tempo. Siamo una realtà in evoluzione.

D: Se fosse il modello Eataly ad avere problemi?
OF: Al fondo di tutte le critiche possiamo trovare un comune denominatore. Eataly è cambiata, meglio, si è ingrandita. Fino a quando eravamo solo a Torino andava bene. Ora chi ci critica ci vede come una catena, il diavolo, il fast food. Noi ci siamo sforzati di non fare cloni, ma fratelli. Ogni Eataly ha dei tratti comuni, ma poi sono le specificità a renderlo unico nel mercato e rispetto ai suoi fratelli. È questo il motivo principale per cui leggete critiche che hanno come premessa “Eataly mi sta antipatica”

D: Soluzioni per “Eataly mi sta antipatica”?
OF: Il messaggio sarà rafforzato a partire dal nome. Non chiameremo Eataly con il nome della città ma con quello che vuole esprimere. Eataly a Milano sarà Smeraldo, a Roma bellezza e così via fino a creare una mappa dei contenuti oltre che dei luoghi.

La Torre di Massalubrense

Monica Sarnelli, l’altra protagonista della cena spettacolo alla Torre, sta cantando la sigla di Un posto al sole. Atmosfera rilassata per Oscar Farinetti che ha in programma una raffica di aperture in Italia e all’estero con Dubai, Istanbul Chicago Milano.

Né sembra preoccupato che da Eataly Roma sia andato via il direttore Gerome Bourdezeau.

Ma basterà cambiare nome per dare un segale segnale agli integralisti, gli impallinati di Eataly, però quando era piccolo e lo conoscevano solo loro?