di Cristina Scateni 29 Gennaio 2013
innamorarsi di un ristorante

Un giorno qualcuno ti chiede la classifica dei ristoranti che ti sono nel cuore. Tu una classifica non la vuoi fare e non la farai. Perché anche se, oltre che poeti, santi, navigatori, allenatori di calcio siamo tutti critici gastronomici, per te quello è un pezzo di vita. Sono ricordi, una serie di piccole scintille, uguali alle emozioni, che abitano in te. Non sai cosa dire, come quando qualcuno ti chiede il fidanzato che hai amato di più o se vuoi più bene a mamma o a papà.

Cercando di rimanere fedele a me stessa, di evitare inutili classifiche, mi sono chiesta lo stesso quali sono le molle, qual è il tic dell’innamoramento da ristorante, cosa lo fa entrare nella memoria o per quale piccolo insignificante particolare lo ricorderemo per sempre? Come fanno i ristoranti ad aggiudicarsi un posto nelle nostre segrete e nascoste classifiche del cuore?

Partiamo dai punti fermi, attraversiamo le varianti personali, planiamo nell’ovvio e proviamo a capire.

Il primo ristorante stellato è come il primo bacio. Sorprendete, ha dentro lo stupore di qualcosa mai provato, mai visto. Cosa, dipende da noi. Per alcuni sarà il luogo, l’ambiente, per altri “quel sapore”, inaspettato, sublime, per altri ancora i colori, le forme e la presentazione del piatto. O magari il cestino del pane, che così buono e bello non l’avevamo mai visto.

Dopo il primo ristorante, che vince facile e si ricorda per sempre, il resto è un gioco aperto. Nel mezzo ci siamo noi e le nostre attese, percezioni, stati d’animo, contaminazioni, preferenze, provenienze.

Uno dei miei parametri è chi vince il gioco della memoria. Un po’ come quando esco dal cinema, appena uscita dal ristorante non riesco a dare un giudizio profondo. Ho bisogno di pensare e capire. Capisco subito se ho appena vissuto un’esperienza positiva, ma quasi mai riesco a pararne. Dopo qualche tempo, so bene che chi sopravvive ai ricordi, c’è, ha lasciato il segno che me lo farà ricordare. Ci sono ristoranti dei quali ricorderò per sempre alcuni piatti. Anche dopo 10 anni.

Alcuni sono colpi di fulmine. Il risotto al pomodoro e limone candito di Gennaro Esposito, la parmigiana di pesce bandiera di Ciccio Sultano, il baccalà di Moreno Cedroni, il fritto di pesce di Mauro Uliassi, la crema di scarola con mollica di pane nero di Antonino Cannavacciuolo, l’agnello di Cristina Bowerman, il risotto allo zafferano di Gualtiero Marchesi, ma anche il soffritto di Cibi Cotti a Napoli. Quelli sì, sono i veri colpi al cuore, esplodono non appena infilata la forchetta in bocca. Li amerai per sempre.

Ci si innamora dei luoghi e delle persone, di una famiglia intera anche. Quando si va al ristorante Don Alfonso, per esempio, si vorrebbe rimanere per sempre con la famiglia Iaccarino, magari piantati come un ulivo nella terra della loro azienda agricola affacciata sul golfo di Napoli.

In alcuni altri luoghi ci si sente in pace con il mondo e con la natura, come dopo essersi seduti in uno degli sgabelli del Clandestino a Portonovo. O forse segretamente derubati di un sogno, perché noi il ristorante sulla spiaggia ce l’eravamo immaginato proprio così (e speriamo che il sogno torni a vivere presto a dispetto delle onde anomale).

Di certi ristoranti ti ricordi il vino. Ti ricordi anche degli occhi o della mani del sommelier o delle parole scambiate, della sua cantina e dell’odore di tralci di ciliegio, la polvere, l’umidità.

Oppure ti innamori di un profumo, come di fronte alla brioche del Caffè Sicilia di Noto, che ti fa dimenticare anche la granita.

Poi ci sono gli ultimi, quelli in cui ti senti a casa. Ci rimarresti per ore, a mangiare, parlare, stare, ancora mangiare e ricominciare così nel valzer del ristorante perfetto.

In generale, si potrebbe dire che quando s’innesca la scoperta, quando qualcosa ci ha stupito, quando non credevamo di essere colpiti, quando abbiamo riconosciuto un sapore, o l’abbiamo ritrovato interpretato come non credevamo, quando ci siamo trovati di fronte agli assoluti, quando qualcosa ci ha fatto spalancare gli occhi come a 4 anni, si potrebbe dire che sì, quello è il momento dell’inscrizione di un ristornate nei ricordi.

A voi come capita? Cosa vi fa ricordare di un ristorante o cosa vi innesca l’innamoramento?