di Massimo Bernardi 20 Luglio 2010

Sono tra noi, somigliano a noi, parlano come noi. Ogni volta che ne scopro una resto basito, materia e anti-materia che si incontrano. Cerco di essere tollerante e di nascondere lo shock ma loro, le persone che non amano il cibo, quelle per cui un gelato e un gelato da Biancolatte a Milano sono la stessa cosa (ora e sempre lodi alle sorelle Di Sarro), non si comportano in modo tollerante con la mia ossessione.

Capisco che posso essere noioso. Racconto a chiunque incontro cosa ho mangiato a pranzo, l’altro giorno un’amica che non mangia — no, lei si nutre alla rinfusa — ha detto di rivolere indietro il suo tempo. E c’è sempre gente che si sorprende quando prendo a morsi un limone della costiera, buccia inclusa: spuntino ideale di un lungo viaggio in treno.

Okay, la faccio corta, volevo sapere da voi, fratelli gastrofanatici, come gestite gli incontri con i vostri opposti. Conoscete e frequentate gente con poco o nessun interesse per il cibo e la cucina? E cosa succede quando state insieme? Avete mai provato a convertirli?