di Camilla Micheletti 10 Marzo 2014
Birre artigianali e pizza

La chiara alla spina qualunque (mediamente insulsa e leggerissima) e la pizza: il connubio con cui siete cresciuti. Quella storica e consacrata consuetudine valida fino a quando il mondo non presentasse un gastrofighetto ad ogni angolo. E un beer-geek all’altro.

Pensavate di averla fatta franca, l’altra sera in pizzeria, quando, presi dai più famelici istinti e colpiti da sete atavica, dopo un veloce sguardo al menù, avete ordinato direttamente “una media”. Per bacchettare le vostre pigre consuetudini ci siamo rivolti al Birraio dell’anno 2013: Luigi D’Amelio di Extraomnes, conosciuto da tutti come Schigi.

Chi meglio di lui, per farci da Cicerone alla scoperta del modo più giusto per sfatare i miti di questo abbinamento tanto classico quanto, ahimè, sbagliato.

“Non c’è niente di più errato che ordinare la birra media chiara industriale”. Schigi è categorico, e io un po’ mi vergogno perché, lo ammetto, a volte ho ceduto alla tentazione.

Ma non è per pregiudizio da birraio che ci sconsiglia di abbinare questo tipo di birra alle pizze: “Di solito la birra chiara nelle pizzerie è molto amara, ghiacciata e estremamente gassata, tutte caratteristiche che fanno letteralmente a pugni con l’acidità del pomodoro”.

pizza fiori

Regola numero uno, quindi, una buona gradazione alcolica: 6 – 7 gradi almeno. Per reggere i sapori forti dati dagli ingredienti della pizza, intendiamoci. Amanti della birra leggera, scansatevi, prego.

Altra regola generale: va bene la moda delle APA (American Pale Ale) che ha letteralmente conquistato i beer lovers qua in Italia. Ma quando si mangia la pizza la luppolatura, che dà il caratteristico sapore amaro e erbaceo alla birra, non deve essere troppo evidente e troppo marcata, altrimenti va a coprire i gusti. Va bene forse quando ordinate una pizza al ristorante cinese sotto casa (sì, alcuni si spingono a tanto), ma provate a immaginare spendere 15 euro di pizza e poi non sentire neanche il sapore.

Meglio procedere con ordine, guardando alla pizza che avete scelto.

pizza e birra

1. Pizza margherita. Ambershock di Birrificio Italiano.

“Con la regina della pizza andiamo sul sicuro con le bock, birre a bassa fermentazione dove la morbidezza data dall’alcol va a sposarsi con l’acidità del pomodoro, senza però contrastarla. Questa birra in particolare, una versione più alcolica (7%) della forse più diffusa Bibock, è perfetta per ripulire la bocca dalla grassezza della versione con pomodoro e mozzarella”. Una birra che, come fanno sapere dal Birrificio Italiano, “Bevo quando mi sento particolarmente gagliardo”. Fugge la solitudine, ama la compagnia, perfetta quindi per una delle occasioni più conviviali che ci vengono in mente. La pizzata con gli amici, appunto.

pizza prosciutto

2. Pizza al prosciutto / ai quattro Formaggi. Winterlude del Birrificio del Ducato.

“Per una pizza più impegnativa abbiamo bisogno di una tripel di ispirazione belga. Un tipo di birra a alta fermentazione rifermentata in bottiglia dove l’alcol sale (8,8 %) per rispondere alla sapidità di ingredienti come il prosciutto o i formaggi più importanti, come quelli erborinati”. Si sa, è l’inverno la stagione in cui si tende a “caricare”  la pizza di ogni ingrediente che ci viene in mente: più ricca è, meglio ci sentiremo. La Winterlude è infatti una winter warmer: ci aiuterà a sopportare la stagione fredda, riscaldandoci in attesa che lo faccia il sole primaverile.

pizza napoletana

3. Pizza napoletana. Extra Brune di Maltus Faber.

“Serve una birra coraggiosa – e in effetti bisogna essere sprezzanti del pericolo per scegliere di mangiare le acciughe e rischiare di incorrere in diverse ore in cui non richiederemo che acqua frizzante – Una scura non tostata, che rimanga dolce, è perfetta. La Extra Brune associa al salato, dato dall’acciuga, la dolcezza e le note rotonde di frutta secca”.

pizza marinara

4. Pizza marinara. Zona Cesarini di Toccalmatto.

Una birra meno alcolica (6,6%) una Pacific India Pale Ale. In questo caso facciamo un’eccezione con i luppoli e sposiamo la moda di chi li vuole riconoscibili, sebbene qua restino morbidi: “Per questa pizza, che sembra inoffensiva ma è tutt’altro – provate a chiedere a chi, volendo stare leggero, l’ha ordinata al primo appuntamento –  serve una birra non troppo strutturata ma d’impatto. Una birra dal corpo dolce e molto profumata, per una pizza che lo è altrettanto, con i sentori tropicali e agrumati che si vanno a incrociare con quelli dell’aglio e dell’origano. L’abbinamento aromatico che ne deriva è perfetto”

Non ci resta che provare. La cosa bella è che non sono birre introvabili, ci assicura Schigi. La birra perfetta per un piatto esiste sempre. Ma a volte sono bottiglie che neanche i birrai hanno.

Sospettando che non siete così complicati vi giriamo la palla: quali birre artigianali (e non) amate bere con le vostre pizze preferite?

[Immagini: Vincenzo Pagano, Scatti di Gusto, Il Denaro, Dry]