di Adriano Aiello 24 Marzo 2014
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Princi non ha retto l’urto. Di cosa? Della modernità, ovvio. E di quella cosa confusa, magmatica, spesso funerea, quasi sempre evocata a sproposito, chiamata democrazia del web. Che, a furia di sberleffi ed entrate da tergo sul prezzo e la qualità della pizza, ha incrinato il matrimonio epico tra la Milano che lievita e il principe della pizza Franco Pepe.

Anche se la prima picconata arrivò da Valerio Visintin.

Da allora la mattanza indicibile: foto di scontrini con il sangue di Landini, birre esose servite in bicchieri discutibili, dibattiti esaltanti sul tema “questo cornicione è gommoso o non capisco nulla di pizza napoletana?”, critiche al servizio, campani che insorgono, blog che litigano, milanesi depressi dalla capacità dei propri concittadini di assorbire acriticamente qualsiasi moda.

Princi in Pepe però gira a pieno regime. Ma non si vive di soli incassi a quanto pare. Così, dopo aver abbassato i prezzi della margherita da 11 a 9 euro, l’Armani del pane è passato al contrattacco e ha commissionato un sondaggio (costato quanto i debiti di Roma) per scoprire chi fosse l’uomo giusto per la rinascita.

bonci

Una sola risposta è giunta. Forte, chiara, inequivocabile: Gabriele Bonci.

L’uomo con le mani più grandi d’Italia dopo Gianni Morandi, ma soprattutto l’uomo che è riuscito a convincere tutta Roma che prima di lui nella capitale non si mangiava pizza al taglio, è il nuovo consulente di Princi. E ha due parole d’ordine: diversificazione e forno elettrico.

Ecco come si svilupperà l’offerta di Ponci, questo il nome dello spinoff originale, ubicato dentro il Duomo di Milano e con un’offerta divisa in quattro menù, dal chiaro rimando al quadrato semiotico.

Menù Bocconiano.
Il problema caro prezzi di Princi è stato identificato nella sua estensione indiscriminata, piuttosto che nella sua esistenza. Secondo un altro sondaggio, non meno economico del precedente, è emerso che il milanese doc ama spendere cifre iperboliche per lo street-food. Bonci ha quindi pensato a tre pizze per soddisfare la clientela più alta, tutte servite direttamente sul tavolino in pietra senza tovaglia.

1) Focaccia con fior di sale aromatizzato e olio a congelamento immediato appena franto: 14 euro.

2) Margherita con mozzarella Vannulo e pomodoro a km 0: 22 euro.

3) Pizza di stagione (attualmente ripiena di trevisana, asparagi, carciofi e burrata): 38 euro.

Birra consigliata: birra acida direttamente prodotta da Ponci: piccola 8 euro; media 15; grande 25.

Questo è l’unico menù accessibile a tutti. Per gli altri è necessario dimostrare di non avere la residenza a Milano

Menù nazional-popolare.
La popolarità data a Bonci dalle sue apparizioni televisive alla prova del cuoco ha portato alla creazione di una proposta dal grande appeal e dai pochi fronzoli. Slogan: tradizione e gusto come se piovesse. La pizza è servita su grandi piatti di carta

Romana: Classica base rossa con capperi e acciughe, ma con scritto a pennarello sul piatto “Non ce ne frega un cazzo delle Alici di Cetara”. Costo, 6 euro.

Patate e salsiccia: pronta a diventare il cavallo di battaglia di Ponci. Costerà 7 euro; 10 se accompagnata da stornelli romani e frasi di scherno verso Milano.

Birra consigliata: Moretti doppio malto in bottiglia da 66cl: 5 euro

Menù extracomunitario.
Qui la missione è quella di far scoprire ai tanti concorrenti egiziani (e non solo) la qualità della lievitazione a regola d’arte, corteggiando il palato dei loro clienti abituali. Servita sulla carta da forno.

Capricciosa: brandizzata Eurospin con tutti i condimento sott’olio: 5 euro

Assassin: lisergica commistione di wurstel, salame, pancetta, speck a dadini, mortadella, emmental, grand mix grattuggiato, maionese, fagioli, aglio, cipolla e tonno su base margherita, con le sottilette al posto della mozzarella: 6 euro

Birra Hollandia piccola compresa nel prezzo

Menù fai da te.
La grande novità di Ponci è l’autocottura. Nella grandissima sala del Duomo di Milano sarà disponibile una saletta per chi vuole stendere e infornare la pizza da solo. A disposizione, 400 vasetti per gli ingredienti dalla cui combinazione viene stabilito il prezzo (dai 5 euro per 2 ingredienti a 45 euro per chi supera i 10).

Presenti più di 300 birre tutte al prezzo democratico di 10 euro.

[Crediti | Immagine: Facebook]