di Cristina Erdas 18 Aprile 2013
Prada, fast food

Così come molti italiani per il calciomercato, io ho la passione per il ristomercato, la sua versione foodie. I cuochi prendono il posto dei calciatori, i ristoranti diventano le squadre e i proprietari i presidenti.

A rubare la scena, oggi, sul mio virtuale bancone da bar sono i recenti movimenti di questi cinque ristoratori, tutti neo tranne uno:
1) Prada
2) Marzotto,
3) i fratelli Stoppani,
4) Ezio Greggio
5) Ravizza

1) Prada, ne avevamo già dato notizia, ha deciso di mettere i suoi diavoli all’ingrasso allestendo una food-hall in Galleria a Milano al posto di McDonald’s, e comprandosi (forse) la storica pasticceria Cova. L’obiettivo? Rubare lo spazio riservato al cibo nei fashion blog e spingerne i curatori a evolversi in gastro-truzzi (cit.). Sinceramente? Avrei preferito una modella taglia 46 con in mano una fetta di farinata allo stracchino.

2) Marzotto, un’altra griffe, si è appena presa tutta Peck completando la scalata iniziata nel novembre 2011, quando aveva acquisito la maggioranza della salumeria di lusso, simbolo di Milano come il Duomo, la Scala, il Corriere e la Bocconi. Il piano del nuovo amministratore unico prevede l’apertura di punti vendita nel mondo, iniziando da Stati Uniti, Russia e Regno Unito. Un consiglio? Meditare anche su Venezia, così sulle vetrine potrà scrivere “Milano-Roma-Venezia-New York-Parigi-Londra-Tokyo” e potrà sentirsi alla pari con tutti gli altri custodi del lusso in giro per il mondo.

3) I fratelli Stoppani, forti della liquidità proveniente dalla cessione di Peck comprano il marchio “Il Salumaio di Montenapoleone”. Un nuovo inizio? Sì. L’intenzione? Prendere le realtà emergenti (dal punto di vista economico) e formarne i gusti avvicinandoli alle eccellenze italiane. Quindi i nuovi ricchi andranno a scuola dai fratelli Stoppani e, fatta sufficiente esperienza, andranno a spendere i loro soldi da Peck? Sarebbe uno scenario interessante.

4) Ezio Greggio si farà prossimo proprietario di una catena di ristoranti negli States. È lui o non è lui? Ma cerrrto che è lui, l’ultimo dei personaggi del mondo dello spettacolo desideroso di sbarcare nel mondo della gastronomia con il proprio portafoglio. E quando dichiara: “E’ nato questo progetto affascinante che mi vedrà fondatore, promotore e testimonial del cibo italiano nel territorio americano. Un ristorante dove si farà la spesa a tutte le ore del giorno e della notte con i nostri prodotti tipici. Non proprio come il mitico Eataly di Farinetti, sarà un ristorante più intimo, dove ti senti a casa tua, mangi bene e spendi poco.” Sento nuovamente le visioni cogliere la mia mente. Non ci sono già abbastanza comici italiani a far parlare dell’Italia nel mondo?

5) Ravizza a Milano si ritrasforma. Nata come armeria, oggi è celebre per la produzione sartoriale e per essere il punto di ritrovo obbligato per quanti vogliano essere perfettamente eleganti anche durante una battuta di caccia, domani sarà anche un bistrot che tenterà di rilanciare la movida nella zona e avvicinare nuovi clienti ai propri prodotti. Cacciatori che discutono d’arte venatoria all’interno di un negozio di vestiti e tenendo tra le mani un aperitivo? Solo a Milano.

Di questi cinque nomi, o meglio cognomi, solo uno (Stoppiani) è da sempre legato al mondo dell’enogastronomia, gli altri provengono dal mondo della moda (Prada, Marzotto, Ravizza) e dal mondo dello spettacolo (Greggio). La moda dell’enogastronomia ha colpito ancora una volta? Sì, ma non solo.

In tempo di crisi, dove ogni possibile guadagno è una trincea da difendere alla baionetta, sembra normale cercare di far proprio un mestiere esercitato da altri. Più sicuro dell’oro, più stabile del mattone, più interessante dell’acquisto delle opere d’arte è legarsi al mondo del cibo. Mi sembra di sentire i loro pensieri, “se ci riescono tutti perché io non dovrei riuscirci?”

Già, perché?

[Crediti | Link: Dissapore, Corriere Milano, Italia chiama Italia, Il Giornale. Immagine: Home town humblepie]