di Riccardo Campaci 7 Aprile 2015
Cacca del bambino, Felizzano

DOC, DOCG, IGP, KGB, DDT e BVS, le denominazioni italiane si sprecano; a ogni prodotto tipico la sua tutela, una tutela tanto specifica che esiste l’acronimo De.Co. che identifica le denominazioni comunali, cioè prodotti e produzioni artigianali (non solo gastronomiche) tipiche di uno specifico comune.

Essendo 8.047 i comuni italiani, potete solo immaginare quale sia il potenziale di questa denominazione. 

Le denominazioni comunali però danno anche soddisfazione: oltre a farci conoscere produzioni tipiche, insospettabili e davvero di nicchia, sono un’inesauribile fonte di stupore, sorpresa che ascende a partire dalla mera nomenclatura, a volte ai limiti dell’immaginabile.

Abbiamo individuato alcune De.Co. dai nomi bizzarri, per una Top 5 che abbraccia l’intera lunghezza del nostro stivale fra anatomia, biblicità, vocazioni e deiezioni.

5. OSSO DELLO STOMACO (Lonato, BS)

Osso dello stomaco, lonato

Detto anche “òs de stòmech” nel dialetto della zona di Lonato, l’Osso dello Stomaco, diversamente da quanto potreste pensare, non è un osso da lanciare al vostro cane, ma un succulento salume realizzato con alcuni pezzi d’osso del maiale.

D’altronde, si sa, del maiale non si butta via niente, nemmeno l’osso dello sterno, che viene messo a marinare per un giorno in un mix di vino rosso, sale, aglio, pepe, noce moscata e cannella.

Una volta macerato, viene spezzettato in varie parti ed inserite all’interno dell’impasto, realizzato con le classiche parti suine, sia magre sia grasse, innaffiate da grappa e arricchite con spezie, chiuso nella vescica del maiale, legato in otto spicchi e fatto asciugare.

L’Osso dello Stomaco si cuoce poi come un cotechino, per circa due ore, e gustato caldo. Non ci vuole quindi pelo sullo stomaco per gustarsi l’Osso dello Stomaco.

4. SERPE DI CINGOLI (Cingoli, MC)

Serpe di Cingoli

Il dolce è tentatore, come la Serpe, quella del peccato originale, cui si ispira la Serpe di Cingoli, un dolce che ha preso forma proprio pensando al biblico rettile che ci ha condannati tutti ad un vita di sofferenze.

Per vendicarsi, a Cingoli la serpe, anzi “Lu Serpe”, lo impastano, la edulcorano e se lo mangiano.

La ricetto nasce dal Monastero delle Monache Clarisse della zona, che per prime hanno dato vita a questo dolce tipico da preparare nelle feste.

La preparazione prevede un disciplinare ferreo, da clausura, con l’uso di albume d’uovo locale, cacao in polvere, mandorle italiane, limone e zucchero. La pasta esterna invece è realizzato con farina di grano, tuorlo d’uovo, latte, zucchero semolato, margarina vegetale, limone, vaniglia e lievito.

La pasta viene modellata a e decorata a forma di serpente, pronto a prenderci nuovamente per la gola.

3. SISE DELLE MONACHE (Guardiagrele, CH)

sise delle monache

Le Sise (Tette) delle Monache sono una specialità dolciaria di pan di spagna e crema realizzate a Guardiagrele, ma a ben guardarle sembrano un po’ strane: se sono tette, perché sono tre? tre tette? come la mutante del film Total Recall?

In realtà il terzo seno sembra derivare dal fatto che le monache della zona usassero inserire una pallina di stoffa o altri oggetti fra i seni, per rendere meno evidente la loro prosperosità.

Non tutti però sono d’accordo con questa versione dei fatti; il dolce potrebbe essere stato inventato semplicemente dallo chef Giuseppe Palmerio, che le chiamò “Tre Monti” in omaggio a tre cime della Maiella, per poi essere ribattezzato da Modesto Della Porta “Sise delle Monache” in virtù della loro candida freschezza. Della Porta frequentava strane monache, forse l’ordine della Trinità della Mammella.

Il dolce è realizzato con albumi d’uovo, zucchero, farina per il pan di spagna; latte fresco, uova, farina, zucchero e limone per la crema il tutto spolverato con zucchero a velo.

2. MINNE DI VIRGINI (Sambuca di Sicilia, AG)

 

Restiamo sempre in tema, dalle sise alle minne. Si tratta sempre di un dolce, sempre di tette, ma questa volta le tette sono correttamente due e non sono più di monache ma ragazze vergini di Sambuca di Sicilia, paese in provincia di Agrigento.

Le minne hanno un’origine molto meno maliziosa, in realtà anche questo dolce ha natali religiosi, ideato dalla creatività Suor Virginia Casale di Rocca Menna nel 1725 in onore delle nozze del figlio della marchesa di Sambuca.

Così Suor Virginia descrive il suo attimo di ispirazione:

Guardavo questa mattina dalla finestra della mia stanzetta le colline che si susseguono dalla Valle dell’ Anguillara sino alla collina del Castellaccio e alla costa della Minnulazza. La forma delle colline mi ha suggerito che noi dovremmo presentare ai marchesi un dolce che abbia la forma e, in quanto al contenuto porti la dolcezza di questa terra. Insomma un dolce paesano, ma prelibato, fine che susciti nel momento del degusto l’istinto del sentimento, ed elevi al tempo stesso lo spirito

Realizzate con farina, zucchero semolato, margarina, uova, zuccata, cioccolato, zucchero a velo, succo di limone ciliegie candite e crema di latte, il dolce è abbastanza conosciuto, tanto da meritare una citazione pure nel libro Il Gattopardo.

1. CACCA DEL BAMBINO (Felizzano, AL)

Cacca del bambino, felizzano

Con un nome così, viene subito l’acquolina in bocca. Questo succulento piatto prende vita a Felizzano in provincia di Alessandria, e le sue fattezze danno ragione a chi ha deciso di appioppargli quel nome, ricordando molto da vicino l’effetto di un’influenza intestinale.

Detto anche “Puvrà”, gli ingredienti del piatto sono interiora di pollo soffritte e brodo, e viene solitamente prodotto e consumato la sera della Vigilia di Natale. Oh, insomma, c’è chi alla Vigilia si fa il suo bel cenone a base di pesce, e chi qualche scorpacciata di Cacca di Bambino.

L’etichetta De.Co. è stata guadagnata nel marzo del 2010 ma con un nome così sarebbe stata più adatta la denominazione De.Fe.Co. (scusate, non ho resistito a questa battuta priva di De.Co.Ro).

[Crediti | Link: Dissapore, immagine di copertina: Coquinaria]

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