di Carlotta Girola 12 Agosto 2015
Pizza a Napoli

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando sceglievamo dove trascorrere le vacanze in base al fatto che si vedessero o meno i nostri piedi immersi nel mare. No, ora i tempi sono diversi e siamo costretti ad ammettere che la nostra piccola (e gestibile – respira, respira, respira) ossessione ha preso il sopravvento, il cibo occupa un posto importante dalla pianificazione fino all’ultimo giorno di vacanza.

A volte anche dopo.

E questo semplicemente perché il cibo è vacanza, il cibo è viaggio, il cibo è esperienza. No, non esagero e se pensate che lo stia facendo (respira, respira, respira), allora significa che siete fatti di un’altra pasta e che voi e io, da questo punto di vista, abbiamo poco da spartire. Ma secondo me, se siete qui un po’ ci somigliamo.

IL PRIMA

mercato del pesce in Vietnam

E comunque, c’è chi a questa conclusione ci è arrivato ben prima di me o dell’articolo del Guardian che ha ispirato questo post.

Le guide turistiche, ad esempio: in primis la buona e cara Lonely Planet che ci è venuta in aiuto quella volta che stavamo per morire dalla voglia di sushi. Ci avete fatto caso? Le versioni più recenti delle guide sono piene zeppe di consigli gastronomici, oltre ad essere state dotate di ampio vocabolario per salvarsi la vita in qualunque circostanza: ad esempio quando non sapete cosa diavolo ci sia scritto sul vostro menu.

E poi c’è la sezione degli eventi: quando la guida vi consiglia cosa fare per vivere le esperienze locali più folk, ci trovate sempre una rassegna gastronomica, un festival street food, una festa nazionale dove il piatto tradizione è questo o quello.

Altro fattore non trascurabile: cercare su Instagram.

Se ashtaggate (hashtaggate?…) “Thailandia” ad esempio, con un solo colpo di pollice, dopo i pettorali depilati di qualche adone e le foto di plastica di qualche spa, ecco i piatti. E via che parte il turbine di quello che potreste assaggiare se sceglieste come meta la Thailandia.

Non importa se non capite nemmeno cosa siano: siete già proiettati con le gambe sotto il tavolo per capirlo dal vivo.

IL DURANTE

Lisbona, fermata autobus

Tra una rovina archeologica e una visita nei musei d’arte, per caso, vi capita di infilarci un tour al mercato? Siete forse di quelli che vanno alla ricerca del baracchino di street food di cui avete letto sul web? Sapete già dal mattino quando vi svegliate e vi rendete conto di essere in vacanza quale specialità locale assaggerete a cena?

Ecco, allora fate parte del gruppo food-holiday.

Si parte dalla colazione, nel tentativo (inizialmente timido) di toccare con mano la cultura del luogo: partono le colazioni salate che a casa non vi sognereste nemmeno. Oppure, ma vale lo stesso, camminate per tutto l’East Village alla ricerca di un cappuccino come Dio comandi e, alla fine della vacanza, siete in grado di stilare una classifica dei cappuccini di New York degna di Dissapore.

Mia madre, ad esempio, sbava sui cataloghi vacanze quando vede le piramidi di frutta tropicale; il mio ragazzo cerca il cornetto anche a latitudini improponibili; io invece mi faccio del male e vado a mangiare a Little Italy sapendo che me ne pentirò.

Non importa cosa vi piace o se siete tipi da campeggio o hotel 4 stelle: il cibo, o la sua ricerca, disegnerà le rotte del vostre viaggio.

Sul diario di viaggio che tengo in vacanza, ad esempio, ci sono scritte un sacco di cose trascurabili e personali, ma anche cosa e dove ho mangiato, perché non voglio dimenticarlo. Come quella volta in Bulgaria, anzi per la precisione in the middle of nowhere sui monti bulgari in cui l’unico piatto disponibile in un rifugio erano dei rognoni in umido con qualche fetta di pane, serviti senza acqua da bere e alla cifra di 2 euro a testa (correva l’anno 2013).

Una cosa che non posso e non voglio dimenticare.

Durante una vacanza stanziale (e ancora di più in un vero e proprio viaggio), il cibo è uno dei modi per entrare in contatto con la storia e il territorio, oltre al fatto non trascurabile che è dal cibo che nascono occasioni di socializzazione con la fauna autoctona.

IL DOPO

Mercato del contadino, Perù

Insieme ai ricordi della spiaggia incontaminata o della chiesetta in cima alla montagna, vi siete di certo portati a casa anche un piatto del cuore (a volte anche più di uno). E’ nel tentativo di rivivere le vostre vacanze che tra i vostri piatti di casa probabilmente inserirete anche quello etnico gustato dall’altra parte del mondo.

Personalmente mi è capitato di ritorno dalla Romania: dopo quel viaggio mi è capitato spesso di cucinare la salata de vinete (letteralmente un’insalata di melanzane, ma assomiglia più ad una purea). L’ho mangiata a Bucarest la prima volta, e ogni volta che la preparo a casa mi vengono in mente i chilometri macinati sulla moto per arrivare fino al Maramures.

Invece, da un viaggio tra Texas e New Mexico mi sono portata a casa la guacamole, che rivisito a modo mio, ma che ogni volta mi riporta agli arcobaleni del Nuovo Messico.   

E quindi? La vostra piccola (e gestibile – respirate, respirate ,respirate) ossessione per il cibo quanto conta in una vacanza?

[Crediti | Link e foto copertina: Guardian]