di Prisca Sacchetti 7 Gennaio 2014
Rachida

Aspettatevi il peggio, oggi vi cercheranno tutti, specie quelli che evitate da dicembre con la scusa: “ne parliamo dopo il 6 gennaio”. Ci manca solo Dissapore che scrive esotismo da talent show. Esotismo che?

Non mettiamola sul difficile.

Pensate a Rachida, ribattezzata l’Elsa Fornero di Masterchef, la 47enne originaria del Marocco trasferita da anni a Sorisole, in provincia di Bergamo. Lacrima incontrollata, ansia da padella, vocabolario incerto (grazi, scusa, dilusa, spalli). Ogni volta che i romani la vedono in tivù pensano “A Rachì, ti do una pizza così piangi per qualcosa”.

Pensate a Madalina Pometescu, l’Uma Thurman di Marsciano, in provincia di Perugia. Rumena, 27 anni, in Umbria da quando ne aveva 10, è la fresca vincitrice di Bake Off Italia, il primo talent per pasticceri. Un risultato scontato dicono tutti, troppo sfacciatamente bella Madalina per non vincere.

Pensate a Elhaida Dani, la 19enne di Tirana che ha vinto The Voice of Italy 2013, l’XFactor di Rai 2.

Pensate a Nikola Savic, nato a Belgrado e Jelena Kuznecova, dalla Lettonia, due dei finalisti di Masterpiece, il talent letterario di Rai 3.

Se esistessero, a questo punto gli storici del talent arriverebbero a citare Anbeta Toromani e Kledi Kadiu, i ballerini albanesi che hanno vinto partecipato ad Amici, il talent show di Maria De Filippi.

Insomma, un’ansia da politicamente corretto che agita la televisione e impone sfumature straniere negli accenti e nel colore della pelle, come dire: persino il cooking talent o è esotico o non è.

Se n’è accorto il Corriere della Sera, che l’altro giorno ha contrapposto due opinionisti di diverso avviso. Opinionista numero 1 cinguettava garrulo: “L’esotismo di Masterchef funziona perché oltre alla cucina ci racconta il mondo“. Opinionista numero due invece rimbrottava sferzante l’intoccabile programma di SkyUno. Non senza vagonate di buon senso.

“Quello di Masterchef è un ottimo modo per passare dal politicamente corretto (la giusta presenza degli immigrati in tv) alla caricatura. Che, paradossalmente, si porta dietro un vizio  italiano purtroppo ben radicato: la derisione dell’«altro», la battuta sulle ovvie storpiature della lingua, retaggio di un passato che si fa fatica persino a menzionare. Ecco perché, forse, bisognerebbe rivedere i criteri di questa corsa a inserire gli italiani di altre origini in tv”.

Al Nord, a Firenze, Roma, Napoli e in Sicilia gli accenti degli italiani di altre origini, specie se di ultima generazione, non si distinguono più da quelli dei loro coetanei. La “diversità” ostentata da Masterchef per non fare la figura di programma del terzo mondo, con quel calcare la mano macchiettistico –dall’isterismo chiassoso all’italiano incerto, somiglia a una caricatura poco fedele alla realtà.

[Crediti | Link: Dissapore, Corriere.it, immagine: Agrodolce]