di Olga Mascolo 12 Febbraio 2014
Rachida

Lo confesso. Io Masterchef l’ho visto una sola volta. So di essere in minoranza, anche qui su Dissapore, probabilmente. Ma mi annoia. E la penso come Massimiliano Alajmo, chef de Le Calandre, o come Piergiorgio Parini, chef del Povero Diavolo: fa più danni che cose buone per la haute cuisine.

Io dico che da quando c’è Masterchef, tutti si sentono dei maestri in quello che fanno: dando lezioni a destra a manca. L’avete notato anche voi che da quando c’è Masterchef la comunicazione di #Renzie è più professorale? “Letta, questa non è la tua strada.” (sì, è un dialogo inventato).

Tuttavia, quella volta che ho dato una sbirciata, non sono rimasta insensibile alle grandi verità di Rachida, volenti o nolenti il personaggio di questa terza stagione.

Scopro su di un’intervista su Vanity Fair che Rachida vive nel bergamasco. Non deve avere avuto vita facile, come marocchina, a vivere nel cuore della Padania libera. Rachida è il personaggio che più mi affascina. Così come al liceo avevo un occhio di riguardo per le mie compagne che piangevano durante un compito di matematica in cui avrebbero preso 9. Ma certo, diversamente dalle mie compagne secchione, non sono proprio lacrime di coccodrillo quelle di Rachida: se presenti prosciutto e melone come piatto, non sei esattamente una mistresschef. Sei una che continua a prendere 5 e a non studiare.

Però mi affascina. Perché è donna. Concorre e spinge – nella verità o nell’ipocrisia – gli stereotipi più femminili: le lacrime, l’isteria, la forza di madre, la voce acuta. Non è costretta come la Thatcher a studiare una voce più baritonale per essere in grado di affrontare la politica fatta dagli uomini. E tenete presente che il mondo degli chef è ancora più maschioriferito di quello della politica.

E allora ecco che mi sento di stilare una lista dei punti salienti dell’intervista che ci permettono di contare su di lei per una rivoluzione liberale al femminile. Ci conto, eh.

–      Rachida non è contraria ai commenti del web. “Ognuno è libero di dire la sua, non mi conoscono per come sono, quindi non importa”. Questo è un bene per il Paese. (no, Grillo non c’entra, c’entra la libertà d’opinione)

–      Non finge le lacrime, ma le pensa sul serio. “Durante la gara non mi sforzo di ‘funzionare’ in senso televisivo. Voglio solo essere me stessa e impegnarmi nella cucina”

–      E’ a masterchef per vincere. O per diventare un’opinionista: “Sono a masterchef per cucinare, non per fare amicizia. ”

[Crediti: Sette, Vanity Fair]