di Carlotta Girola 21 Agosto 2015
Bitto, le correzioni di Eataly NY

Non tutto il Beeto vien per nuocere. Solo qualche giorno fa avevamo raccontato il pasticcio del Bitto (Beeto per il popolo di Eataly NY) che aveva scatenato polemiche sul blog de I ribelli del Bitto. In breve, la foto di un turista aveva fatto arrabbiare i produttori che si ponevano qualche questione sulla provenienza del formaggio nel tempio del food Made in Italy di Farinetti nella Grande Mela.

Non per togliere nulla alla “formaggella delle praterie”, ma il Bitto è da sempre cosa assai seria, motivo di infinite discussioni, oggetto del desiderio dei feticisti del formaggio più invecchiato del mondo. Insomma, a parlare di Bitto bisogna sempre stare all’erta, figuratevi se si incappa in qualche errore. E figuratevi se poi la scritta “errore” campeggia sulla faccia di Oscar Farinetti.

Ora è arrivata la risposta alla polemiche da parte dell’ufficio PR di Eataly NY, che riportiamo (in parte) con la difesa punto per punto.

bitto, eataly, new york

1. LA DICITURA: BEETO

Nella risposta si parla di come Eataly si impegni per far conoscere agli americani i prodotti di nicchia alimentari italiani “magari addirittura capendo il motivo per cui un giovane collaboratore di Eataly si sia ingegnato nello scrivere “Beeto”, così da fare l’esatta riproduzione fonetica della parola in inglese, per poterla insegnare ai clienti, e per poter raccontare e vendere il formaggio a un pubblico che vede e riconosce in cio’ che Eataly fa il BELLO e IL BUONO dell’ITALIA.”

Eataly quindi sale in cattedra e insegna l’italiano parlato trasformandolo il slang dalla pronuncia simil-realistica. Va bene, diciamo noi, ma attenzione che così facendo si cade nella trappola della confusione e qualche furbacchione potrebbe anche trasformare la buona fede in un nuovo e originale formaggio che suona bene e razzola male.

Bitto, Eataly, New York

2. LA PROVENIENZA: PIEMONTE

Che il Bitto venga prodotto in Valtellina è cosa che, qui, sappiamo tutti.
“Sicuramente Eataly NY ha commesso un errore (umano), nello scrivere su un paio di cartellini la regione sbagliata di produzione del prodotto, cosa per altro non richiesta dalla legge Statunitense (a volte, purtroppo, i nostri collaboratori Americani confondono le regioni Italiane. Noi continuiamo a educarli constatemente, e spesso ci chiedono il perche’ noi Italiani diamo cosi’ importanza all’origine cosi dettagliata…).
Da sempre cerchiamo di fare del nostro meglio per educare i consumatori e i nostri collaboratori sulla storia, sulle origini e sulla qualita’ dei prodotti che noi vendiamo. Ma siamo pur sempre umani, e lavoriamo con altri umani che, per la maggior parte, di Bitto non avevano neanche sentito parlare prima di diventare collaboratori di Eataly. Che dire: sbagliando si impara!”

Ammissione di colpa apprezzabile, chi lavora sbaglia e nessuno di noi può chiamarsi fuori dai giochi. D’altra parte provateci voi, così su due piedi, a posizionare l’Ohio sulla cartina degli Stati Uniti. Va da sé che un controllino in più, prima di scrivere una castroneria su un cartellino da banco, sarebbe auspicabile.

Eataly New York

3. L’IMPORTAZIONE

“Eataly USA, per questioni burocratiche e legislative e per altre regole americane, non importa direttamente formaggio dall’Italia, ma si rifornisce da importatori e distributori che operano in questo settore e che posseggono tutti i requisiti necessari per poter svolgere tutte le operazioni richieste. Dunque e’ possibile che un Consorzio o (raramente), un produttore non sappia di essere presente nel negozio di New York.
In cinque anni abbiamo creato delle collaborazioni speciali sia con i produttori che con i distributori, che ci hanno permesso di poter importare e vendere alcuni formaggi mai arrivati prima negli Stati Uniti.”

Questa è la premessa necessaria per fare luce su quale sia l’azienda casearia produttrice di Bitto DOP che non aveva idea di essere presente tra i banchi di Eataly a New York.

Bitto DOP

4. NOME E COGNOME DEL “BEETO”

Come riportavamo qualche giorno fa, alcuni produttori si chiedevano quale fosse il Bitto DOP biologico delle foto incriminate. Mancava, a detta degli esperti, l’etichetta rossa che tutti i formaggi del Consorzio devono avere. E allora, come si chiama il presunto Bitto venduto oltreoceano?

“Nel caso del Bitto delle foto citate nell’articolo: siamo riusciti grazie al lavoro di un importatore, Saymour Pondini ad avere in maniera costante IL BITTO DOP dell’azienda “LA TAIADA” di Nicola Bongiolatti, che risulta essere aderente al consorzio del BITTO DOP e ad avere tutti i certificati per la produzione e commercializzazione del prodotto BIO”.

Benissimo: tutto corrisponde. Eataly passa da un importatore, acquista il Bitto DOP biologico certificato e lo rivende, magari con qualche storpiatura di troppo. Non c’è trucco, non c’è inganno. Se non che…

Ribelli del Bitto

5. I RIBELLI RILANCIANO

Fino a qui tutto bene. Nel frattempo i laboriosi soldatini di Farinetti a New York riaggiustano i cartellini, correggono la provenienza e continuano a proporre Bitto DOP ai loro clienti. Ma qualche San Tommaso dal click facile è tornato sul luogo del delitto e ha immortalato di nuovo il banco formaggi, quello “corretto”. La fotografia, però, continua a non convincere gli addetti ai lavori.

Sul blog de I ribelli del Bitto si legge: “Da un presunto Bitto indicato come piemontese, ma dall’aspetto “giusto”, si è passati – stando alle foto riportate da il Giorno – ad un non Bitto indicato ora come lombardo ma dall’aspetto… piemontese. La telenovela di Eataly New York, la più grande vetrina del Made in Italy continua. Saremo “incazzosi” e ribelli ma chi se ne intende di formaggi non potrà non convenire sui nostri rilievi, di natura squisitamente tecnica.”

Gli “incazzossi” dicono che la crosta del Bitto non corrisponde visto che: le efflorescenze fungine di colore grigio chiaro su una morchia di colore bruno-rossiccio non sono state eliminate come avviene nella stagionatura del Bitto, e inoltre il formaggio in questione è stato mantenuto in ambiente molto umido e/o trattato con spugnature, tutto il contrario di quanto avviene nella cura del Bitto.

bitto storico

E ora? E la famosa etichetta rossa del Consorzio dove sarebbe? E, visto che ci hanno raccontato di come funzionano le importazioni di cibo italiano negli Stati Uniti, ci diranno anche dove e come conservano i formaggi a New York?

Saranno anche questioni di lana caprina, ma i Ribelli (che conosciamo tutti come i “precisati” della situazione), dicono che restano in attesa di spiegazioni, visto che “Il Bitto per essere tale e non tarocco deve o avere il marchio bitto e la pelure rossa (Consorzio Ctcb) o, vergata a mano con inchiostro di mirtillo, la dicitura “Bitto storico” e provenire da uno dei 12 alpeggi ufficiali il cui nome (Bomino soliva, Ancogno soliva, Parissolo, Cavizzola, Trona vaga, Trona soliva, Valvedrano, Pescegallo , Foppe, Varrone, Orta vaga, Orta soliva) è impresso sullo scalzo insieme al bollo Ce e alla data. In assenza di questi elementi trattasi di taroccatura. Siamo sempre in attesa di giustificazioni a questi rilievi da parte di Eataly.”

[Crediti | Ribelli del Bitto. Link: Dissapore, il Giorno, Ribelli del Bitto. Immagini: progetto forme, ribelli del Bitto, il Giorno]