di Sabina Tomat 9 Ottobre 2015
Ristoranti e Facebook

Che ci si passi tanto o poco tempo, tutti noi ristoratori abbiamo una bella pagina Facebook dove ci sbizzarriamo con filtri fotografici, inviti a degustazioni, apologie del piatto del giorno e chi più ne ha più ne metta. Facebook è attualmente lo strumento di marketing più popolare e economico in assoluto: ce lo hanno detto ai corsi di aggiornamento e ce lo ha detto anche nostro nipote di dodici anni.

Perchè allora il branzino oggi ha solo 3 mi piace?

Non sempre è facile trasmettere la nostra passione e risultare attraenti come i 10 chef italiani più seguiti su Facebook, specie se siamo presi dal lavoro quotidiano non riuscendo di conseguenza a stare al passo con le esigenze del cliente social.

Fermo restando che Facebook non ce l’ha prescritto il medico e che il successo non arriva certo dai like, possiamo comunque adottare piccoli accorgimenti per dare una sferzata di energia a un profilo un po’ muffito evitando di ammorbare i clienti con post scialbi e scontati.

1. La grammatica, questa sconosciuta.
Il refuso online viene in genere perdonato e spesso non notato. Tra l’altro siamo ristoratori, mica scrittori. Però anche in tempi di comunicazione veloce è importante rileggere prima di pubblicare qualcosa. Molti “amici” del web non sono poi così diversi dai clienti puntigliosi che ci chiedono di cambiare il bicchiere perché ha una leggera striatura di calcare.

2. Siamo tutti fotografi, se vogliamo.
Tutto ciò che esce dalla nostra cucina è super invitante e di per sè fotogenico, però cerchiamo di evitare le foto banali, in bassa risoluzione, prese da angolature infelici. Quelle dove si vede come sfondo il tavolo in inox macchiato di sugo, per intenderci. Spesso un solo particolare del piatto è più suggestivo del piatto stesso.

3. Mettiamoci la faccia!
E’ impressionante vedere quanti profili di ristoranti contengano esclusivamente foto di piatti e nessuna dei titolari e dei dipendenti.
Cerchiamo di umanizzare la nostra pagina con scatti che rendano l’idea del lavoro che stiamo facendo: il cuoco impegnato dietro le quinte, la donna delle pulizie che sorride, la cameriera che fa la mise en place, un selfie con i clienti. Il nostro cagnolino che mangia gli avanzi direttamente da un piatto, quello magari no.

4. Non siamo su un’isola deserta.
(Sfortunatamente, penseranno alcuni). Che sia in campagna, al mare, in montagna o in città, il nostro locale fa parte di un microcosmo che è bene tenere in considerazione, soprattutto quando siamo a corto di idee. Perché non erudire ogni tanto i nostri follower con cenni storici, aneddoti, eventi del territorio?

5. Non siamo gli unici a fare questo lavoro.
Siamo sicuramente i migliori del nostro quatriere/paese/città, però abbiamo anche tanti colleghi che pubblicano e organizzano cose interessanti. Curiosiamo, leggiamo, condividiamo! La solidarietà non ha mai ucciso nessuno, l’invidia sì.

6. Il marketing da quattro soldi lasciamolo a Mastrota.
Promozioni sfacciate, prezzi urlati, super offerte speciali… lasciamo tutto ciò alla fascia pomeridiana di Canale 5. La crisi c’è, è forte, e il prezzo spesso fa la differenza. Ma ricordiamoci che urlare più degli altri, nel web come nel mondo reale, a lungo andare infastidice anzichè attrarre. E poi il nostro lavoro lo facciamo per passione, mica per il vil denaro. No?

7. Aggiornamenti quotidiani.
La scusa “non ho tempo” non deve esistere più. Abbiamo tutti uno smartphone, stiamo anche noi in coda alle poste, in banca, alla cassa del cash and carry…approfittiamone (sia chiaro, non per ciò di cui al punto 9).

8. “Io” non esiste.
L’anima del locale siamo noi titolari, però un ristorante non può scrivere “oggi mi sento particolarmente in forma e vado a fare una passeggiata”. Ricordiamoci che un locale è l’insieme di un tutto che comprende persone, atmosfere, profumi, sensazioni. L’ego qui va lasciato da parte, o perlomeno relegato al profilo personale. Sì, quello con la foto in cui avevamo ancora i capelli neri e la taglia M.

9. Post populisti, razzisti e politicamente scorretti.
Vedi sopra: tutto ciò che ci passa per la mente andrebbe espresso in ambiti diversi da una pagina ufficiale, se non altro perchè non sappiamo mai del tutto chi sono i nostri clienti (attuali o futuri). Opinioni personali, attacchi al sistema e sfoghi vari conserviamoli per gli amici. O per quei clienti a cui permettiamo di fermarsi quando, a luci spente, tiriamo fuori il miglior rhum e quel sigaro portato da L’Avana.

10. Interagire è come il sale, va dosato q.b.
La gente su Facebook scrive, tagga, fa domande e commenti, a volte anche scomodi e offensivi. Rispondiamo cortesemente ma evitiamo di farci provocare e animarci troppo in discussioni sterili. Un dignitoso silenzio, a volte, ci fa fare più bella figura di qualsiasi commento.
In fondo siamo gente che lavora, mica che perde tempo su Facebook.