di Prisca Sacchetti 11 Giugno 2015
Mangiari di strada

Ieri Roma, oggi Milano, domani chissà. Dicono che il concetto di qualità-prezzo sia matematica pura, un “rapporto” e nulla più. Denominatore il prezzo, numeratore, appunto, la qualità.

Ma (per fortuna) la qualità è un criterio che fa variare il rapporto da persona e persona. Gli impenetrabili e personalissimi algoritmi dei redattori di Dissapore hanno deciso che questi, più di altri, sono i quattro ristoranti (bistrot, trattorie, ristoranti veri e propri) che rappresentano meglio non la convenienza in assoluto, ma il rapporto prezzo-felicità.

In una città –Milano– che spesso si lascia abbindolare facilmente da orpelli, chiacchiere, impiattamenti, barbe e orli altezza polpaccio, con caviglia scoperte e senza calzini.

D’O, Via Magenta 18, Cornaredo (MI)

Prezzo medio: 45 €

D'O, Davide Oldani

Per molti, praticamente tutti, Oldani con il D’O, la trattoria che 10 anni fa ha ridisegnato la ristorazione italiana, è il profeta dello chic pratico e accessibile (il menu del pranzo è sempre lì che vi aspetta a poco più di 10 €).

Oltre le apparenze, è un cuoco moltissimo mediatico ma preparato e determinato sino all’ossessione, il cui credo è racchiuso nel piatto più famoso, la cipolla caramellata con scaglie di tartufo nero, trasformata in cipolla caramellata con gelato al grana padano.

Costi delle materie prime dimezzati, gusto esaltato e arriva pure la stella Michelin!

Organizzazione svizzera, piacevolezza delle portate, servizio attento, le sirene del low cost non smettono di ammiccare al D’O, e talvolta, come nel caso della sfera di oliva nera, con mela, cavolfiore, buccia di lime e uovo affogato, la prova di maturità meriterebbe una stella in più.

Davide Oldani

Alla fine le previsioni di spesa si sforano sempre, ma la soddisfazione vale ogni euro speso. Non fate gli improvvisatori della prenotazione, ancora oggi trovare posto nel ristorante di Oldani, che riavremo rinnovato e trasferito di fronte a dove si trova ora all’inizio dell’autunno, non è la cosa più semplice del mondo.

ASOLA – CUCINA SARTORIALE, Via Durini 28

Prezzo medio: € 70

Asola, Matteo Torretta

Iniziamo parlando di prezzi com’è giusto che sia in un post del genere. Ahinoi, la consuetudine milanese di proporre menu degustazione a prezzi più adeguati alla 50 Best Restaurants (classifica dei 50 ristoranti migliori del mondo) anche in posti non blasonati (vedi Unico Ristorante, ma anche i nostri amici di Al Mercato) si è intensificata.

I prezzi di Asola invece sono ragionevoli. A pranzo quasi tutti i piatti si possono ottenere in mezze porzioni, 10 € per i primi, 16 per i secondi, a cena si sta sui 50 €, e va bene specie se consideriamo il fascino del posto.

Siamo infatti nel Brian & Barry Building (no, il fascino non risiede nel nome), nove piani in tutto, due per la terza incarnazione milanese di Eataly, e uno, il nono, per il ristorante dalla strepitosa terrazza esterna affacciata su Via Durini e sui giardini segreti dei milanesi più fortunati.

Asola, milano

Lo chef è (ancora) Matteo Torretta. Persino troppo eccentrico, il cuoco di Rho difficilmente si ferma più di due anni nello stesso posto. Certo, il talento è fuori discussione.

Vista da Asola ristorante

Bastano a dimostrarlo la linguina di Gragnano, aglio, olio e peperoncino su fonduta di parmigiano e zenzero, o il risotto alla milanese con ristretto di carne e midollo in tempura. Bene anche la carne, specie la battuta di fassona piemontese con maionese al balsamico e germogli, o i dolci, con uno dei piatti più noti di Torretta, il tiramisu caldo.

MANGIARI DI STRADA, Via Lorenteggio 268

Prezzo medio: 15 €

Mangiari di strada

Non è la zona più frequentata di Milano, e a meno di lavorare tra questi stradoni e grattacieli bisogna proprio volerci andare da Mangiari di strada, aperto solo a pranzo.

Possibilissimo, per carità, visto che l’angolo di street food creato da Giovanni Zen con il banco di leccornie, i piatti da tutta Italia, il rostiere di fronte alla griglia incarna per noi fissati del cibo, il paese dei balocchi.

Mangiari di strada, Milano

Il problema casomai è scegliere, questo ci avete detto numerosi quando 3 anni fa vi abbiamo parlato per la prima volta dei Mangiari di Strada.

La pappa al pomodoro che finalmente non sembra un pappone di pane molle con i pelati, il quinto quarto, i fritti: mozzarelle in carrozza, polpette, crocché o il pane cunzato siciliano.

Mangiari di strada, piatto

Abbondano le verdure, i vini sono naturali, il caffè di Gianni Frasi meraviglioso com’è non lo macchiano (vedi apposito cartello).

Si ordina, si attende al banco poi si raggiunge un tavolo magari condiviso. Una volta capito lo spirito, questo diventa un luogo dell’anima.

REBELOT DEL PONT, Ripa di Porta Ticinese 55

Prezzo medio: 30 €

Rebelot

Da quando è nato, figliato da una casa madre assai amata dai milanesi come Pont de Ferr, è stato un compendio naturale delle tendenze milanesi in fatto di arredo dei ristoranti, con il bancone dei cocktail, i tavoli e le sedie vintage, le inevitabili pareti con i mattoni a vista.

Tuttavia non stiamo parlando di un vero ristorante, più dell’interpretazione milanese e gastrofighetta dell’idea spagnola di tapas bar.

Chiuso a pranzo ma con lunga apertura serale e certo, modaiolo assai, Il Rebelot è fatto proprio bene. Prendi la cucina impostata dal brasiliano Mauricio Zillo (oggi non più cuoco del locale, come suggerito nei commenti).

E’ organizzata intorno a una lunga teoria di piattini componibili in due modi, alla carta (ma si spende troppo) oppure già programmati. Un crescendo che aumenta di intensità e culmina nel grande menu degustazione: 70 € non sono pochi ma inquadrateli nell’ottica della condivisione.

Rebelot del pont, Cocktail

Comunque non vi aspetta un semplice accompagnamento dell’aperitivo, bensì miniature gourmet come lo sgombro crudo con fiori di sambuco e gelatina di vitello, tonno con chorizo, agretti e crumble di acciughe, agnello con bisque di schie, variazione di pomodoro con tartare di manzo.

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Panorama, sNotes, Noimaitre, Comunicaffè]