di Carlotta Girola 2 Luglio 2015
Menu con e senza prezzi

L’altra sera ero a cena col mio amico M. Sí, cioè, siamo diventati amici, ma prima eravamo colleghi e forse lui ha avuto un deboluccio per me, ma solo una cosa così. Comunque: non ci vediamo da troppo e decidiamo di goderci una cena solo noi due. Diciamo che M. non è un decisionista, forse anche per quello poi non se n’era fatto niente, comunque decido io dove mangiare e prenoto in uno di quei ristoranti particolari, con tavolo per due e vista sulle strade ciottolate del centro.

Fondamentale premessa: non esiste regola de “l’altra volta hai pagato tu“, “stavolta tocca a me” e cose simili. Io e il mio amico, quando ci vediamo, ci riaggiorniamo sulla vita degli ultimi mesi e, solitamente, paga quello che con il lavoro è messo meglio. Sarà anche triste, ma è verità, soprattutto quando entrano in gioco raccapriccianti concetti come “partita IVA”.

Detto questo, torniamo a me e M. seduti a tavola dopo i convenevoli un po’ goliardici tra due amici che non si vedono da troppo.

Accade che il cameriere porta alla sottoscritta appartenente al genere femminile quello strumento obsoleto e retrò del menu senza prezzi. A M., manco a dirlo, arriva invece la lista normodotata.

menu ristorante con e senza prezzi

Era da un po’ che non accadeva, e quasi speravo fosse diventata un’usanza folk ormai poco diffusa, da preservare come reperto di gastro-archeologia. Invece esistono ancora, l’ho visto coi miei occhi.

Con M. si discute della faccenda, lui (che introduce l’inevitabile tarlo del trentenne sotto regime di partita IVA) butta anche lí un “evidentemente pensano che siamo fidanzati, ma che vogliono questi?”

Fino a qualche anno fa, la questione mi pareva anche carina, non so spiegarlo ma in qualche modo credevo fosse elegante. Oggi, con lo spauracchio di Tsipras e dei bancomat affollati, il menu per signore mi sembra un noioso, rancido, inutile ancorarsi a qualcosa che non esiste più.

Non esistono più gli uomini di una volta, non esistono più nemmeno le donne di una volta (farmi pagare una cena mi imbarazza da morire, un giorno scoprirò anche il perchè), non valgono più i galatei del portafogli e tutte le manfrine per signorine con la borsetta.

Esiste solo, per me, il “paga chi ne ha voglia”, o il “facciamo alla romana” che ormai vale anche a 600 chilometri da Roma.

Vi prego, ristoratori che vi trincerate dietro convenevoli fuori tempo massimo, smettetela di mettere in imbarazzo coppie di amici, conoscenti, finti amanti e quant’altro. Non chiedetevi più chi deve pagare questo benedetto conto, lui, lei, tutti e due. Se il menu senza prezzi per il genere femminile è stato una tradizione italiana, il Medioevo del sesso forte è finito da non ricordo quando, e gradirei poter decidere se un piatto è troppo caro anche se porto la gonna.

Al mio amico M. dico grazie per la compagnia. Se Equitalia non torna a scombinare i piani ha detto che la prossima volta paga lui.