di Carlotta Girola 2 Luglio 2014
Cliente arrabbiato

Capiamoci subito: voi siete di quelli che se al ristorante un piatto vi arriva freddo lo rimandate indietro? O piuttosto fate parte della foltissima schiera di Io mangia e poi “massì, vabbeh!”? Siete di quelli che non ne lasciano passare una o di quelli che optano per il dispetto non-retroattivo “in questo posto non mi vedono più”?

“Io mangio, io pago.” Al ristorante questa equazione è logica e corretta, perfetta perché è il frutto di una reciprocità equilibrata. Quando però qualcosa va storto e la bilancia pende, significa che l’equilibrio perfetto si è rotto e che qualcuno non ha rispettato i patti.

8 volte su 10 si tratta del ristoratore, le altre 2 sono quelle in cui i clienti sono talmente insopportabili e cafoni da giustificare la loro cacciata (sono stata troppo larga? No, dai…)

Insomma, come tutte le questioni di equilibrio, qui si parla di chiaroscuri, di frasi non dette, di delusioni che lasciano retrogusti IPA in bocca.

Personalmente sono del parere che il ristoratore abbia il dovere di rimediare a una delusione procurata, sempre che il cliente sia abbastanza coraggioso da esporla con cortesia. Questo non significa avere automaticamente diritto allo sconto se chi mangia al ristorante aspetta un minuto di troppo.

Qui sta il punto: non perdono le tempistiche un po’ allungate (nei limiti, ovviamente), i mancati sorrisi del personale, anche le piccole aspettativa disilluse, ad esempio quando il pane non sembra proprio fresco.

Perdono un piatto cucinato male, una sbuffata del cameriere, un ingrediente nel piatto che non era indicato nel menu e, più di tutto, perde il personale di sala che, alla prima domanda, assume l’espressione del panico e vola verso la cucina cercando nelle punte delle scarpe la risposta.

No, neanche in trattoria, intendiamoci.

A questo punto è d’obbligo la lamentela e di conseguenza anche un gesto da parte del ristoratore che, per rimediare e non rinunciare definitivamente a un cliente, offre un piccolo sconto sul conto finale. Anche un caffè offerto, non ho mai avuto pretese eccessive, ma il ristoratore è tenuto a dare un segno di vita.

A volte, invece, le facce basite restano lì ad osservarti. Non pervenuta. Com’è successo a me ieri sera: ho aspettato un’ora e mezza il mio piatto e non mi hanno manco chiesto scusa. 90 minuti, capito?

Non c’è un manuale, è ovvio, ma il buonsenso dovrebbe farla da padrone.

Quante volte vi è capitato di pagare il conto così malvolentieri, senza nemmeno esservi tolti il sassolino dalla scarpa di aver espresso la vostra opinione?

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