di Martina Liverani 9 Maggio 2013
foto, ristorante, cibo,

Abbiamo una prenotazione per il 26 ottobre”, mi disse eccitata e sorniona un’amica nel mese di febbraio quando telefonò a un noto locale della riviera romagnola (noto per la lunga attesa più che per la qualità della cucina) prenotando una cena tra ragazze.

Bene”, dissi io che non ho ancora avuto il coraggio di segnarmi questo appuntamento in agenda, e che il solo pensiero di un impegno a lunga conservazione mi stressa. Ma così è!

E son convinta che per tutta l’estate questo fatto di “avere una preno”, un tavolo prenotato, sarà argomento di discussione sotto l’ombrellone. Ma non è il solo caso.

Qualche giorno fa, conversavo con un amico a proposito dei progetti estivi: “Hai già programmato le vacanze?” gli chiedo,  “Non ancora, so solo che il 27 agosto ho un tavolo prenotato a pranzo da Etxetbarri”, mi risponde con soddisfazione e compiacimento.

Un’altra amica mi ha confessato questa cosa: “quando sono stata lo scorso anno al Noma la condizione posta dall’amico che mi ha procurato la prenotazione è stata di non dire che era lui il mio tramite (non voleva essere tormentato da altri che gli chiedessero la stessa cosa). Quindi, già impopolare per il fatto di avere la prenotazione, diventavo direttamente insopportabile quando alla domanda “ma come hai fatto?” rispondevo “davvero non posso dirtelo“.

Avere una prenotazione, è un po’ come avere un accessorio che fa moda, che ti procura le invidie benevole di chi non ce l’ha. E alcuni ristoranti hanno liste di attesa talmente lunghe, che i soliti esagerati si stanno organizzando per prenotare per i loro figli, e per i figli dei loro figli.

Non è solo per il cibo, qua si tratta di una nuova necessità sociale: andare in quel preciso ristorante ci determina; facciamo file per entrare, prenotiamo con settimane o addirittura mesi di anticipo; ci fiondiamo nelle nuove aperture con la stessa foga con cui ci prepariamo al primo giorno di saldi.

Eh si, ragazze mie, avere una preno nel ristorante cool è la nuova Birkin.

E anche se i tempi che viviamo sono no frills e invitano alla sobrietà e al basso profilo, tanto che nessuno dotato di buon gusto instagrammerebbe la sua nuova Birkin, non ci facciamo problemi a twittare ogni dettaglio dei nostri pasti in certi ristoranti alla moda.

Abbiamo voglia di essere una generazione definita non solo da quello che mangiamo ma, soprattutto, da dove lo mangiamo. Lo avete notato anche voi?

[Crediti | Immagine: Pictures of hipster taking pictures of food]