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Wop-bop-a-loom-a-boom-bam-boom: oggi Expo omaggia i visitatori con 50 chili quintali di frutta per la Festa della Frutta (e della Verdura, festeggiare solo la frutta pareva troppo), hashtag su Twitter #tuttifrutti. Bello, bravo, bis. L’insolito party però non mi toglie dalla testa quel pezzullo intercettato sul Corriere giorni fa e purtroppo non online: “Basta ananas, al ristorante dateci la frutta di stagione“, era il titolo.

Nell’Italia degli chef e dei Masterchef, del chilometro zero, del bio e della dieta mediterranea, mangiare un po’ di frutta nei ristoranti a fine pasto è praticamente impossibile. Domanda: avete frutta? Risposta: “certo ananas e frutti di bosco”. Sempre così.

Piuttosto, in alternativa al dessert, ti offrono “una selezione di formaggi. Neanche in questo periodo in cui fragole, ciliegie, pesche e albibocche trionfano sui banchi dei mercati. Non parliamo poi del periodo invernale quando mettere in tavola due mandarini, due arance, tre mele, qualche pera e un grappolo d’uva sembra davvero assai volgare“.

Si può far partire l’applauso spellamani o sono necessari altri incontrovertibili segni di approvazione?

frutta di stagione al ristorante

A cosa servono gli scultori di cocomeri o i “sommelier della frutta” messi in campo oggi dall’Expo se poi nelle tavole dei ristoranti non si trovano mai pesche nettarine e ciliegie, albicocche e nespole, pere e meloni?

Vogliamo parlare di sostenibilità? Ricordiamoci che l‘ananas arriva da altri mondi e i frutti di bosco più che altro dai congelatori.

Poi non lamentiamoci se i nostri amati (a parole) contadini, tirati per la giacchetta in qualunque retorico discorso sul chilometro zero, sono costretti a buttare tonnellate di raccolto.

frutta di stagione al ristorante

E come rispondono i ristoratori?  La frutta deperisce facilmente (ma diciamo che costa anche poco, per lo meno all’ingrosso).

Oppure con obiezioni prese in prestito dall’attuale vulgata salutista: la frutta a fine pasto fa male (la panna cotta invece no…).

Non stupiamoci allora se i bambini italiani si riempiono di zuccheri (aggiunti) e conoscono la frutta come Simone Rugiati l’alta cucina.

Coldiretti, che si è spesa molto per la Festa della Frutta e della Verdura oggi a Expo, non dovrebbe in qualche modo sensibilizzare i ristoratori?

Per lo meno spiegare che un cesto di frutta in mezzo al tavolo, meglio ancora se poco banale e appena più complicata da trovare rispetto a quella di tutti i giorni (more di gelso, mele cotogne, mele campanine, giuggiole, visciole, uva di Corinto), può essere un momento di condivisione al quale nemmeno i commesali più gourmet saprebbero rinunciare.

O invece siamo noi?

[Crediti | Corriere della Sera, link: Dissapore, Expo 2015]

commenti (35)

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  1. Avatar Maddalena ha detto:

    Mah, giusto domenica sera mi è stata proposta in Alba l’anguria a conclusione della cena.
    Che la frutta a fine pasto faccia male o peggio ancora faccia ingrassare generalmente lo dicono i babbi con il fisico alla Homer Simpson.

    1. Avatar Graziano ha detto:

      Un pò come gli ubriaconi che dicono “l’acqua fa male, fa arrugginire” 😀

  2. Avatar Paolo ha detto:

    Gentile Prisca, è sicura che non ci sia un errore nei dati, o nelle unità di misura? copioincollo:
    “oggi Expo omaggia i visitatori con 50 chili di frutta per la Festa della Frutta”
    50 Kili? Cinquantachili?
    Ok che Espo sia sottotono, ok che il Commissario nasconda i dati d’ingresso persino al prefetto “abbiamo perso i file che registrano gli ingressi” (e qui Faber aveva già scritto battuta fulminante), ma davvero cinquanta Kili mi paiono un po’ troppo pochini.
    Don’t you, Ms. Prisca?

    1. Avatar Maddalena ha detto:

      Poca, che fa inchiattare 🙂

    2. Avatar Paolo ha detto:

      Non è un problema per noi bimbi di campagna: noi comperiamo la frutta “delle mezze stagioni, signorah mya” e manteniamo una forma invidiabile.
      Perche “tondo” è una forma, don’t you, Ms. Maddalena?

    3. Avatar Maddalena ha detto:

      Da ex tonda ti dico che è la forma perfetta. 🙂

  3. Avatar gumbo chicken ha detto:

    La frutta al ristorante per me è inutile (a meno che non sia un ingrediente di un dolce) perché:
    – è identica a quella che posso comprare al mercato o dove mi pare, i piatti cucinati no
    – è scomoda, perché devi sbucciarla, tagliarla e possibilmente con grazia (leggi forchetta e coltello)
    – tende a far gonfiare la panza che ha già solitamente raggiunto il suo limite massimo di capienza con i piatti precedenti
    – se il dolce non sembra interessante o non ho più voglia di altro cibo, come chiusura a me basta un caffé

    1. Avatar MAurizio ha detto:

      Straquoto.
      Aggiungerei che ho “orrore” delle macedonie da ristorante (specie in corso di pranzi di nozze/battesimo/comunione) chiedendomi quanto tempo prima sono state preparate, con che frutta e con quante manipolazioni (la stessa fobia la ho anche per le insalate verdi, specie da mensa aziendale)
      Senza contare i prezzi da gioielliere

    2. Avatar exno ha detto:

      Quindi al ristorante non dovresti mai mangiare nessun salume, nessun formaggio, nessun piatto crudo, non ordinare vino (che tanto lo puoi comprare identico on-line), nessuna insalata, nessuna verdura che non sia cotta…interessante.
      Ma soprattutto non hai mai pensato che così come uno chef ti pulisce e presenta gli altri ingredienti “già pronti da mangiare” potrebbe, GUARDA CASO, farlo anche con la frutta, e così eviti quel lavoraccio di tagliartela da sola (che è una roba veramente difficile eh).
      Le panze che si gonfiano per un frutto sono come gli asini che volano, se vuoi ci puoi credere, ma ciò che mi fa più ridere sono quelli che non mangiano la mela “perchè gonfia” e poi ordinano un dessert da 1000 kcal. Fantastico!

    3. Avatar MAurizio ha detto:

      Oddio. Se vai al ristorante per mangiare salumi e formaggi NON è un “ristorante”. Trattoria ? Pizzeria ? Bettola ?

    4. Avatar exno ha detto:

      Non è che vai per mangiare SOLO quello. Ma se ti servono una burrata fresca cosa fai non la mangi “perché tanto la compro uguale al mercato”? O magari un patanegra di antipasto no lo lasci nel piatto, perché tanto c’è in salumeria.
      Ma anche una tartare la trovi dal macellaio, per non parlare del pesce crudo che basta andare in pescheria.
      E’ ovvio che al ristorante vai per mangiare anche molto altro, soprattutto cucinato. Ma non mi pare un dramma un piatto di frutta a fine pasto. Così come l’utilizzo di altri ingredienti non cucinati.

    5. Avatar MAurizio ha detto:

      Non è questione di dramma.
      E’ che uno al ristorante mangia ciò che vuole.
      Se concepisce il ristorante come un posto dove mangiare “diverso dal solito” NON prende antipasti banali o frutta che mangia a casa uguale – uguale.
      Poi, ripeto, se uno ordina pasta al burro e insalata scondita, padronissimo 🙂

  4. Avatar Nome ha detto:

    Per il ristoratore la frutta rappresenta una rogna che occupa spazio (nei frigoriferi) e tempo (dei camerieri) e non consente adeguati ricarichi. L ananas si porta al tavolo già pre-tagliato e non richiede boule piene d’ acqua per il lavaggio. Poi ha sempre quel chè di esotico che giustifica un forsennato ricarico.

  5. Avatar susinadamaschina ha detto:

    Io mangerei solamente frutta però non mi interessa affatto trovarla al ristorante.
    Per quanto mi riguarda, il menu si comincia a leggerlo dalla pagina dei dolci. Se i dolci sono interessanti, prendo un secondo e un dolce altrimenti un antipasto e un secondo. Leggere “pera” o “tre prugne” sicuramente mi fa passare al piano B!
    Potrebbe al limite incuriosirmi la frutta dell’orto del ristorante, ma non vedo perché dovrei spendere soldi per qualcosa che potrei mangiare al pasto successivo, scegliendone la qualità. All’albicocca anonima preferisco quella di Costigliole che mi sono scelta al mercato, senza dubbio.
    (Stesso discorso lo faccio per risotti e pasta secca. O il posto è rinomato per quelli o non esiste che spenda soldi per uno spaghetto al pomodoro qualsiasi).
    In questo periodo al ristorante la pesca la pretendo ripiena e sono ben lieta di pagare qualcuno che abbia tenuto acceso il forno per 40 minuti al posto mio.
    Poi anche per i ristoratori mi sembra improponile. Fai pagare una coppetta con quindici ciliegie contate o ne metti di più e fai venire il cagotto al cliente? Come fai a far pagare una mela? Fai il ladro e ci guadagni o la dai ad una cifra che non vale lo spreco di inchiostro sullo scontrino?

    1. Avatar exno ha detto:

      Si ok ma in un ristorante discreto la frutta andrebbe servita già pulita, porzionata, ben presentata, scelta al punto giusto di maturazione. Magari un’insalata di frutta, mai mangiata? Mica 3 pugne intere, dai, quelle al massimo le mangi al self-service.
      Se vuoi elevare ulteriormente l’esperienza puoi provare con cose tipo il minestrone di frutta di Enrico Crippa o la fusione a freddo di Scabin.
      Ma tanto non è interessante mangiare frutta al ristorante, è inutile, immagino eh!

    2. Avatar Nome ha detto:

      In un buon ristorante, la frutta va preparata dal cameriere al tavolo, e questo implica tempo. Altro discorso le trattorie, dove la frutta te la sbucci da te, e infatti, lì la trovi ancora

    3. Avatar Gumbo chicken ha detto:

      Ovviamente i dessert elaborati a base di frutta, come quelli che citi e come avevo già specificato sono esclusi dal ragionamento perché col cavolo che li trovi uguali al mercato. 😀

    4. Avatar susinadamaschina ha detto:

      exno, quelli che hai citato sono dolci a base di frutta di ristoranti stellati. Qui si parla di un’alternativa all’onnipresente ananas, che ho motivo di credere non propongano né Scabin né Crippa. Una pesca tagliata in ottavi e sbucciata a me non interessa e se non la propongono si vede che interessa a pochi. Se dopo aver cenato al ristorante ho voglia di frutta, torno a casa e me la mangio.
      Posso capire il discorso di alcol duro e mi spiace per il suo disagio, ma si può sempre ovviare portandosi la frutta da casa o usare la pausa pranzo per andare a comprarla. Ormai vendono le susine damaschina pure in centro a Milano. Bottiglia di acqua, aiuola, frutta che non va sbucciata e il gioco è fatto.

  6. Avatar Gumbo chicken ha detto:

    Infatti exno io non ordino praticamente mai le cose che hai elencato. Se sono parte di un menu fisso e arrivano le mangio, ma altrimwbti no! La frutta ore-tagliata la evitò come la peste v macedonia citata da MAurizio. Gonfiore non c’entra niente con LR calorie e di solito io scelgo il dolce più ricco disponibile!

  7. Avatar alcool duro ha detto:

    però voi descrivete il pasto al ristorante come un’uscita di piacere.

    personalmente frequento abbastanza spesso i ristoranti per lavoro e a volte ho voglia di frutta. non di macedonia putrida, ma di frutta fresca e matura, magari già tagliata, per evitare pastrocchi, ma anche no. e no, l’ananas no, pietà.

    1. Avatar Maddalena ha detto:

      Stesso dicasi per gli alberghi, chi è, o è stato, trasfertista a lungo conosce il problema di andare oltre la proposta mela&banana.
      Mangiando 6-7 frutti al giorno (oltre alle noci) finisce che faccio scorta al supermercato anche quando sono in giro.

  8. Avatar gianlù63 ha detto:

    risparmiatemi l’insalata o il carpaccio di frutta,
    la frutta la mangio a casa,
    ieri sera mezzo cocomero e un cucchiaio, mai provato?
    e pazienza per gli scarti

    1. Avatar Maddalena ha detto:

      Cucchiaino. Mangio mezzo melone o mezza anguria per volta a questo modo.

    2. Avatar gianlù63 ha detto:

      dai retta a me il cucchiaio da più soddisfazione rispetto al cucchiaino

    3. Avatar Maddalena ha detto:

      Non capisco forse il discorso degli scarti, proprio perché uso il cucchiaino riesco a mangiare tutta la polpa. Mi piace anche metterci tutto il tempo necessario, dato che è un vero piacere, specie al mattino per iniziare la mia pantagruelica colazione.

    4. Avatar gianlù63 ha detto:

      scarto, con il cucchiaio, tutta la zona dei semi e siccome non mi piace la polpa vicino al bianco della buccia, anche lì sono meno preciso che con il coltello, quindi altro scarto

  9. Avatar Vigo ha detto:

    E allora pure il caffe ve lo bevete a casa, vero?
    Ma che discorso è?

    Io a fine pasto la frutta la mangio volentieri perché mi piace. Inoltre, siccome spesso non mangio a casa, non ce l’ho in frigo perché deperisce facilmente e rischio di buttarla. Perciò Volentieri mangerei una bella macedonia al ristorante, che però è INTROVABILE

    1. Avatar susinadamaschina ha detto:

      A me piacerebbe trovare sempre il cestino con pane di qualità assortito e appena sfornato ma mi rendo conto che non si possa pretendere nel ristorante qualsiasi e me ne faccio una ragione. I ristoranti che frequenti preferiscono guadagnare mettendo in carta dolci e sgombrare il frigorifero dalla frutta? Accettalo e trova un metodo alternativo. Se ti compri un cestino di ciliegie, quattro pesche e mezzo chilo di albicocche, ogni giorno ti puoi portare in ufficio un frutto a scelta e a fine settimana nel frigorifero non ti resta nulla. Basta un minimo di organizzazione.
      A casa mia è ingiustificabile farsi spennare per un frutto servito al ristorante come se fosse un dolce solo perché è tagliato. Non mi pare un discorso fuori dal mondo, come del resto anche il tuo è un discorso sensato, peró, purtroppo, alla stragrande maggioranza dei ristoratori non importa un fico secco se tu a fine pasto voglia un fico fresco.

      Per il caffè, sarò tirchia, ma se costa più di due euro non lo prendo e al massimo vado nel primo bar che trovo.

    2. Avatar susinadamaschina ha detto:

      se=che
      Prima o poi imparerò a rileggere prima di premere invio. Promesso.