di Lorenza Fumelli 19 Novembre 2012
romeo, carta, pane

Se ne parlava da molto, poi senza preavviso ha aperto Romeo, volendo sintetizzare: ristorante – gastronomia – enoteca – forno. Siamo a Roma, la zona è Prati, quella di mamma Rai e papà Settembrini (Caffè). Arrivo col motorino perdendomi tra strade dai nomi altisonanti: Giulio Cesare, Ottaviano, Scipioni e poi via Silla, civico 26/a. Troppo da dire per un solo post, mi servo di un vecchio espediente narrativo: Romeo dalla A alla Z.

A come Architetto. A ideare gli interni un professionista del settore, Andrea Lupacchini, già coinvolto nel progetto Glass Hostaria, ristorante di Fabio Spada e la chef Cristina Bowerman, a Trastevere. Il graffio spetta al soffitto, composizione moderna fatta di tubi bianchi intrecciati a ragnatela e timpani rosso fuoco enormi. Aggressivo, invadente, spettacolare.

B come Bowerman (foto sopra). Cristina Bowerman, chef di Glass Hosteria, è socia e responsabile dell’offerta gastronomica di Romeo. Madre, donna e cuoca in un solo corpo. Esile.

C Come Carbonara. Siamo al menù del ristorante. Immancabile una spruzzata di tradizione romana, rappresentata, per esempio, dalla competitiva carbonara di Roscioli.  Note to self: provarla e poi confrontare con la carbonara di Luciano Monosillo, chef del neo stellato Pipero al Rex, per una sfida a base di guanciale, uovo e pecorino.

D come Daikon, per gli amici: il ravanello bianco gigante originario dell’Asia Orientale. E’ uno degli ingredienti del Pastrami di lingua, passione della chef e ricordo di un lungo periodo trascorso negli Stati Uniti. Lo trovate nel menu.

E come Erbe aromatiche. Presenti in molte pietanze, rosmarino, salvia, lavanda, aneto, finocchietto, mirto, maggiorana, bla bla e alloro. Quest’ultimo lo troverete nella crema di castagne del Mont Blanc, a forma di chiocciola (foto sopra), dessert da mangiare con le mani.

F come Fabio Spada. Socio della pizzeria Bir&Fud e proprietario di Glass Hosteria con Cristina Bowerman. Attento lettore di Dissapore, oggi è anche tra i proprietari di Romeo.

G come Gastronomia. Responsabile del reparto gastronomia è Alessandro Roscioli. Conoscenza da bibliofilo dei migliori produttori nazionali dai quali compra i 160 formaggi e i 70 salumi dell’offerta di Romeo. Da assaggiare, dietro suo consiglio, il caciocavallo podolico lucano stagionato 36 mesi e il Pecorino sardo affumicato di Lazzone, la coppa di testa alla norcina e il magatello di Madesimo, per effetto del quale dimenticherete ogni bresaola provata finora.

H come Hamburger. La scelta della carne è caduta sulla frisona italiana, una razza di origine olandese allevata nelle campagne romane e nella pianura padana. E’ usata negli hamburger del menu ristorante (€13) con pomodori, lattuga e maionese alla senape; nella lista anche un hamburger vegetariano con pane adatto ai celiaci. Ma la gamma dei panini (€8) è ampia: dai più semplici ai gourmet, come quello con pastrami di lingua, salsa senapata, giardiniera e ciauscolo.

I come Intruso. Trovatelo nel piatto: spaghetti Pastificio dei Campi con ajo, oio e panettone. Esatto: panettone. Fatto in casa da Pierluigi Roscioli e sbriciolato dalla Bowerman in questo piatto curioso che ci precipita in atmosfera natalizia (foto sopra).

L come Lunch. Romeo è aperto a pranzo, al 90% l’offerta è la stessa della cena.

M come Mani. “Tutto con le Mani” è il menu degustazione che chef Bowerman ha studiato per Romeo. Tutte le portate, come suggerisce il nome, si devono mangiare con le mani.

N come Nocciole. Tra gli ingredienti dei ravioli ripieni di Castelmagno, zucca e nocciole. Le paste ripiene sono molto amate dalla chef, e al momento, nel menù, c’è una mezzaluna di coppa con acciughe e cavoletto di bruxelles (foto sopra) piuttosto intrigante.

O come Officina meccanica. Romeo nasce da un ex  carrozzeria Alfa Romeo, da cui ha preso il nome. Le ex officine piacciono molto a Fabio Spada: Glass Hosteria era la bottega di un meccanico, Bir & Fud idem. Insomma, se ne avete una e volete liberarvene, chiamatelo.

P come Pizza. Pizza da forno però, che nella capitale è molto diversa da quella al taglio. Estremamente leggera, di base bianca o rossa, da Romeo è il parco giochi di Pierluigi Roscioli, che si occupa anche del pane. A pranzo, obbligatorio riempire una pizza bianca (9€ al chilo) con gli affettati della gastronomia. Oppure: pizza rossa classica (sempre 9€), con le patate (12€), bianca con fiordilatte e pepe sarawak (15€), pomodoro e fiordilatte (12,50 € al chilo). Verso sera si sfornano pizze più “creative”.

Q come Qualità. Facile ma dire complicata da ottenere, la massima è sempre di Per Pierluigi Roscioli. “Per me” –ha aggiunto– “significa ricerca continua, sostenibilità e controllo dei costi finali”. Per lui parlano gli ingredienti, sale verde bretone per le paste acide, fiordilatte dell’azienda agricola Terra Roma sfilacciato e aggiunto alla pizza nel momento giusto, farina del molino Iaquone nel frosinate.

R come Roscioli. Un marchio della gastronomia romana gestito dai fratelli Alessandro e Pierluigi attraverso una celebre salumeria-wine bar in via dei Giubbonari e il forno di famiglia (da tre generazioni) in via dei Chiavari, forse il più amato dai romani del centro. Ora in società con Cristina Bowerman e Fabio Spada (insieme nella foto sopra) nel nuovo Romeo.

S come Servizio. Ci sono stata nel primo giorno di apertura e i ragazzi di sala erano fin troppo solleciti. Attenti, sorridenti, preparati. E’ presto per dirlo ma le premesse per una brigata “a cuor di cronometro” (cit.) ci sono tutte.

T come Tavoli. I posti a sedere da Romeo sono 70, più 20 con i banconi. Non pochi ma visto l’inizio scoppiettante conviene prenotare. C’è una saletta interna per pranzi di lavoro al riparo da occhi indiscreti (foto sotto).

U come Umami, nome di uno degli hamburger nel menù, ispirato al quinto sapore, assimilabile al glutammato. Chef Bowerman lo esegue seguendo una ricetta (segreta) che rende il sapore della carne intenso e particolare (14€)

V come Vino. 500 etichette in cantina. Per l’Italia dominano Piemonte e Toscana, la Borgogna per i francesi e i Riesling di Alsazia e Mosella. 30 le etichette di champagne in carta e a breve, selezione di vini biologici.

Z come Zenit.  Anzi, come zenitale, parola usata dall’architetto Lupacchini per descrivere il modo in cui la luce del sole attraversa la lucernaia in vetro-resina al centro del locale, illuminato in modo naturale per molta parte della giornata.

Impossibile giudicare un locale a tre giorni dall’apertura ma il primo approccio è divertente, il menu del ristorante è personale e l’offerta personalizzabile all’infinito grazie ai banchi gastronomia e pizza.

Benvenute le opinioni, di chi c’è stato o di chi leggendo e guardando queste immagini si è già fatto un’idea.

[Crediti | Immagini: Lorenza Fumelli]