di Andrea Soban 5 Novembre 2012
Gabriele Bonci, Salone del Gusto 2012

Non mi è andata giù del Salone del Gusto 2012 la decimazione degli amati microespositori. Alcuni si sono aggregati per far fronte alle spese, altri non ce l’hanno fatta. Alla fine, il frequentatore seriale che è in me (l’evento si svolge ogni due anni dal 1996) faticava a distinguere le bancarelle, bruttine e private di certe mitologiche scoperte, da quelle di ogni evento. Racconterò insieme agli altri editor di Dissapore delle meraviglie assaggiate perché ce n’erano tante. Ma lasciatemi lagnare ancora un po’. I bagni erano sempre occupati al Salone del Gusto, devo dirlo sennò mi dimentico, però scusate, torno un momento sulle bancarelle.

Ho letto sulla Gazzetta Gastronomica che:

“Ogni stand costava all’espositore dai 2100 euro più Iva in su. Per uno stand medio la cifra era di circa 5000 euro. A questa cifra andava aggiunto la “volontaria” donazione di 250 euro alla Fondazione Slow Food, 450 euro di parcheggio se si necessitava di un furgone adiacente come magazzino. Visto che non esistono celle frigo per gli espositori di prodotti deperibili l’opzione era quasi obbligatoria. Se poi si voleva mobili, frighi o tavoli erano tutti costi aggiuntivi.  Se si cucina in loco e si faceva somministrazione (con cucina espressa) andava pagata una quota aggiuntiva”.

Insomma, esserci costa, forse troppo, anche se il Salone del Gusto ha costruito un’epopea e tra i grandi raduni del settore resta il più speciale. Il più oceanico, anche (200 mila passaggi).

Domenica scorsa nello spazio street food faceva un freddo che levati, eravamo a rischio congestione, giuro, in qualunque stand le file duravano almeno 30 minuti. Poco wi-fi, siamo nel 2012, ragazzi scheziamo? 2012 si diceva: capisco la differenziata, ma i tizi di Legambiente che presidiavano i bidoni della spazzatura sembravano più sentinelle che educatori. Qualcuno che rispondesse alla domanda-tormentone –“Scusi, dov’è l’Oval?”– riferita al padiglione che ospitava Terra Madre sarebbe stato più utile. Gli eventi? Troppi. I posti a sedere per goderseli? Pochi. Fondamentalmente è stato impossibile seguire il Salone in maniera Slow, tutto concitato e scomodo, come passano così i messaggi importanti?

Per contro, la contaminazione Salone del Gusto/Terra Madre è stata fantastica. Profumi e nazionalità mescolati attiravano i più giovani come api sul miele. E quel bellissimo orto africano incastonato nell’Oval (“scusi, dov’è l’Oval?”).

E finalmente veniamo agli assaggi:

ANDREA SOBAN

Occelli, formaggi, salone del gusto 2012

1. Formaggi di Beppino (nonsoloburro) Occelli.
2. Sale islandese della penisola vulcanica di Reykjanes.
3. Caffè robusta di Luwero, Presidio Slow Food dell’Uganda – perchè non si vive di solo Huehetenango.

Sandwich, Andrea Berton, Salone del Gusto

4. “Lasagne dAmare”, nel camion bar Uliassi Street Good.
5. Pinta di English Experiment, una IPA (birra amara dal sapore marcato) del birrificio inglese Hardknott.
6. Sandwich d’autore dello chef Andrea Berton. Controfiletto crudo, tagliato al coltello, e condito con sale, pepe, tabasco e poca buccia di lime, e un controfiletto affettato a fette sottilissime, bollite in brodo: tutto accompagnato da una delicatissima maionese alle erbe, composta di pomodoro, cipolla rossa e rostì di patate. Non si potevano festeggiare meglio i 250 anni del sandwich.

SARA PORRO

granite alfredo, salone del gusto 2012

1. Granita del Bar Alfredo di Santa Marina Saline (Me).
2. Panettone alle amarene di Loison (avete notato che non piace più ai gastrofighetti? Beh, a me è piaciuto).
3. Chioccolato, un cioccolato fatto dal comune di Novellara (Re), riscoprendo una ricetta tardocinquecentesca dei gesuiti.

CARMELITA CIANCI

Uliassi Street Good

1. Hamburger della Granda (associazione di allevatori piemontesi).
2. Granita al mojito del food truck Uliassi Street Good.
3. Pélardon affiné, formaggio di capra francese Presidio Slow Food, semplicemente strepitoso.

GIORGIA CANNARELLA

Cicotto di Grutti, formaggi

1. Cicotto di Grutti (Pg). Orecchie, zampetti, stinco, lingua, trippa e altre interiora del maiale, mescolate, messe in una vasca e poi cotte per 9-12 ore nel forno di cottura sotto la porchetta, in modo da raccoglierne il grasso – per qualsiasi amante del quinto quarto, il paradiso
2. Birre di Pausa Cafè (To). Questo birrificio che lavora con i detenuti e produce birre usando prodotti equo solidali è la perfetta dimostrazione che si può essere bravi ma anche buoni: le loro spine sono strepitose.
3. Salumi e vini Valli Unite, Costa Vescovato (Al). Di tutti i salumi e i vini assaggiati allo stand di questa cooperativa sociale (gestita da ragazzi molto giovani e molto in gamba) non ce n’è uno che non mi sia piaciuto – da applausi sia il salame nobile che la testa in cassetta.

SILVIA FRATINI

Gelato Agricola San Pè, salone del gusto 2012

1. Prosciutto di Grigio Casentino da perdere la testa
2. Gelato alle pere dell’agrigelateria San Pé (To).
3. Salsa ai pomodori di Aimo Moroni (ristorante Aimo e Nadia).

Avete qualche impressione da aggiungere?

[Crediti | Link: Gazzetta Gastronomica, immagini: Andrea Soban]