di Andrea Soban 28 Ottobre 2014
chiocciola slow food

Il Salone del Gusto 2014 ha chiuso, è tempo di bilanci. La crisi si sente: calano i visitatori e gli affari dei piccoli produttori, tuttavia aumentano giovani e compratori internazionali. Del resto, vista la temperie, ripetere i dati record dell’edizione 2012, con oltre 220 mila visitatori, sarebbe stato complicato.

Al netto delle linee di tendenza generali, addentriamoci nei e nei no, nei mi piace e nei non mi piace, per dirla meglio, nelle cose da cambiare e da difendere in vista dell’edizione 2016.

Cose da cambiare:

#5 Biglietto d’ingresso

folla al salone del gusto

Anno di crisi 2014: 20 euro per entrare al Salone del Gusto, dove gli espositori pagano profumatamente per esserci, sono troppi.

Vero, tra sconti, agevolazioni e riduzioni per i soci Slow Food il prezzo medio cala di qualche euro, ma sono gli stessi produttori, smaniosi di vendere per ammortizzare il costo degli stand, a lamentarsi dei 20 euro del biglietto.

#4 Terra Madre

terra madre sakè

Salvaguardare il mondo delle comunità del cibo rendendolo ecosostenibile. Terra Madre è un progetto bellissimo. Però, al Salone del Gusto 2014, padiglione Oval, non si riusciva a capire quanto questo progetto fosse una bella facciata da mostrare ai visitatori e quanto invece la reale possibilità di concludere affari da parte delle comunità internazionali.

A questo punto, ipotizzare una giornata riservata ai soli operatori potrebbe non essere un’idea pellegrina.

#3 Assaggisti

assaggio patanegra

Per poco, ma ancora non ci siamo, non è stato raggiunto il punto d’equilibrio tra il fastidio provocato dagli sgomitanti assaggisti professionisti, che assaltano gli stand alla ricerca di un assaggio, e gli espositori che, per scongiurarne le fameliche gesta negano il più piccolo boccone a chiunque, o lo fanno pagare come se si fosse comodamente seduti al tavolo di un ristorante.

#2 Birra artigianale italiana

birra inglese

Al Salone del Gusto si trovano i meravigliosi prodotti dei presidi, i produttori meritevoli, le cose rare e preziose da provare una volta nella vita. Ma sempre più compaiono prodotti che non ti aspetteresti di trovare.

Nessuno pretende esami di qualità o test di ammissione, per carità, ma con oltre 500 birrifici artigianali operativi in Italia (dati Slow Food), perché ad eccezione di Baladin e Birra del Borgo a Torino mancavano i migliori? Il livello degli altri, francamente, non sembrava all’altezza del Salone del Gusto.

#1 Street Food

trapizzino

Con il codazzo inevitabile di calca, terragno olezzo di olio bruciato, bombette di Alberobello, gnocco fritto e l’ormai inevitabile trapizzino romano di Stefano Calligari, lo spazio dello street food (con annessa piazza della pizza) è sempre quello più affollato del Salone.

Tanto lavoro e lauti incassi, mentre le leggende metropolitane parlano di stand affittati a decine di migliaia di euro, a fronte di prezzi che dello street food originario non hanno più niente (gran fritti dell’osteria a 9 euro e trapizzini che dai 3,50€ di Roma sono arrivati a 5€).

Cose da difendere:

#5 Produttori

produttore formaggio friuli

Encomiabili. Quasi tutti i produttori fronteggiano il Salone del Gusto con grande professionalità, sorridenti, non invadenti, disposti a sgolarsi per 5 giorni pur di spiegare, raccontare e proporre il frutto pregiato del loro lavoro. La parte nobile del Salone.

#4 Famiglie

slow food educa
salone del gusto famiglie

Al Salone va il merito di aver interessato se non proprio convertito intere famiglie, che per fortuna affollano numerose le corsie dei padiglioni. Tanti anche gli appuntamenti che Slow Food dedica alla formazione del gusto da parte bambini, ai quali affidiamo speranzosi il ruolo di consumatori consapevoli del futuro.

Per questo, grazie Slow Food!

#3 Programma

incontri salone del gusto

Per contenerlo sono servite 76 pagine. E niente tra i vari appuntamenti, dove era bello osservare i tanti stranieri sempre aiutati dalla puntuale traduzione, aveva il sapore del riempitivo. Dai formaggi islandesi alle comparsate degli aristo-chef (Massimo Bottura, Niko Romito…), dalle varietà antiche di mais alle ricette del Mozambico, al Salone del Gusto non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Forse sarebbe il caso di consentire un numero maggiore di iscritti agli appuntamenti più ghiotti, specie quelli con gli chef.

#2 Egalitè

giorgione orto e cucina

In un Salone che va vieppiù internazionalizzandosi perdura l’atmosfera da festa popolare che annulla distanze e gerarchie. Può capitare camminando lungo le corsie di farsi una foto con Jamie Oliver, parlare sardo con un pastore della Barbagia, osservare l’enfasi di un discorso di Massimo Bottura, farsi una pizza con Ciro Salvo, il pizzaiolo star, o abbracciare il mitico Giorgione (nella foto).

Tutto più apprezzabile nei giorni feriali quando l’afflusso è più contenuto e il clima rilassato.

#1 Popolo del Salone

gente arca del gusto
code salone

Chiamatela retorica da Salone, ma le persone che aspettano di entrare, dai giovanissimi ai più anziani, disciplinatamente ordinati in file robuste colpiscono l’immaginazione.

Pagano salato l’ingresso a Slow Food e il cibo ai produttori, prenotano con largo anticipo i laboratori, sono sempre più informati (ho resistito alla tentazione di scrivere “food-savvy”, apprezzate), differenziano i rifiuti prima di gettarli, comprano libri e in qualche caso, specie i giovani, danno una mano come volontari.

Al Salone del Gusto 2014 i migliori sono stati loro.

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