di Antea Raucci 24 Luglio 2013
pesto al botulino

Mai visto un errore più madornale di questo.

Il pesto Bruzzone e Ferrari “contaminato” dal botulino, che da 4 giorni allarma mezzo Nord-Ovest “costringendo” un centinaio di genovesi a correre in ospedale, di cui peraltro abbiamo discusso a lungo, non contiene botulino.

Almeno così pare (ma si può?).

La notizia arriva direttamente dai risultati degli accertamenti effettuati sul famigerato lotto 13G03.

Niente di niente, falso allarme, ingiustificato allarmismo.

E gli intossicati finiti in ospedale?

Vittime di evidente suggestione, non c’è altra spiegazione. Le analisi sono state portate avanti a 24 e a 48 ore dall’Istituto Superiore della Sanità e hanno infine certificato una sola cosa: si è trattato di una bufala.

Ora, con ogni probabilità, assisteremo alla trafila dello scaricabarile e forse, ma non è detto, scopriremo di chi sia stato l’errore che, come vedete nella foto in alto, ha messo in fibrillazione grossi supermercati come Conad o Eataly.

Oltre a noi inconsapevoli consumatori che, di certo, avremo gettato via vasetti del pesto dalla contaminazione immaginaria.

Eppure il rapporto inviato all’Asl dai responsabili della Bruzzone e Ferrari di Prà parlava chiaro: clostridium botulinum in 14.872 vasetti di pesto. La ditta aveva affidato le analisi al laboratorio Ita di Rivalta Scrivia, una società del Gruppo Rina che si occupa principalmente di “Food”, “No Food” e “Pet Food”.

Si è allora cercato di avere chiarimenti dal responsabile Andrea De Voti, che però ha mandato tutti a chieder spiegazioni al Rina di Genova. Ma pare che i laboratori di Rivalta a loro volta si affidino alla società Chelab che avrebbe inviato i campioni di pesto all’Istituto Zooprofilattico di Venezia.

Temo di essermi persa.

E se vi state chiedendo come mai siamo finiti dal Piemonte al Veneto, la risposta è che in caso di autotutela, per sua politica, l’istituto di Rivalta Scrivia preferisce non creare conflitti d’interesse che derivano dalla doppia posizione di controllore e controllato.

E’ trapelato comunque che da questi famosi esami in autotutela sia emersa solo la presenza di spore di  clostridium botulinum. Non si è poi approfondita l’indagine sulla tossina stessa, vera responsabile dei danni all’uomo..

E’ stato aperto un fascicolo dalla Procura della Repubblica senza ipotesi di reato. Uno dei titolari dell’azienda, Stefano Bruzzone parla di enormi danni d’immagine:

Parleremo giovedì quando arriveranno i risultati definitivi, sia dell’Istituto Superiore della Sanità, sia dell’Istituto Zooprofilattico di Torino.

Bruzzone non si è pronunciato su eventuali provvedimenti, ma chi al posto suo, in questo terribile pasticcio, non si sentirebbe ingiustamente maltrattato?