Una schizzinosa chiede di capire perché odiamo i sapori che odiamo

Che gusto c’è a ingannare un bambino dicendogli che sta mangiando una cosa mentre in realtà è un’altra? No, seriamente. Non ho mangiato yougurt per decenni –DECENNI– perché mio zio me lo ha dato a 5 anni dicendo che era gelato. No, non frozen yogurt, il gelato di yogurt fatto all’istante che ha avuto il suo […]

bambino, schifo, bleah

Che gusto c’è a ingannare un bambino dicendogli che sta mangiando una cosa mentre in realtà è un’altra? No, seriamente.

Non ho mangiato yougurt per decenni –DECENNI– perché mio zio me lo ha dato a 5 anni dicendo che era gelato. No, non frozen yogurt, il gelato di yogurt fatto all’istante che ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità anni fa, no, semplicemente yogurt preso dal frigo.

Primo: a 5 anni come potevo conoscere la differenza tra un gelato ghiacciato, dolce, denso e uno yogurt tiepido, acido e liquefatto liquido? Secondo: dopo il primo desolante, disorientante, disgustoso boccone, mio zio gridava esaltato “AHA ti ho fatto mangiare lo yogurt!”.

Vero, me ne ha fatto mangiare un boccone, ma ho mollato il cucchiaio sul piattino della sua improbabile tazza di terracotta e non ho toccato lo yogurt per sedici anni.  (Ha anche cercato di farmi credere che il fegato fosse pollo, ma l’odore nefasto del fegato si riconosce anche a 5 anni).

Tendo a credere che da bambini, ai vegetariani radicali di oggi qualcuno abbia raccontato una bugia. Del tipo: “Cosa pensi di questo pollo?”. “Oh è buono, ha un sapore…”, “Ha-ha! E’ coniglio, proprio quello con cui giocavi ieri nel prato”.

Ora, se proprio devi mentire a qualcuno su ciò che sta mangiando (e comunque: non fatelo), almeno non goderne come un invasato nel momento in cui lo mangia. Voglio dire, perché – perché farlo? Tra l’altro rovina l’effetto della bugia, e chiarisce al di là di ogni ragionevole dubbio quanto tu sia stronzo.

Devo essere più convincente? Provare ribrezzo per le cose mangiate con l’inganno non è una questione di genere. A casa della migliore amica di mia madre, un ragazzo che detesta l’agnello ha mangiato quella che crede carne di manzo. Guidando verso casa racconta alla sua ragazza che la carne era buona. La fidanzata gli dice che era agnello. Il ragazzo ha fermato l’auto ed è sceso a vomitare. Sono stata abbastanza convincente?

Altro capitolo: quelli che nascondono il cibo dentro altro cibo. Perché impari a mangiare determinati cibi un bambino ha bisogno di conoscerne sapori e consistenze. Nascondere un alimento in mezzo alla crema o alla cioccolata significa non abituarlo al vero sapore.

Non mangerà mai quell’alimento privo dei dolci orpelli.

E’ come quando voi uomini ci vedete per la prima volta senza trucco, se volete dimostrare di amarci,  mica vi mettete a correre urlando per la stanza!

Se a uno schizzinoso si camuffa il cibo è molto, molto probabile che se ne accorga. Non è pignoleria, il cervello di noi schizzinosi ci protegge. Mia madre ci ha provato una sola volta, l’ho sgamata subito. Aveva nascosto i peperoni verdi tagliati a pezzetti nelle polpette, rovinandole completamente, anche se per il resto erano perfette.

E cosa dire di chi usa la ricetta come copertura? Prendete le verdure. Vengono frullate insieme ai pomodori per fare la base di un sugo alla marinara. A volte sono semplicemente carote, sedano e cipolle, in altri casi le si rimpiazza slealmente con altre, per esempio la carota con la zucca. O si fa passare il prezzemolo (anche la rucola) per basilico. Anche le bietole nel caso del pesto.

Un bambino decide di mangiare un alimento guardandolo, se quel che vede gli piace lo metterà in bocca. Che è  l’85% della battaglia, perché se il cervello gli suggerisce un’improvvisa antipatia, chessò, il sapore o la consistenza, finirà per sputare quell’alimento.

Case history personale. A me piacciono i carciofi, ne mangio molti in questo periodo. Ho cercato di trasferire questo amore a mio nipote che ha 4 anni. Risultato? Dice sempre: “Non mi piacciono i carciofi”. Io rispondo, “vero, non ti piacciono, ma un giorno potrebbero”.

L’altra sera, ho cucinato i carciofi con poca cipolla, aggiungendo olio extravergine, timo e succo di limone. Quando erano ancora di una consistenza tenera, ma non troppo molle, li ho tolti dalla padella e li ho serviti.

Ho provato una grande gioia quando mio nipote ne ha messo in bocca uno. Anzi, mi sono emozionata. Poi ha fatto una smorfia, era in evidente difficoltà. Gli ho messo le mani a coppa davanti alla bocca con GRANDE rammarico. A me i carciofi piacciono per quel fondo di amaro, a mio nipote no.

Ci proverò ancora domani.

[Crediti | Immagine: Isabella Allamandri Casano]

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