di Camilla Micheletti 27 Agosto 2014
scontrino, omofobo, gay

Nell’estate delle secchiate d’acqua meteorologiche e di quelle autoimposte dalla nostra capacità di trasformare buone cause in tormentoni sfinenti, non poteva mancare il classico scontrino genera polemica. No, nessuno ha speso 2000 euro per una gazzosa, siamo sul versante scontrino discriminatorio.

Ricordate il caso del Valpolicella per sette stronzi e tutta la serie di deprimenti varianti sul tema? Ecco pare che non abbiano insegnato molto: a Taranto debutta lo scontrino omofobo e alla pizza ai funghi porcini è gentilmente offerta una sentenza medievale.

“Mi raccomando so’ ricchioni”.

Ora, o la demenza e il masochismo non hanno mai fine o tocca sospettare perfino che sia un macabro tentativo di fare parlare di sé. A questo punto come si fa a essere così sprovveduti da pensare che uno non reagisca? I mezzi per denunciare il ristoratore o il cameriere scortese non mancano (in primis Facebook), e di esempi ce ne sono eccome.

La cronaca è scarna quanto avvilente: sera d’estate, pizza, birra e quattro chiacchiere. Tutto regolare finché non arriva il conto. Per una volta a far discutere non è il prezzo ma la raffinata scritta incriminata. Succede in una pizzeria di Maruggio, in provincia di Taranto il 29 luglio scorso, ma il fatto è stato riportato con dovizia di particolari solo oggi dal quotidiano Brindisi Oggi.

Che poi mi spiegate cosa vuol dire “mi raccomando”? Mi raccomando state attenti voi in cucina, ci potrebbero provare con il povero cassiere? Mi raccomando, abbiate un particolare riguardo dato che lo stereotipo di ricchione include anche l’essere precisi e sensibili? Oppure “mi raccomando fagliela da schifo la pizza a ‘sti ricchioni”?

Evidentemente il cameriere illuminato che ha scritto la frase non sapeva che sarebbe stata stampata anche sullo scontrino. Evidentemente si è scordato di dire di cancellarla dal conto. Oltre che omofono ci pare essere furbo come pochi.

La reazione dei clienti messi di mezzo ovviamente non si è fatta attendere. “Inizialmente non volevamo credere ai nostri occhi – ha raccontato uno di loro – Siamo subito andati dal proprietario del locale per chiedere spiegazioni. Lo stesso è rimasto senza parole, ci ha chiesto scusa anche a nome del cameriere”.

Non finisce qui, e come nelle migliori favole il lupo cattivo fa un brutta fine: “Il giorno successivo – continuano i clienti – ci ha contattati il gestore per farci nuovamente le scuse e dicendoci che aveva allontanato dalla pizzeria il cameriere che aveva scritto la frase offensiva. Noi però in quel locale non ci ritorneremo più”.

Ci rimane un senso di disagio. Abbiamo provato a spiegare il motivo di quello che sembra essere un fenomeno diffuso a macchia d’olio, in Italia e non. Davvero dobbiamo pensare che siamo dalle parti del “purché se ne parli”?

Se è così, fermateci, smetteremo immediatamente. Il purché se ne parli è una coperta corta sulla nostra pochezza culturale. E no, non tiratemi fuori la storia che siamo in Italia, un paese dove Schettino diventa l’ospite d’onore non vi dico di un party a Capri, ma di un convegno a La Sapienza.

Insomma, “mi raccomando”, garantite l’oblio a questa pizzeria dagli scontrini creativi. Perché “ricchioni”, ovviamente, non si riferisce ai funghi.

[Crediti | Brindisi Oggi, NittyGrits]