di Massimo Bernardi 23 Novembre 2012
coppie

Abbiamo detto che se si vuole davvero conoscere una persona bisogna averci mangiato insieme almeno una volta. Ma avete chiesto un supplemento sull’arte di conoscere gli altri a tavola. Ecco perché, sempre servendoci di “Il nuovo bon ton a tavola” di Roberta Schira (Salani editore), abbiamo assemblato l’abc del nuovo galateo, il gioco, va da se’, e’ provare a riconoscersi.

Accompagnare.
L’uomo di classe entra per primo in un locale pubblico ed esce per secondo. Il motivo è semplice: il maschio dovrebbe ispezionare il locale prima di considerarlo degno di ospitare una signora. L’accompagna al tavolo e le scosta la sedia.

Bagnadita.
Nei ristoranti si e’ visto di tutto: chi si e’ bevuto il contenuto della ciotola contenente acqua e limone, chi si e’ lavato abbondantemente il viso, chi ha guardato l’oggetto con aria interrogativa, chi ci ha spento una sigaretta (quando si poteva fumare). In realtà, questo contenitore che, di norma, e’ deposto in alto a sinistra dal cameriere dopo un piatto di pesce, e’ destinato al lavaggio delle dita che poi andranno asciugate con il tovagliolo. Meglio ancora: non usate affatto le mani oppure alzatevi e lavatele in bagno.

Camerieri.
L’approccio con il personale di servizio dirà molto di voi agli altri. Da evitare ogni tono sgarbato o di sufficienza, e il tu dato senza chiedere permesso. Vietati gli apprezzamenti alle cameriere sia in presenza di signore, sia, e soprattutto tra uomini. Evitare toni di superiorità, anche perché spesso dietro timide ragazze che portano i vassoi ci sono laureande in ingegneria nucleare mentre qualcuno dei commensali ha ancora difficoltà con il congiuntivo.

Denaro.
Non se ne parla a tavola, come non si dice mai il prezzo degli oggetti, a meno che non siamo in confidenza con i commensali. Potete vantarvi con le amiche di un bel diamante ricevuto in dono dal fidanzato, senza ovviamente dire il costo. Schiatteranno d’invidia ancora di più.

Fine pasto.
Alla fine del pasto si lasciano le posate sul piatto accostate con i manici sul bordo tra le ore 16:20 e le 18:30. Non c’e’ cosa peggiore di un piatto abbandonato con le posate in disordine seminascoste dai rimasugli di cibo. Conoscere questa semplice regola vi consentirà di “fare la radiografia” ai vostri commensali e in più sarete in grado di valutare anche il personale di servizio. Infatti, solo un cameriere che conosce il suo lavoro sa che le posate sistemate in un certo modo stanno a significare: ho finito, può portare via.

Giacca.
Non si toglie mai nelle cene formali e tra amici si chiede prima il permesso ai padroni di casa; vietato anche togliersi la giacca e appenderla allo schienale della sedia, lo stesso per la cravatta. O si porta per tutta la sera o non si porta.

Invitati.
Non si mettono a disagio gli altri ospiti, si cerca di non invitare i cibi più costosi, ma neppure solo i più economici. Se il menu e’ già stato fissato, e vi sono piatti che proprio non potete mangiare per ragioni di salute, chiedete di sostituirli con qualcosa di semplice, come riso, una bistecca o un pezzo di formaggio. Chi invita non paga il conto a tavola, ma si alza regolando ogni cosa in privato.

Lumache.
L’unica condizione per servirle con il guscio e’ fornire ai commensali le apposite pinze, in tutto gli altri casi si propongono sgusciate e in umido. Ne primo caso, pinza nella mano sinistra e forchettina nella destra per estrarre la polpa.

Mancia.
In Italia la mancia non e’ obbligatoria come negli Stati Uniti, ma gradita. Si lascia sempre a chi vi parcheggia la macchina o al personale di servizio della casa che ci ospita. Al ristorante non si da’ in mano al cameriere, e’ preferibile lasciarla sul piattino con il quale e’ stato consegnato il conto, se non e’ possibile si farà scivolare nella mano del destinatario senza farsi notare.

Noia.
Sarebbe bello divertirsi follemente a ogni occasione conviviale, ma non e’ così. Se vi annoiate a morte tenete duro. Non si guarda l’orologio, ne’ le vie di fuga come la porta d’uscita, ne’ si parla con un tizio nell’altro tavolo escludendo i commensali vicino a noi.

Olive.
Si portano alla bocca con gli stuzzicadenti (unico uso degli odiosi attrezzi ammesso), ma se vengono servite come aperitivo sono consentite anche le mani. Il nocciolo si pone nella mano e poi si lascia in un apposito piattino. In realtà, si spera sempre di trovare cibo più originale come aperitivo, o se volete offrire delle olive che almeno siano buonissime.

Piedino.
Sono due le regole fondamentali da rispettare per il seduttore (si usa il maschile ma ci sono signore grandi esperte nel campo) che usa il piedino come arma di seduzione.
1. Si fa solo se si e’ certi di non ricevere un rifiuto.
2. Si fa solo se si e’ certi di non essere scoperti dal resto dei commensali.

Posti.
L’uomo siede alla destra della donna, le riserva il posto lungo la parete o che comunque le permetta di vedere la sala. Ogni uomo siede a fianco di una signora che non sia sua moglie (o compagna). Nel caso di due coppie ogni signora siedera’ alla destra dell’uomo che non e’ suo marito. Se invece l’uomo e la donna siedono da soli, ai due lati consecutivi di un tavolo quadrato, lui siedera’ alla sua destra per poter utilizzare il braccio destro, e quindi versarle da bere con più agio. Se una signora si allontana dal tavolo, per qualunque motivo, gli uomini si alzano contemporaneamente a lei, si risiedono appena si allontana, si rialzano appena riappare.

Reclami.
Nel caso di un cibo mal cucinato, di un vino che sa di tappo, o di una posata o un piatto non pulitissimi, ci si limita, senza recriminazioni, a chiedere che vengano sostituiti spiegando il problema con gentilezza. E’ giusto sottolineare con educazione e garbo gli errori da parte delle cucina e del servizio, nei locali pubblici. Peraltro, e’ di cattivo gusto mostrarsi incontentabili, critici, polemici, commentare la scelta dei piatti al cameriere o parlare dei propri disturbi intestinali agli altri ospiti.

Scarpetta.
Dispiace, ma il galateo non ammette scarpette di sorta e soprattutto non tollera tecniche creative per raccogliere un buon sugo dal piatto. Via libera alla scarpetta, invece, nelle riunioni familiari.

Sushi.
Se non sapete usare le bacchette non pasticciate inutilmente, usate le mani, che e’ consentito, oppure chiedete una forchetta. Ogni pezzo di sushi va intinto nella soia dalla parte del pesce, mai dal riso. Le bacchette si appoggiano all’apposito utensile che somiglia a un poggiaposate, e quando avete finito si mettono allineate sulla ciotola che contiene la salsa di soia. Al sushi bar, se sedete al bancone, non date soldi al maestro sushi presi dall’entusiasmo, non può toccarli.

Tovagliolo.
Va a destra ma si può semplicemente piegare a triangolo e adagiare sul piatto. All’inizio del pasto va steso sulle ginocchia, non va mai legato al collo. Alla fine del pasto si lascia a sinistra del piatto. Signore, cercate di non lasciare vistose impronte di rossetto, signori non usatelo per detergervi il sudore.

Uomo.
Uomini, ricordate, basterà un gesto come aprirle la portiera per farsi ricordare a lungo. L’uomo entra per primo in un locale, comunica con i camerieri, versa da bere, si dimostra più interessato alla compagnia che al cibo, conversa e dovrebbe pagare il conto.

Vino.
Non si versa mai sino al collo del bicchiere, si stappa sempre davanti agli ospiti, e così pretendete al ristorante. Si fa scegliere alla signora, e se questa rifiuta, si prende l’iniziativa chiedendo almeno “bianco o rosso”. Il vino non si mescola con l’acqua e non deve essere raffreddato col ghiaccio, si lascia in un secchiello di qualsiasi materiale, possibilmente su un tavolino a parte.

Zuzzurellone.
Presente i buontemponi che a tavola giocano con il cibo, estenuano i commensali con barzellette imbarazzanti? Per neutralizzali, ignorateli senza ridere delle loro battute pesanti.