di Martina Liverani 25 Novembre 2013
Lorenzo Cogo

Funerale della lingua, cazzata high tech, pericolosa deriva narcisista, innocuo passatempo, strumento economico per posizionare il proprio marchio sulla Terra, diritto umano?

Se l’Oxford Dictionary ha deciso che SELFIE (l’autoscatto fatto con uno smartphone e condiviso sui social network) è la parola del 2013, qualche domanda tocca farsela. Si, anche voi che vi trovate su un sito che parla di cibo, non fate i finti tonti, sapete benissimo di cosa sto parlando.

Stando alle ricerche degli editori del noto dizionario, l’uso della parola SELFIE è cresciuto del 17mila per cento nell’ultimo anno, e se siete tra quelli che bazzicano i social network ve ne sarete sicuramente accorti. Ma basta anche guardarsi intorno nel mondo reale: per strada, alle feste, agli eventi enogastronomici, al ristorante, nei bar, nei locali alla moda c’è sempre qualcuno con lo smartphone in mano (impugnato con il braccio leggermente alzato di 45 gradi, perché dall’alto la foto viene meglio). Lo fanno tutti.

Il soggetto non è mai se stessi dopo aver vinto una maratona, passato la giornata a pulire casa, aver finalmente terminato la lettura di Infinite Jest; piuttosto i selfie contengono guance risucchiate verso l’interno, bronci da infante, risate da allodola, tette sporgenti, gengive e denti. Tantissimi denti. Nei casi più elaborati anche un braccio intorno una celebrità minore (nel vostro caso: uno chef, un pasticcere, un produttore di qualcosa) o un locale in sottofondo.

E naturalmente il cibo.

selfie

Io-colazione, io-caffè, io-brioche, io-pausapranzo, io-aperitivo, io-cena, io-cucino, io-spaghetti, io-cotoletta, io-risotto, io-cassata, io-cannolo, io-animelle, io-vino, io-birra, io-piatto vuoto, io-scarpetta, io-stobenissimo e quantosonofelice! Una specie di festicciola privata con se stessi (fisso il telefono, autoscatto a manetta, edito, filtro, ri-filtro e posto) con lo scopo di creare una versione fantasiosa dell’immagine di se.

Mentre certamente qualcuno sta scrivendo un saggio sul come i SELFIE stiano per cambiare le relazioni (non c’è niente di meglio per rimorchiare della giusta foto profilo), altri si stanno chiedendo se davvero abbiamo bisogno di SELFIE per dimostrare che siamo felici e abbiamo apprezzato la cena.

Se il SELFIE potesse parlare cosa direbbe? Ci ringrazierebbe per continuare a ignorare i nostri amici, parenti, commensali e concentrarci solo sullo scatto perfetto; ci ringrazierebbe per i continui sforzi di clavicola per ottenere l’inquadratura migliore, i continui cambi di outfit, di accessori e di piega nei capelli. E di quanto mangiamo. Pretenderebbe riconoscenza per il fatto di darci la motivazione per alzarci al mattino, andare dal parrucchiere e, si, andare al ristorante. Perché mai sono venuto in questo locale fichissimo, se non per postare la

Ammettiamolo, se SELFIE è la parola dell’anno, è tutto merito nostro.

Si dice che il termine SELFIE sia stato usato per la prima volta nel 2002 da un tizio che si è autoscattato una foto per riprendersi il volto tumefatto dopo una rovinosa caduta post sbronza. Il tizio in questione nega di aver inventato alcun che, ma del resto era ubriaco.

Controllate tra i vostri scatti per favore, non ricordate di quella volta…

[Link: TheVerge, McSweeneys, Slate, immagini: Instagram]