di Lorenza Fumelli 5 Febbraio 2013
che puzza

Sono giunta ad una conclusione: il gastrofanatismo è un disturbo serio (oltre ché un termine noiosamente abusato). Un virus micidiale simile a quello che colpisce la popolazione nel film Io sono leggenda e sì, i gastrofanatici sono quei mostri che vivono nel buio. Se pensate che stia esagerando, non leggete oltre.

Fatto è che quando si entra nel tunnel del Fanatismo Gastronomico la vita cambia per sempre, è inevitabile. Le volte in cui cenavate spensierati con gli amici più cari nel ristorante scelto a caso saranno presto solo un ricordo, gli stessi amici vi abbandoneranno per colpa dell’ennesimo commento ad alta voce sull’inadeguato servizio del vino, e da un giorno all’altro vi accorgerete di aver speso l’intero stipendio in scatolette di alici del Mar Cantrabico da 46€ l’etto. Mogli e mariti scapperanno con l’amante e in men che non si dica sarete costretti a rintanarvi nel ghetto con gli altri malati. Un inferno.

Già la vostra presenza qui, su questo sito pericolosissimo, non promette niente di buono, ma siete ancora in tempo e io posso aiutarvi. Segue un elenco di dieci sintomi per riconoscere la SdG (Sindrome da gastrofanatismo). Fate attenzione e se riconoscerete in voi o nei vostri cari questi atteggiamenti, rivolgetevi subito ad un bravo professionista.

1) Chi soffre di SdG non compra mai al supermercato. Non va neanche più da Eataly, se non nelle primissime fasi del disturbo. Troppo caos, troppa gente, troppo cheep cheap. Conosce invece botteghe e bottegai che spacciano cibo di qualità in ogni angolo della metropoli. Si sposta per chilometri perché da Gigi la carne è più buona, Mario ha il vino naturale, Carlo fa il pane con un lievito madre vecchio di 200 anni. Per fare la spesa ci impiega una giornata.

2) Il nostro declina la maggior parte degli inviti e se prende l’iniziativa, vi propone i soliti 5 ristoranti della città, se siete fortunati. Ordina di preferenza piatti piccoli con nomi lunghissimi e ultimamente ha una particolare dedizione per le zuppe di stagione, in alternativa risotti.

3) Parla continuamente di cuochi e alta cucina. Li chiama per nome, conosce ogni dettaglio del loro lavoro e della vita privata e, nelle fasi avanzate del disturbo, è in grado di descrivere un piatto ricordandosi l’anno in cui è stato creato, ricetta e tecnica di preparazione.

4) Non guarda Masterchef, anzi lo odia. Vi dirà che il programma non ha nulla a che fare con la cucina, che è scritto da una conventicola di criminali bravi solo a cannibalizzare la cultura del cibo sfruttando la moda del momento e mettendo in ridicolo il lavoro di tanti bravi professionisti, o così così.

5) Noterete in lui sudorazione fredda, agitazione, a volte attacchi di panico se per sbaglio cucinate polpette di melanzane a gennaio. La stagionalità per il nostro è un’ossessione, una religione, un dogma da non infrangere a costo della vita. Avrà invece una posizione più tollerante sul chilometro zero, se non proffessarlo significa assaggiare cose eccezionali prodotte in paesi lontani.

6) Fa le foto a quello che mangia e a quello che cucina, ma attenzione. La moda di fotografare il cibo, ultimamente, dilaga anche tra la popolazione sana. Il vero malato di SdG studia l’inquadratura per un quarto d’ora, non usa mai il flash e, a volte, nei casi più preoccupanti, si alza e porta con sé il piatto in giro per il ristorante, alla ricerca della luce giusta.

7) Altro sintomo è l’odio viscerale per TripAdvisor e una venerazione spesso segreta o non apertamente dichiarata per la guida Michelin. Le altre guide nazionali su alberghi e ristoranti sono carta straccia, tranne qualche piccola edizione indipendente a cui lui stesso ha collaborato.

8 ) E’ ossessionato dai blog di cucina e spesso ne ha uno tutto suo. Passa la mattinata in ufficio cliccando compulsivamente sui siti più noti del settore e il resto della giornata la trascorre al telefono a commentare questo o quel blogger con altri malati come lui. Ah, tutti i blogger che scrivono su siti di settore sono purtroppo vittime della SdG. Presenti inclusi.

9) Parla di Pizza come non avreste mai creduto fosse possibile. Lieviti, pasta madre, farine, maturazione, umidità, maglia glutinica, temperature del forno, tecniche per impastare, condimenti: lui sa tutto, ma proprio tutto e mangia pizza solo nei posti che ritiene validi, il resto non esiste.

10) Infine chi soffre di SdG non parla di cibo con voi. Se provate ad esprimere un giudizio su una pietanza o su un ristorante in sua presenza, lui vi squadra con lo sguardo da struzzo in trance, e tace. Questo perché spesso non vi ritiene all’altezza di esprimere un giudizio sull’argomento, è annoiato dalla vostra profana intraprendenza e mostra così la sua superiorità. Vi garantisco che il suo tacere, spesso, è un notevole vantaggio anche per voi.

Allora, vi riconoscete in alcuni di questi sintomi? Volete aggiungerne altri alla lista? Uniamo le forze, non facciamo finta di niente, c’è gente che soffre e ha bisogno di noi.

[Crediti | Immagine: Jezebel]