di Cristina Scateni 19 Marzo 2013
soldi, euro

Venti miliardi di euro persi, di cui 7 solo nell’ultimo anno. Fino a qualche tempo fa il settore alimentare sembrava un’isola felice, perché compravamo meno, ma non avevamo ancora modificato le abitudini d’acquisto. Il cibo restava uno degli ambiti che non eravamo disposti a sacrificare, neanche in tempo di crisi.

Nell’ultimo anno qualcosa è cambiato. I dati fanno paura, ancora di più se si pensa che in Italia, in 100 anni, abbiamo modificando le abitudini d’acquisto solo due volte: nel dopo guerra e in durante lo shock petrolifero.

Non si fa più la grande spesa, non si va a fare il rifornimento del sabato all’ipermercato, le dispense di casa sono meno ricche, si fa più attenzione al costo, si acquistano prodotti diversi. Sì alla pasta, costa poco e risolve pranzi e cene. No a carne, pesce, latticini, frutta, salumi. Ne acquistiamo di meno, soprattutto al supermercato. Andiamo in cerca di qualità altrove, ne acquistiamo meno più spesso. Così come il vino, lo scegliamo con più attenzione, anche più costoso, ma lo compriamo altrove.

La decrescita ci invade, ma non tutto il male viene per nuocere. Se è vero che la situazione è drammatica, è altrettanto vero che crisi di lunga durata come questa ci portano a fare passi più consapevoli e più sani: mangiamo meno carne, facciamo più attenzione agli sprechi, buttiamo meno, riempiamo meno i carrelli, non ci aggiriamo più nelle corsie dei supermercati pieni di acquisti abbondanti e inutili, di frutta che butteremo una settimana dopo. Conserviamo meglio e ci abituiamo di nuovo a fare da soli: orto, conserve, confetture.

spesa italia differenze Spreconi e consumisti, ecco com’eravamo prima di capire che un altro modo c’è. Leggere l’etichetta è fondamentale, sapere cosa mangiamo anche. Mi viene ogni tanto da ripensare alla signora Ornella, la rappresentante del Bimby, me l’aveva detto lei che dovevo investire quelle 1.000 cucuzze per puntare al risparmio, per farmi il dado in casa, il gelato, lo yogurt e il sorbetto. Me l’aveva detto che mi sarei pentita! Non mi sono mai pentita, a modo mio mi sono attrezzata però. Faccio un rapido conto di come, negli ultimi anni, i miei consumi si sono adeguati alla crisi:

1. Compro verdura biologica a Km zero e infatti da qualche mese le verze sono diventate come delle zie, confidenti assidue che mi ritrovo spesso dentro casa. Non sono le mie verdure preferite, ma non abito in Sicilia, quindi questo è.

2. Dallo stesso fornitore della verdura bio, compro anche i formaggi. Pochi ma buoni.

3. Studio le etichette, guardo i cartellini, la provenienza, i prezzi.

4. Il pane me lo faccio da sola. E se non ho tempo di farlo, non lo mangio.

5. Ho imparato a cuocere la carne a bassa temperatura e anche i tagli meno pregiati, quindi meno costosi, diventano succosi, morbidi e gustosi.

6. Non compro acqua minerale, uso la brocca con il filtro.

7. Nella mia casa c’è una produzione quasi maniacale di confetture, marmellate, chutney.

8. Leggo i volantini e non l’avevo mai fatto. Lo ammetto, sbircio solo quelli dei supermercati più vicini, non ho tempo di spostarmi in base alle offerte. Ma per chi di voi avesse la possibilità, ci sono molti siti utili e interessanti, dove poter trovare tutti i volantini aggiornati e poter comparare così i prezzi (uno, due).

Sono una figlia pentita del carrello pieno zeppo, e potrei fare di meglio, lo so. Per ora mi attrezzo così e cerco altri modi per continuare a mangiare bene, spendendo meno.

Adesso tocca a voi, ditemi se risparmiate e soprattutto come. Dove avete tagliato? Cosa non comprate più o comprate in luoghi e modi diversi?

[Crediti | Link: Repubblica, Dissapore, Volantinoweb, Cosa c’è in offerta. Immagine: Panorama]