di Sara Cabrele 18 Aprile 2013
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Nel tempio del junk food non se la passano male solo i nostri fegati. Anche i dipendenti del McDonald bolognese di via Indipendenza hanno ben pochi motivi per sfoggiare il proverbiale sorriso di Ronald, la cara mascotte. “Intimidazioni”. “Minacce ai lavoratori immigrati”. Uso delle telecamere di sicurezza come “strumento di controllo”. Straordinari non corrisposti, per un totale di migliaia di euro non pagati.

E’ quanto si legge nei resoconti che 11 dei 40 lavoratori hanno esposto ai referenti Cgil, unica sigla sindacale ad aver varcato la cortina di ferro del fast food più diffuso in Italia, e nemica giurata di McDonald’s.

Incoraggianti le conquiste dei lavoratori dopo l’appello al sindacato, almeno adesso le buste paga sono regolari.

Davvero poca cosa in confronto al calvario attraverso cui sembrano essere passati gli 11 coraggiosi di via Indipendenza: gli immigrati minacciati di rimpatrio, intimidazioni anche fisiche successive all’iscrizione al sindacato (con una lettera inviata di recente alla direzione, i dipendenti hanno chiesto che “non ci si avvicini minacciosamente a loro con il corpo o parti di esso“).

E non solo: l’aumento dei controlli da parte della dirigenza, anche attraverso l’uso illegale delle telecamere di vigilanza, ha causato uno scontento generale degli altri colleghi nei confronti di “quelli che hanno parlato”.

“I rapporti sono degenerati anche con gli altri ragazzi che non si sono voluti esporre e che ora ci odiano – dice uno degli 11 lavoratori – Ma non avevamo nemmeno una busta paga regolare, né i permessi per fare gli esami all’università”. Come neppure il fondo per la previdenza sanitaria e le visite del medico, aggiunge Gaia Stanzani della FilcamsCgil, la referente sindacale che si sta occupando del caso.

In un periodo in cui ci si interroga sulla reale utilità dei sindacati in Italia, dà da pensare come a far esplodere il caso sia stato proprio il più grande sindacato del Paese per numero di adesioni.

Se la stampa non ne parla, o lo fa con le cautele dettate dalla “delicatezza” che sempre si riserva ai grandi inserzionisti pubblicitari alle grandi corporation, esigere che siano rispettati i diritti di ogni singolo anello della food supply chain attraverso cui ci nutriamo, dovrebbero essere il minimo, dall’animale macellato all’addetto alla friggitrice di Via Indipendenza.

Ma interpellato da Repubblica per ascoltare la sua versione dei fatti il gestore del McDonald’s bolognese, ha fatto comunicare che “non era in ufficio”.

[Crediti | Link: Repubblica Bologna, Dissapore, Corriere. Immagine: Repubblica Parma]