di Adriano Aiello 24 Agosto 2014
La cucina, il laboratorio dello chef

Ora non dite che non vi abbiamo avvertito. E a più riprese: la vita di uno chef, prima della gloria, dell’esposizione mediatica e del plauso della critica è un inferno. E nelle occasioni in cui anche noi abbiamo ceduto al fascino della figura ci hanno pensato i nostri lettori a redarguirci.

Ma niente da fare: ormai i cuochi sono i nuovi calciatori e i vecchi poeti e il loro appeal pare essere irresistibile. Avete deciso di essere l’equivalente del ragazzo che fa le fotocopie in un anonimo open space, avete deciso di fare uno stage nella cucina di un grande chef.

Un po’ è anche colpa loro, sì degli chef, che non fanno molto per fare aprire gli occhi sul fatto che non sono esattamente dei re della cucina, lindi, brillanti, ipnotici e di bello aspetto ma semplicemente delle persone che coordinano altre persone che fanno da mangiare.

Se siete totalmente consapevoli che in questa catena sarete l’ultima ruota del carro: affaticati, sfruttati e demotivati come vi avevamo raccontato qualche tempo fa, allora, probabilmente, siete davvero pronti.

E se non c’è verso di convincerci a desistere, almeno seguite alla lettera i successivi 12 comandamenti

1. Lo chef ha ragione
Probabilmente perché è saggio, ha più esperienza e capacità. O probabilmente perché è il vostro capo e la sua opinione non si discute. Nemmeno quella calcistica.

2. Lo chef ha sempre ragione
Magari non avete capito l’antifona e siete quei tipi un po’ polemici e sicuri di se stessi. Ancora peggio siete spigliati e con la battuta pronta e pensate che il vostro chef apprezzi la vostra attitudine. Cascate male: il vostro rapporto non è sullo stesso piano ma drammaticamente gerarchico.

3. Anche se siete totalmente nel giusto il primo comandamento si applica alla lettera
Insomma ancora non l’avete capito? Non siete in quei film americani in cui il giovane, giusto, robusto e di sani valori si fa strada con le sue forze e contro le ingiustizie. Avete torto, fatevene una ragione.

4. Lo chef non mangia; si nutre
Sua maestà non è un comune mortale e di conseguenza non si prodiga in attività inutili e triviali. Quando tocca del cibo lo fa per necessità e per dare impulso alla sua  indomita creatività.

5. Lo chef non beve; degusta
Non disturbatelo mentre ficca il naso dentro il bicchiere e poi fa gli sciacqui con il suo contenuto. Sta pensando a delle soluzioni epocali: incontri tra acido, sapido e dolce che sconvolgeranno il mondo.

6. Lo chef non dorme; riposa
Anche gli chef hanno necessità di stendersi e riprendere le forze, ma il loro è il sonno dei giusti. Non è marchiato dall’ozio; danno solo un contributo alla teoria secondo la quale il nostro fisico ha bisogno di riposo.

7. Lo chef non è mai in ritardo; viene trattenuto
In televisione, al mercato, al telefono, a letto o da un collega: non è importante. Vi sentireste davvero di dare del ritardatario a una persona così carica di responsabilità?

8. Lo chef non abbandona mai la cucina; viene distolto
Non osate immaginare un suo comportamento non professionale: c’è sempre una ragione se improvvisamente sparisce.

9. Lo chef non legge mai il giornale al lavoro; lo studia
L’attenzione che i media riservano oggi alla cucina non va sottovalutata. E anche nelle pagine sportive può capitare di leggere riferimenti culinari importanti.

10. Tu entri nella cucina dello chef con le tue idee; esci con le sue
Davvero i primi 3 comandamenti non vi erano chiari?

11. Uno chef rimane uno chef; anche in vestaglia
Non sottovalutarlo quandolo vedi in borghese. Perfino in bagno la sua capacità di discernere tra gli elementi può farlo uscire con qualcosa di indimenticabile.

12. Hai mosso una critica allo chef; hai messo in dubbio l’onnipotente
Alla fine lo hai fatto, non hai resistito: hai criticato lo chef, un suo piatto, un suo atteggiamento. Il tuo stage è concluso.

[Crediti img: Financial Times]