di Giorgia Cannarella 24 Luglio 2013
piadina, prosciutto e rucola

No dico, ve lo ricordate il cibo di strada? Minutaglie unte e ghiotte da leccarsi i baffi (oltre che le dita). Si consumava per strada. Tutti costretti a camminare ad angolo retto per non sporcarsi di sublime grasso gocciolante ma con un solo euro – una volta anche con cinquecento lire – il palato accoglieva pietanze degne di un Re.

Che cosa non è, infatti, la piadina romagnola? Una vera leccornia: un pezzo di conforto a base di farina di grano tenero con aggiunta di acqua, grassi e sale.

Poi abbiamo voluto darci un tono, ci siamo aperti al mondo e il cibo di strada è diventato street food.

La definizione ha prodotto disordini logici, tanto che oggi a metterci in mano l’involto ancora caldo e colante squacquerone non si chiamano più procaci piadaiole romagnole, bensì aristochef del calibro di Massimo Bottura, Igles Corelli, Fulvio Pierangelini o Heinz Beck, e dopo, inevitabilmente, finisce che la piada al prosciutto nel baracchino di Cesenatico la paghiamo 7,50 euro.

R-I-S-C-R-I-V-I-A-M-O-L-O: 7,50 euro.

Benintesi, non ce l’abbiamo con gli chef, che in questi giorni, di passaggio a Rimini per reclamizzare la guida Rimini street food, vengono “braccati dall’ufficio stampa del sindaco, paparazzati allo sfinimento e poi piazzati di fronte a una piastra con il diktat di creare la piadina d’autore (brr). Però che sia di strada“.

Ma qui si esagera.

Non siamo gli strenui difensori della cultura pop monnezzara, ma per farcire la piadina preferiamo ancora crudo e pecorino, erbe e squacquerone o pomodori in gratin con cipolla a “prosciutto crudo artigianale Ruliano, crema di fichi, valeriana e mandorle tostate”. Con tutto il rispetto per Heinz Beck, si capisce.

Titilliamo pure gli istinti più basici con gli arancini palermitani, il fish&chips inglese, il lampredotto fiorentino o il kebab mediorientale, trasformiamo Chef Rubio di Unti e bisunti nel nuovo sogno proibito delle italiane, riconosciamo a posti come come Mangiari di strada a Milano i meriti che hanno (che prezzi, però).

Okay, d’accordo. Ma non rincretiniamo.

Proteine, vitamine e gusto amorevolmente cucinati in mezzo al traffico, e con pochi euro si mangia, ecco cos’è il cibo di strada. Non l’alternativa imborghesita e cool al ristorante.

Persino i furgoncini stanno cambiando nome, ora sono i food truck, maledizione.

[Crediti | Link: Citizen Rimini, Rimini street food, Il Resto del Carlino, Dissapre. Foto: elaborazione di un’immagine di Flickr/Alessandra Scollo]