di Giulia Caligiuri 22 Gennaio 2014

Chi non conosce Subway potrebbe essere ultracentenario. Oppure è uno di noi, piccoli spocchiosi foodie che misurano palmo a palmo la penisola a caccia di eccellenze, conoscono ogni produttore di vino con un fatturato superiore ai mille euro annui, si commuovono quando sentono parlare di biodiversità, ma non entrano in un McDonald’s da anni. E se ne vantano pure.

Tornando a Subway, la catena di fast food che ha superato ogni rivale per numero di ristoranti nel mondo, 33.749 nel 2010 contro i 32.737 di McDonald’s, sta preparando lo sbarco in Italia. Non i pochi punti vendita che esistono già ma una specie di invasione.

Si parte dal nord, precisamente da Alto Adige e Trentino, con possibili aperture nelle città di Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico, Trento, Rovereto e Riva del Garda.

La storia di Subway è piuttosto curiosa: il primo locale viene aperto nel 1965 in Connecticut da Fred De Luca, all’epoca solo diciassettenne. Doveva essere il suo investimento per potersi pagare il college. Le cose sono andate diversamente: c’è voluto poco per trasformare Subway in una catena, incluso il tipico arredamento ispirato alla metropolitana di New York. Con il risultato che oggi il patrimonio personale di De Luca si aggira intorno agli 1,5 miliardi di dollari.

Un successo planetario che ha fatto arrabbiare McDonald’s, secondo cui Subway punterebbe più sulla quantità dei ristoranti che sulla qualità dei propri prodotti.

Andiamo bene.

E c’è anche la storia della pubblicità ingannevole diventata un tormentone sui social network giusto un anno fa, quando un cittadino di Chicago accusò Subway di vendere panini lunghi 11 pollici e non 12 come promesso in una pubblicità.

Facile intuire da questo post, che in redazione abbiamo appeso un dagherrotipo di Subway con cui ci stiamo interfacciando armati di freccette.

[Crediti | Link: Il Post, Corriere, Corriere Trentino | Immagini: Pontoriopreto]