Solo un assiduo frequentatore di supermercati sa riconoscere e schivare questi 16 personaggi

“In un grande magazzino una volta al mese, Spingere un carrello pieno sotto braccio a te, e parlar di surgelati rincarati…”. Le conversazioni da supermercato sono il nucleo verace della vita di coppia, come insegna Battisti. Altro che nonluogo alla Augé, il supermercato è un microcosmo in cui si esprimono tutte le manifestazioni della vita vera, e nella solitudine delle sue corsie si manifestano le migliori tra le nostre psicopatologie.

Io, che nell’aggirarmi tra lo scatolame del supermercato provo un certo piacere, ho provato a creare una tassonomia del l’homus supermercatus: lo so che siete stati anche voi, almeno una volta, almeno uno di questi tipi qui sotto.

Lo studente universitario davanti ai noodles Saikebon

saikebon

Che realizza immediatamente che può mangiare noodles in scatola a colazione pranzo e cena, e vivere con meno di 5 euro al giorno, senza portarsi la parmigiana surgelata di mamma.

Quello coi buoni sconto
Che passa 15 minuti buoni impettito in mezzo alla corsia armeggiando sulla calcolatrice del telefono per capire se gli costa meno il tortello di Rana col bollino sconto o il Buitoni in 3×2.

Il muto
Quello che si aggira tra le corsie come un serial killer in un vicolo del Bronx, sceglie con cura e mette con calma i prodotti nel carrello e quando arriva alla cassa risponde a domande del tipo: “Carta o bancomat?”, “Vuole un sacchetto?” solo con leggeri cenni del capo.

L’annusatore di frutta

annusatore di frutta

Che non ha ancora capito che se per la frutta si devono usare i guanti monouso è per una questione di igiene, e una volta incalzati i guanti appoggia tutta la frutta, prima di comprarla, alla radice del naso (dove sgorga copioso il muco, per intenderci).

Lo sfigato
Quello che prende il carrello con la ruota dura che pende da una parte e lo costringe a fare le contorsioni in curva, che prende l’unico pacchetto di zucchero bucato e l’unico barattolo di salsa che ha perso il sottovuoto. Quando arriva alla cassa stai sicuro che la commessa ha appena chiuso.

Il vecchietto che ha fretta
Quello che alle nove meno dieci è già in pole davanti al cancello armato di carrello come se fosse un ariete. Una volta dentro, sfreccia per le corsie importunando giovani adulti sopra il metro e ottanta per farsi prendere le cose dagli scaffali in alto.

Alla fine spintona per essere il primo alla cassa, salvo poi intavolare una conversazione di 20 minuti con la cassiera sugli ultimi ritrovati in campo di artrite reumatoide.

Quello paralizzato davanti ai surgelati

surgelati

Che a un certo punto si scuote perché ha passato talmente tanto tempo davanti al freezer con la porta in mano che non ha più la sensibilità facciale. In fondo nessuno può scegliere davvero tra i pisellini finissimi e quelli primavera.

Il maniaco delle etichette
Quello che legge tutto, ma proprio tutto, e che ci mette due ore a far la spesa. E’ anche l’unico al mondo che usa davvero l’App della Coop per leggere la provenienza dei prodotti.

Quello innamorato delle promoter
Che fa la fila per l’assaggio di caffè, poi si sorbisce tutta la dimostrazione del nuovo ferro a vapore, e alla fine si fa il crostino di degustazione dell’olio. Un profilo a metà tra il maniaco sessuale e l’accattone seriale.

L’attaccabrighe da salumeria

affettato

Quello che al classico: “Ho fatto un etto e 20, lascio?” salta come un grillo, sbraitando sui suoi diritti di consumatore.

La mamma
Che spesso adotta la tecnica di infilare i pargoli nel carrello e tenere le spese in mano. Nella stragrande maggioranza dei casi dopo 5 minuti che ha superato la soglia di ingresso comincia a urlare e i pargoli a piangere.

Ma il momento terribile arriva solo davanti agli espositori dell’ovetto Kinder alle casse (che sono chiaramente messi lì da qualche stratega del marketing privo di cuore).

Lo smemorato
Quello che fa una spesa da 200 euro che ti tocca aspettare 45 minuti in coda per fargli mettere tutto sul tapis roulant della cassa e poi un secondo prima di pagare si batte la fronte e si ricorda di essersi dimenticato la panna di soia; così si gira e, noncurante della frustrazione altrui, comincia a correre alla ricerca della corsia giusta.

Mentre tu scambi qualche sguardo sconsolato con la cassiera.

Quello che ha perso la bussola

carrello

E, lo sguardo rivolto verso l’alto, si chiede se i biscotti ai 5 cereali siano da cercare nella corsia “dolciumi”, in quella “prodotti da forno” o in quella “alimenti biologici”.

Quello che paga coi buoni pasto
E si ostina ogni volta a voler far passare anche il reggicalze, il detersivo per i piatti e le magliette della salute. Fateci caso: alla fine non ha mai fatto i conti correttamente e  si mette a contare monetine da 5 cent per arrivare all’importo esatto extra-buoni.

Il teenager che compra i preservativi
Dinoccolato e incredibilmente sudato, lo riconosci perché nasconde la scatola sotto a quattro tavolette di Mars e due birre.

Quello che chiama la moglie

chiamare la moglie

Ora tragicamente sostituito da quello che fa le foto ai prodotti e li manda alla moglie su Whatsapp perché sia lei a decidere.

Nel suo passato vedo molta sofferenza da sfuriate post spesa e costrizioni fisiche per ritornare al supermercato a prendere un altro panetto di margarina, quando si era già infilato le ciabatte.

[foto crediti: thrillist, star, corriere del mattino, nel parmense, enofaber]

Rossella Neri Rossella Neri

18 Ottobre 2014

commenti (27)

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  1. Avatar ILONAXXX ha detto:

    Quelle spose che si incontrano al banco dei salumi o del pesce ,hanno il cestino pieno di sughi pronti e quattro salti, e chiaccherano per un’ora dei *azzi degli altri e poi alla cassa ti chiedono di farle passare perché devono andare a prendere il bimbo che esce da scuola. Ma non c’é il pulmino?

    1. multiple le storie sul perche’ si debbano andare a prendere i bambini a scuola, gia’ 30 anni fa, mica solo oggi che di serial killer e’ pieno il mondo

  2. Avatar mafi ha detto:

    Mi hai fatta morire dal ridere, mi riconosco in più soggetti, più precisamente: lo sfig.ato (i carrelli anarchici li becco sempre io), il muto, colui che si paralizza davanti ai surgelati (e poi la pancia, che te lo dico a fà), il maniaco delle etichette.
    In genere mi faccio i fatti miei, entro, prendo, mi paralizzo davanti ai surgelati 😀 pago ed esco. Non bado agli altri, anzi me ne frego altamente a dire la verità, epperò ho le mie debolezze:
    non tollero i palpatori di frutta e verdura (che quando colti in flagrante e ripresi, non solo negano l’evidenza, ma s’inca..ano pure. Fateci caso).
    E nemmeno i bambini che giocano ad acchiapparella correndo e urlando, magari strattonandoti per frenare proprio quando hai qualcosa in mano (che essendo appunto sfig.ata sarà sicuramente un barattolo che ha perso il sottovuoto).

  3. Avatar susinadamaschina ha detto:

    Io controllo così bene le etichette che riesco a non accorgermi di tappi gonfi come tacchini o di aver preso l’unico prodotto senza prezzo.
    Vogliamo parlare dei casi umani (come me) che prendono la confezione più difficile da raggiungere perché sperano che sia entrata in contatto con meno esseri umani?
    O di quelli (io io) che prendono ed incollano i bollini anche se non hanno intenzione di ritirare i premi?
    Di quelli che dimenticano sistematicamente la tessera fedeltà a casa o, se è attaccata al portachiavi, lasciano le chiavi di casa al supermercato?

  4. Avatar MAurizio ha detto:

    Manca “Quello con i buoni pasto”
    In genere maschio, adult-o (…erato), riempie il carrello di scorte da “fine di muondo” e paga con i buoni pasto. Ovviamente NON li ha firmati, datati prima e non li ha contati. Ci mette mezz’ora a scaricare il carrello, nel frattempo chiacchiera con la cassiera e a volte telefona, poi, fatto il conto, con mooolta calma inizia a contare i buoni e a firmarli. Poi, con moolta calma inizia a riempire il carrello.
    Se lo guardi storto, si offende. Ma tanto è già cerebralmente offeso.

  5. Avatar claudio ha detto:

    Donna al banco salumeria:
    1- solo prosciutto cotto grantriscotto stovagnati xke si vergogna a chiederne uno che non costi come un culatello.
    2- chiede il crudo dolce e appena le fanno vedere che quello dolce ovviamente ha due striature di grasso chiede l’altro (ovviamente il piu’ magro e salato di tutti)

  6. Avatar silvio ha detto:

    cara autrice, dimentica “Blogger che fa il/la voyeur per scrivere un post inutile”.

    1. Avatar Lidia Barone ha detto:

      ignorando allegramente, inoltre, che dalla radice del naso non sgorga nulla, visto che è il punto d’attacco alla fronte

    2. Avatar sermar47 ha detto:

      Pienamenmte d’accordo!

  7. Avatar LauraV ha detto:

    Impossibile non riconoscersi in qualche casistica umana di quelle elencate: la mia massima propensione è da “sfigata” perchè becco sempre il carello con la ruota storta (avete mai visto il comico Giacobazzi che va all’Ipercoop?) e, sempre, la cassa che si blocca.
    L’annusatore e palpeggiatore di frutta e verdura è insopportabile e mi causa la mania di evitare di comprare frutta e verdura sfusa ai supermercati (anche io ho le mie debolezze confesso).
    Il fascino di leggere le etichette su di me gioca facile da sempre, peraltro questo causa espressione di biasimo in mio marito che frequenta i supermercati molto più di me e che può passare giorni interi al supermarket tra gli scaffali senza comprare quasi nulla (infatti cerco sempre di sgamarmela la spesa insieme a lui).
    Un’altra tipologia che io incontro sempre è il signore che mi chiede di aiutarlo a comprare questo o quest’altro per la moglie o secondo me quale marca è meglio.
    Quest’anno dopo Capodanno mi son imbattutta nella signora che mi chiedeva cos’era il panettone gastronomico, come si poteva farcire e come andava tagliato:tutto questo nella mia mezz’ora di pausa.
    A quel punto mi son chiesta se potevo sembrare un caso patologico io.

  8. Avatar gianna ha detto:

    Ah, non sapevo che i guanti si incalzassero. Quindi bisogna dirgli: forza,sbrigatevi a entrare, manca solo per voi, non mi fate perdere tempo!!! I guanti si CALZANO.

    1. Avatar mafi ha detto:

      anche i guanti nel loro piccolo s’incalzano.