Aiuto! Milano non mangia più sushi: manuale di sopravvivenza in 10 ristoranti

Diffusa come varicella nella scuola materna, la moda del sushi a Milano esplosa senza considerare le ragioni italiane che prevedono la cottura dei cibi, sembra perdere colpi. Nausea da alga kobe, o da All you can eat (ristoranti a prezzo fisso, il solo metro è la dismisura, l’unica categoria è l’enormità)? Chi può dirlo. Fatto sta che lì, nella città dove tutto è cominciato, la corsa inarrestabile dell’uramaki è improvvisamente rallentata. 

Volete la prova?

Gli stuoli di ristoratori cinesi che, abbandonata l’idea di indossare il kimono per rollare involtini, virano verso nuove tendenze.

Sarà la simpatia istintiva verso i beautiful loser ma per Dissapore proprio questo è il momento di premiare chi resiste. Chi si è guadagnato clienti fedeli e tiene alto il nome del sushi a Milano.

In Belen we trust! 

1. Iyo

via Piero Della Francesca, 74

Iyo

Un ristorante giappo-chic che offre sia i grandi classici, sushi e sashimi, sia piatti più occidentalizzati, come i California maki, la tartare di salmone o i carpacci. Grande cura dei dettagli che si esprime anche nella lista dei vini e nei dolci. Pluripremiato dalle guide, è l’unico ristorante etnico con tre mappamondi nella guida Ristoranti dell’Espresso.

Tel. 0245476898. Prezzi 45 euro.

2. Poporoya 

via Bartolomeo Eustachi, 17

Poporoya

Hirasawa Minoru – per tutti Shiro – è stato uno dei pionieri del sushi in Italia. Dal 1989 i clienti che si recano nel piccolo alimentari che gestisce possono gustare la sua cucina, fatta di ingredienti selezionati e lavorazioni tradizionali, con l’illusione di trovarsi in Giappone. Nella stessa strada si trova anche il ristorante Shiro che può contare sugli stessi prodotti, a prezzi un po’ superiori. Un avvertimento, non siate timorosi se vedete la fila per attendere un tavolo. 

Tel. 0229406797. Prezzi 20 euro.

3. Yoshi

via Giuseppe Parini, 7

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Arredamento zen che gioca sui toni del bianco per questo ristorante che può essere considerato IL giapponese, proprio come ce lo immaginiamo noi occidentali. Si va dall’iperclassicismo nipponico a proposte più sperimentali, come il collo di dentice e l’insalata di astice blu e scampi freschi. Molto amato dalla Milano chic.

Tel. 0236591742. Prezzi 55 euro.

4. Fukurou

Via Trivulzio 16

fukurou

Ristorante raccolto che propone cucina giapponese a prezzi accessibili. Si assaggiano tutti gli impeccabili fondamentali della cucina nipponica come i gyoza (i ravioli), sashimi e sushi e udon. La prenotazione è obbligatoria poiché il locale non è grandissimo e va molto di moda. Si può mangiare anche seduti al bancone.

Tel. 0240073383. Prezzi 35 euro.

5. Osaka

corso Garibaldi, 68

osaka, milano

Perfetto per chi vuole provare il sukiyaki – vi vedrete arrivare in tavola un bel pentolone con manzo, cavolo, spaghettini, cipolla e funghi – oppure l’altrettanto scenografica fonduta alla giapponese, la shabu shabu. Ma anche gli amanti del sushi e sahimi tradizionale trovano pesce per i loro denti.

Tel. 0229060678. Prezzi 45 euro.

6. Yuzu

 via Lazzaro Papi, 2

Yuzu, sushi

Abbiamo deciso di metterlo in classifica nonostante in passato non ne abbiamo parlato in toni composti. E l’abbiamo deciso perché a Yuzu si mangia bene. Un piccolo locale di circa 20 coperti dove provare la cucina giapponese in chiave moderna e precisa. Vi riproponiamo l’invito a provare il ceviche con gamberi e avocado.

Tel. 0493857987. Prezzi 35-40 euro.

7. Wicky’s

 via San Calocero, 3 

Wicky's Milano

Nome completo Wicky Wucuisine Seafood Restaurant. Parola d’ordine contaminazione. Il classico locale che non ti prende in giro, dove potrete capire il significato di quella parola che incute tanto timore. Il fusion, appunto. Un esempio? Il sushi alla milanese, con la base di riso allo zafferano.

Tel. 0297376505. Prezzi 65 euro.

8. J’s Hiro

via Carlo Vittadini, 7

yakisoba

La salda fama che si è conquistato questo ristorante trova giustificazione nel suo offrire una cucina orientale che ci possiamo azzardare a definire casalinga. Ramen, gyoza e maki ma anche piatti sostanziosi come lo yakimeshi e lo yakisoba.

Tel. 0258320038. Prezzi 25 euro.

9. Tomoyoshi

via Luigi Sacco, 4

Tomoyoshi, milano

Piatti speciali  e stagionali fuori menù che si sommano alle proposte più classiche per la filiale di via Sacco, che assieme a Endo e Porpora completa la triade Tomoyoshi.

Tel. 02466330. Prezzi 35 euro

10 Zero

corso Magenta, 87

Zero, Milano

Interpretazione ad alto livello di sushi e sahimi per questo ristorante luminoso ed elegante. Nel sushi bar distaccato si preparano i maki, mentre alla cucina è lasciata la preparazione di sashimi, tartare e piatti caldi. Se avrete l’accortezza di prenotare in uno dei 18 posti al bancone potrete seguire in diretta lo chef che si destreggia con i coltelli.

Tel. 0245474733. Prezzi 60 euro.

[Crediti: Immagini Flickr/giacecco, ci_pollagtrwndr87Grafica de VillagomezJavier Lastras]

Avatar Camilla Micheletti

11 Aprile 2014

commenti (30)

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  1. Avatar viola ha detto:

    vabbè dai…. non è che avete trovato nomi così originali! questi sono i must del giapo a milano ora

  2. Avatar ajk ha detto:

    meno male che il migliore non lo avete nominato. già si fa fatica a trovare posto 🙂

    1. Avatar Carlo ha detto:

      Higuma? (Anche se Higuma San è scomparso, ha lasciato un’ottima eredità…)
      Run?
      Endo (con i tavoli a terra, la Geisha che suona e il Sushi master che è solo tuo per una sera, e intorno le pareti in carta di riso…proibitovo!)

  3. Avatar sara ha detto:

    Ciao!
    Perchè non parlate di un ingrediente sempre presente nel sushi?
    Il glutammato monosodico

    1. Avatar Matty ha detto:

      Ti riferisci a quello presente in gran quantità anche, per esempio, nel Parmigiano Reggiano o nel pomodoro e che, secondo una leggenda metropolitana, sarebbe responsabile di chissà quali nefandezze?

      In realtà è presente nella salsa di soia, non nel sushi…

  4. Avatar Ambrogio ha detto:

    Sarei un poco più cauto ad affermare che i ristoranti giapponesi stanno perdendo colpi.
    Secondo me sono troppi, oltre 250 di cui più di 240 di cinesi camuffati.
    E coloro che stanno cambiando impostazione sono proprio i cinesi che lanciano locali a cucina cinese o ad una più ampia cucina orientale.
    250 locali vuole poi dire, per difetto, che 10.000 persone in Milano scelgono questa cucina ogni sera. Numeri troppo alti per parlare di moda.
    Senza contare poi le decine di migliaia di pezzi (avete letto bene) che sono quotidianamente venduti dai diversi supermercati milanesi.
    Ormai il sushi fa parte della cultura alimentare milanese; del resto la sua ascesa ha novellette influito anche sugli antipasti che sono offerti dai classici ristoranti di cucina italiana.
    Buffo poi che avete assegnato il primo posto ad un locale di cinesi che fa cucina giapponese.

  5. Avatar AlessandroM ha detto:

    andato da poporoya poco meno di un mese fa, soddisfatto come sempre. Il segreto è andare a mezzogiorno a pranzo e prima delle 19.30 per cena, che per me terrone è un po’ un sacrificio ma almeno si risparmia tempo. Poi il servizio è velocissimo.

  6. Avatar Beppe D. ha detto:

    Scusate, ma o mangiate una mezza porzione con un bicchiere d’acqua o non capisco.. A cena Osaka 45 euro? Ci sono stato, 120 a testa. Zero 60 euro? Anche lì, più verso il doppio. Idem J’s Hiro 25 (40/45 come minimo).. Forse andrebbe chiarito, altrimenti sembra che gli all you can eat siano differenti solo per le quantità. I prezzi nei locali citati sono ovviamente, e direi giustamente, molto più alti..

    1. Avatar susinadamaschina ha detto:

      Da Osaka puoi anche spendere solo 45 euro…certo, se prendi il sukiyaki (40 euro + 4 di coperto) devi bere a casa 🙂

    2. Avatar Antonio ha detto:

      Concordo, quelli sono i prezzi minimi forse per fare compagnia a chi ci mangia. Impossibile spendere meno di 60 euro per una cena degna di questo nome

  7. Avatar stuzzichino ha detto:

    non esiste solo la cucina cinese e giapponese, non ho ancora visto articoli sulla cucina indiana o peruviana ad es. che non sono per niente male

  8. Avatar Giacomo C. ha detto:

    A ‘sto ritmo, non oltre 50 anni di pesce. Addirittura scomparse o collassate il 25% delle specie, centinaia di milioni di tonnellate che hanno alimentato una speculazione spettacolare trasformando il mondo in un’immensa orgia di zombi da sushi… E lungo le coste atlantiche europee, il pescato disponibile è da 10 a 15 volte meno che un secolo fa, altro che quote europee, “se semo magnati tutto”. Chiusa la parentesi realista e razionalista, che sarà accusata di sterile ecologismo grillino, lo so già.
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/6108414.stm

    1. Avatar Marina ha detto:

      Un secolo fa sulle Terra c’erano 1,7 miliardi di abitanti. Oggi siamo oltre 7,2 miliardi. Hai voglia a dar la colpa al suschi.

  9. Avatar pietro ha detto:

    troppo cari, un bell’ agriturismo tipo Bonè: mangi tanto , bene e con una vista spettacolare 🙂

  10. Avatar Marcello ha detto:

    Ha ragione Sara, il sushi contiene glutammato monosodico, provate a leggere gli ingredienti di quello venduto al supermercato, perchè non dovrebbe contenerlo anche quello servito al ristorante giapponese??

    1. Avatar Matty ha detto:

      Ma il punto non è che lo contenga o no, ma: qual’è il problema?

      Premesso che è una molecola contenuta, naturalmente, in tanti altri alimenti, ma mi spiegate qual’è il problema?

      Non capisco questa diffidenza…fate tanto i cosmopoliti e poi vi arenate davanti ad un ingrediente solo perché non fa parte delle nostra tradizione culinaria.

    2. Avatar Marina ha detto:

      Ma come qual è il problema? Beata ignoranza! Forse non sai neanche che il pane comune contiene cloruro di sodio, stretto parente (lo dice il nome stesso – sic!) del cloruro di carbonile, anche noto come fosgene, che ha causato decine di migliaia di vittime nelle trincee della Prima Guerra Mondiale?

    3. Avatar alessandra ha detto:

      Forse non sai con chi stai parlando

    4. Avatar Marina ha detto:

      Infatti, Alessandra, non conosco Matty. Non so neppure – me tapina! – se sia un maschietto o una femminuccia. Appurato il mio non sapere nulla di Matty, mi spieghi cortesemente il significato del tuo post? Deve essere inteso come la versione social del “lei non sa chi sono io!” degli anni 60?Tu sei l’ufficio stampa di Matty? Trattasi di consiglio alla don Vito Corleone? Anche fosse un premio Nobel per la chimica, Matty avrebbe difficoltà a risentirsi di quanto da me scritto in appoggio ironico alla sua interrogazione circa i danni del glutammato.

    5. Avatar alessandra ha detto:

      Ahahah, era una piccola provocazione.Matty è un tecnologo alimentare.
      Ma saprà lui risponderti meglio.

    6. Avatar Marina ha detto:

      Alessadra, non mi dirai che hai preso sul serio il mio ragionamento alla membro di segugio sui cloruri, che ho scritto appunto per parafrasare tanti “orecchianti” catastrofisti che si ritengono depositari della verità ignota (o peggio scientemente tenuta nascosta) alle “masse” dopo aver letto due righe sul web?

    7. Avatar Phil ha detto:

      Fossi in matty non mi darei neanche tutta ‘sta gran pena a rispondere ai gastrogomblottisti!!1!uno!!, peraltro con gravi deficit di attenzione se continuano a ignorare che il glutammato non sta nel sushi ma nella salsa di soia.

    8. Avatar Matty ha detto:

      Caro Phil, a fronte di tanti aspetti negativi, una delle cose che mi piace della rete (social network, forum, blog, ecc…) è la possibilità di entrare in contatto con tante persone che la pensano diversamente da te.

      Davanti a questo scenario c’è chi sceglie di buttarla sulla rissa, chi di ignorare e chi, interlocutore permettendo, di creare un costruttivo dialogo; a me piace quest’ultima via, un po’perché amo mettere in discussione le mie idee, un po’perché mi piace l’idea che tutti condividano le proprie competenze mirando ad un arricchimento reciproco ed un po’perché, lo ammetto, odio le teorie complottiste.

      Se, alla fine, su cento persone sarò riuscito (non a far cambiare idea…non è questo lo scopo) ad instillare il dubbio almeno a una, ne sarà valsa la pena.

    9. Avatar Matty ha detto:

      Caspita è la prima volta che due donne che si accapigliano per me…un bel boost per il mio ego 🙂

      Ringrazio alessandra per l’accalorata difesa, sono arrossito e mi sono imbarazzato (in senso positivo) leggendo i tuoi commenti.

      Grazie anche a Marina per il sarcastico endorsement…a proposito del tuo intervento ti giro questo link:

      http://www.dhmo.org/facts.html

      spero ti strappi un sorriso!

    10. Avatar Marina ha detto:

      Link grandioso, Matty! Denchiù

    11. Avatar sgrofo ha detto:

      A dire il vero il glutammato monosodico è l’ingrediente principale del classico dado da brodo con cui siamo stati cresciuti da bambini. Inoltre col nome di Umami è stato aggiunto alle quattro classiche categorie del senso del gusto: acido, amaro, dolce e salato. Augh