L’idea di Taste of Milano è ottima: cucina alta a prezzi bassi. Infatti funziona e piace non solo a me. Sono andata giovedì 17 maggio, serata d’apertura. Piena di speranze mi sono buttata nel bel prato verde dell’ippodromo di San Siro a Milano all’ora del tramonto, inforcando occhiali da sole e voglia di mangiare bene. Ma Taste of Milano, già alla sua terza edizione, si sa col meteo non ha granché fortuna. Quest’anno con un colpo di coda anticipato da settembre a maggio, si è beccato un tempo mai visto così brutto. Freddo giovedì e pioggia quasi tutti gli altri giorni.

In verità, gli esperti dicono che non c’è niente di meglio che visitare il Taste of Milano sotto la pioggia. I coraggiosi armati di galosce, raccontano che si hanno espositori e chef tutti per sé, un po’ arrabbiati, di certo infreddoliti, ma meno indaffarati quindi disposti a scambiare chiacchiere e commenti con chiunque abbia avuto la temerarietà di passare di là.

Mi è piaciuto:
– l’elenco degli chef, che a vederli lì tutti insieme fa sempre un certo effetto, ma soprattutto crea imbarazzo rispetto a quello che si sceglie di mangiare. Alice Ristorante (Viviana Varese), Al Pont de Ferr (Matias Perdomo), Al V Piano (Matteo Torretta), Benares (Atul Kochhar), D’O (Davide Oldani), Finger’s Garden (Roberto Okabe eGustavo Young), il Liberty (Andrea Provenzani), Innocenti Evasioni (Tommaso Arrigoni), La Maniera di Carlo (LorenzoSanti), Ristorante Da Claudio (Filippo Gozzoli), Trattoria Del Nuovo Macello (Marco Tronconi e Giovanni Traversone), Vun (Andrea Aprea).

— i piatti intelligenti e buoni. Tra quelli che ho assaggiato l’AGNELLO DEI PIRENEI CON CAPONATA DI MELANZANE di Matias Perdomo, l’ALOO TIKKI, TORTINI DI PATATE VEGETARIANI, CON CHUTNEY SPEZIATA AL POMODORO di Atul Kochhar, il IL NIDO DI FUNGHI – SHIITAKE FRESCHI, ENOKI, CHIODINI E PLEUTORUS SALTATI ALLA SOYA, BURRO E SAKE di Roberto Okabe e Gustavo Young, la PANCIA DI MAIALINO CROCCANTE, PUREA DI MELE ALLO ZENZERO di Tommaso Errigoni ed Eros Picco e il RABARBARO, BISCOTTO ALL’OLIO D’OLIVA, CIOCCOLATO BIANCO E ARACHIDI di Andrea Aprea.

— una menzione speciale a OMAGGIO A SOFIA: PIZZA FRITTA CON POMODORINI CONFIT, LIMONE CANDITO, MOZZARELLA DI BUFALA E BAVARESE DI POMODORI di Viviana Varese. Di certo il piatto che riscuote maggior successo su di me e su molti a giudicare dalla lunga fila allo stand del Ristorante Alice.

— i produttori, le aziende, gli espositori. Basta aver voglia di fermarsi a chiacchierare e si scoprono persone e mondi nuovi. Conosco gli umbrissimi tartufari di Tartufi Jimmy, con i quali scambio volentieri due parole “in lingua”, il prosciutto cotto dell’azienda piemontese Lenti che per farti provare l’ebbrezza del taglio fresco ti mette in mano una grande affettatrice, il consorzio dei formaggi svizzeri e le degustazioni di Davide Oltolini che racconta come capire e degustare i formaggi.

— gli stoici gruppi musicali della sera che di fronte al gelo continuano il loro show.

— il programma degli eventi, quasi 200 tra showcooking, dibattiti, degustazioni, corsi di cucina.

Non mi è piaciuto:
— il clima autunnale e la sfortuna climatica che incombe sulla testa del Taste.

— ho sentito la mancanza di Andrea Berton, Claudio Sadler, Negrini e Pisani di Aimo e Nadia, Carlo Cracco, Daniel Canzian del Marchesino, Pietro Leeman, anche se alcuni sono apparsi sul palcoscenico del teatro degli chef o al Taste Hub.

— il costo del biglietto d’ingresso (dai 20 ai 75 euro), che forse mette ancora un freno al concetto di “prezzo accessibile a tutti”.

— la fila per ricaricare la scheda (quest’anno niente ducati di carta per fortuna), ma una tessera da ricaricare con lunga fila annessa.

— le micro porzioni. Ho speso 30 euro di ducati per magiare e bere. Sono tornata a casa con tanta fame.

— la mancanza di una segnaletica chiara. A parte gli altoparlanti a forma di roccia che parlano dal prato, non si capisce dove, come e quando.

Detto questo, sono felice che Milano sia una delle tappe del tour mondiale Taste Festivals perché si torna da questo genere di eventi con qualcosa in più: un sapore nuovo sotto il palato, l’assaggio di un piatto che non conoscevi, la curiosità di approfondire un ristorante scoperto al Taste.

[Crediti | Immagini: Cuocaeclettica/Mentelocale Milano]

commenti (24)

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  1. Innanzitutto grazie per l’invito, senza il quale francamente non avrei
    partecipato all’iniziativa.
    Ho provato :
    Innocenti Evasioni Carbonara Crock: interessante come una sfilita di uno stilista in cui presenta il nuovo completo per il manager costituito da bermuda senza cravatta e giacca a fiori ovvero una forchettata va bene ma finisce li.

    Poi Park Hyatt: Buono il cubo di guanciale anche se l’affumicatura era
    invadente. Il loro desssert al rabarbaro ottimo come sapore ma la
    composizione con quel jelly fucsia mi sembrava buttato li.

    E dulcis in fundo, dopo aver negli ultimi anni evitato Oldani per la sua sovra
    esposizione mediatica devo dire che (a differenza deglia altri ristoranti) ha servito l’unico piatto (riso pane pepe) in quantità non omeopatica e a
    temperatura corretta. (tutti gli altri erano su un tiepidino
    irritante).

    Comunque la miglior mezz’ora l’ho passata alla
    Birreria di San Biagio (che in realtà era un ripiego in quanto non
    avevo intenzione di pagare due euro per un bicchier da portarmi in
    giro) con appassionati che trattavano il sottoscritto “signor nessuno”
    con la stessa professionalità di quelli del settore. Cosa che invece
    tendeva ad essere imbarazzante presso i ristoranti in cui mancava si
    inginocchiassro all’apparire di volti a loro noti trascurando gli
    avventori paganti.

  2. Comunque se “L’idea di Taste of Milano è ottima: cucina alta a prezzi bassi” direi che l’esecuzione non raggiunge gli obiettivi.. Considerando ingresso, resti ducati, bicchieri da comprare e porzioni minuscole ci avviciniamo a prezzi analoghi a quelli di una cena al ristorante senza però il servizio e con pecche di esecuzione (temperature in primis).

  3. Avatar razmataz ha detto:

    considerato che su tre edizioni tre sono state sotto l’acqua non conviene prendere in considerazione un luogo chiuso ?

  4. Avatar Mauro ha detto:

    ma davvero c’è modo di guastare qualcosa di diverso da una fetta di salame o prosciutto ed un bicchiere di vino?

    Secondo voi è davvero valida l’accoppiata, servizio NULLO, ovvero mangiare in piedi e sotto la pioggia e cucina curata?

    secondo me meglio un piatto della tradizione in osteria, se avessi il tempo di andare a Milano, andrei piuttosto in un’osteria

  5. Per chi lo sà,mi spiegate la differenza tra identità golose e taste of milano? Perchè sicuramente vi sono cose simili.Le stesse facce.

  6. provato venerdì a pranzo (tempo bello) con l’ingresso omaggio di dissapore
    in sintesi:
    giudizio negativo:
    carbonara crock – innocenti evasioni
    gnocchi alla brace – pont de ferr
    nido di funghi – finger’s

    giudizio buono:
    riso, marsala, pane e pepe nero – d’o
    tortini di patate con chutney di pomodoro – benares

    giudizio molto positivo:
    hot dog di branzino – il liberty
    gambero, fave e pancetta – vun
    rabarbaro, ciccolato bianco, arachidi – vun

    spesa finale 40 euro, rapporto prezzo/soddisfazione: accettabile
    certo se uno deve pagare anche i 20 euro di ingresso, allora secondo me non vale più la pena

    PS – ma i lettori che avevano i biglietti omaggio per domenica sera (diluvio) ci sono andati comunque?

  7. Parto con “quello che non mi è piaciuto” per nulla:

    – Ingresso 20E (senza neanche la tessera inclusa nel biglietto, regalarla anche solo con 5E di credito avrebbe reso il tutto più accettabile!), entriamo e acquistiamo la tessera, la carichiamo direttamente con 60E perché sappiamo di voler assaggiare un po’ di tutto in due gg. Ultimo giorno: sulla tessera rimangono 3E, adocchiamo un piatto, l’ultimo che vorremmo assaggiare che costa 6E. Bene, mi dico, quest’anno non ci sono quegli odiosi ticket in carta, vado a caricare 3E. E invece no: si possono caricare minimo 10E. Geniale! Quindi ci si vuole fregare anche quest’anno! Carico i 10E, fortemente infastidita. Ho 13E sulla tessera…facciamo un po’ di conti e di incastri e il piatto lo assaggio, ne offriamo un altro e con il resto ci acquisto BOTTIGLIE D’ACQUA!

    Non ho lasciato neanche un euro in beneficenza e vi spiego perché: la beneficenza la faccio quando come e a chi voglio io (anche spesso e tanta), impormelo è meschino e scorretto. Far pagare l’acqua in un evento dove paghi praticamente tutto è ridicolo, ma non avevamo alternative di investimento. Ho condiviso il mio pensiero con altri e hanno vissuto tutti la stessa esperienza. Sono scesi a compressi solo chef e ristoratori, hanno chiuso un occhio sull’euro che mancava e via. L’organizzazione invece no, ha introdotto tessere ricaricabili, bene…suppongo solo per risparmiar carta!? Non vedo differenze rispetto agli inconvenienti sul pagamento che si sono verificati lo scorso anno, pessimo.

    Detto ciò, la logica che sta alla base del Taste ci piace, tanto. Poter chiacchierare con chef e produttori, assaggiando i piatti celebri e non dei ristoranti milanesi, rende questo evento davvero unico.

    Nel cuore custodisco lo Spaghettone nero di Lorenzo Santi de La Maniera di Carlo & Gli Gnocchi di Pomodoro di Marco Tronconi e Giovanni Traversone della Trattoria del Nuovo Macello.

    In ogni caso, un bel week end trascorso al Taste, dolce amaro, direi.

    1. Ho capito!!!
      Se hai il braccialetto verde hai un’esperienza diversa.
      Allora suggerisco agli organizzatori di farsi una bella fiera per soli operatori del settore, ve la suonate e ve la cantate e tutti felici come prima.

      PS Scusate lo sfogo ma mi sembra così evidente la differenza tra chi ci va da “press” e chi ci va con i propri ducati….

    2. Avatar triti ha detto:

      Sembra chiaro che il prezzo di che paga l’entrata ed il cibo, che, da quello che ho letto, mi sempra tutt’altro che equo, permetta l’ingresso e la degustazione a fortunati con braccialetto verde …

    3. Avatar Luca Amodeo ha detto:

      Quel che davvero importa – sempre e comunque – è che poi nel pezzullo sia inserito il maggior numero possibile di sponsor, debitamente linkati…

    4. Della tua simpatica recensione mi è rimasto impresso, ” Lo chef arrapante ci offre gnocchi di patate alla brace ” .:))

    1. Tu hai capito se quelli con il braccialetto verde mangiano aggratis ,perchè dalla recensione di C.Scateni non sembra.

    2. Avatar jade ha detto:

      Isabel dice che il braccialetto verde è un pass stampa, dubito che la stampa pagasse.

    3. jade,grazie.A parte il primo approccio,ho letto sempre con simpatia i tuoi commenti. :))

    4. Avatar jade ha detto:

      però lo ha spiegato bene Cristina, in realtà pare che la stampa avesse solo ingresso gratuito e dovesse invece pagare tutto il resto